Maroni: subito i tavoli del Dpef

21/07/2003


sabato 19 Luglio 2003

ANGELETTI CRITICO, PEZZOTTA VUOL VEDERE GLI ALTRI SEGRETARI. CONFINDUSTRIA: A FINE ANNO CRESCITA ALLO 0,7%

Maroni: subito i tavoli del Dpef. Cgil frena sugli scioperi

Maggio nero per l’industria, in forte calo anche fatturato e ordinativi

ROMA
Il Dpef è stato archiviato, ma per il governo la situazione resta molto difficile. Mentre i sindacati sembrano tutt’altro che interessati al «dialogo» sugli undici tavoli proposti dall’Esecutivo per giungere a un nuovo patto sociale, nella maggioranza e tra i ministri la tensione resta alta. E intanto, giungono nuove preoccupanti notizie sullo stato di salute dell’economia, e dell’industria in particolare. A una settimana di distanza dalla diffusione del dato sul crollo della produzione (-7%) in maggio, la pesantezza della congiuntura industriale viene confermata dall’Istat. Sempre in maggio, il fatturato e gli ordinativi dell’industria sono diminuiti rispettivamente del 9 e del 5,4%.
Per il fatturato, -5,4% su base annua è la flessione peggiore dal giugno del 2002, mentre per gli ordini il calo è stato ininterrotto dall’inizio del 2003, con una secca flessione a maggio del 9% già segnata solo due mesi prima. A perdere colpi sono i comparti più «forti» tradizionalmente: tessile (-11,4% il fatturato, -14,1% gli ordinativi), pelli e calzature (-12,8% e -16%, e frena anche l’auto (-6,1% e -3,9%). Una caduta che per i sindacati è preoccupante, tanto da far pensare che si è «vicini al punto di non ritorno». Tra i commenti, quello del numero due Cisl Raffaele Bonanni, secondo cui a questo punto il dialogo sociale proposto dal governo servirebbe a poco: «Occorre la concertazione, qui continuano a buttarla in politica, ma adesso c’è da salvare il Paese». Per Marigia Maulucci, della Cgil, «a questo punto i dati del Dpef sono già irrealistici». Confindustria si dice non particolarmente preoccupata, si trattava di dati attesi, ma secondo gli industriali bene che vada il Pil 2003 si fermerà a un +0,7%. Il viceministro Adolfo Urso confida in un miglioramento della tendenza, e in una Finanziaria «con una forte politica per lo sviluppo per le imprese e per le famiglie».
Intanto, come detto appare molto fredda la reazione dei sindacati alla proposta del governo di un nuovo patto sociale. La Cgil conferma una bocciatura senza appello del Dpef (anche se «parlare di sciopero è prematuro», ha specificato Guglielmo Epifani), mentre il leader della Cisl Savino Pezzotta chiede un incontro urgente tra Cgil-Cisl-Uil e il premier Berlusconi per un chiarimento. La Uil di Luigi Angeletti, intanto, definisce il Dpef «un guscio vuoto» inadeguato per affrontare l’attuale crisi economica. La richiesta, ancora non formalizzata, è quella di far convergere gli undici tavoli di confronto in una sola sede di discussione. Una proposta però bocciata senza mezzi termini dal ministro del Welfare Roberto Maroni: «Non credo che un tavolo così possa essere utile, sarebbe necessariamente generico. Un tavolo unico – ha aggiunto – ci sarà solo alla fine, sulla base del risultato del lavoro dei tavoli tecnici, risultato su cui ci si confronterà in un tavolo congiunto per arrivare a una sintesi politica». Sempre il ministro del Welfare annuncia che convocherà a luglio una riunione del tavolo sull’assistenza, probabilmente già la prossima settimana; sulle pensioni, invece, è quasi certo che se la convocazione per discutere della delega previdenziale ferma al Senato arriverà dopo la pausa di agosto. A dire di Maroni, comunque, ogni ipotesi di intervento sulle pensioni di anzianità sarebbe ormai abbandonata. Anche se, come noto, proprio ieri su questo in Consiglio dei ministri si è consumato lo scontro tra Giulio Tremonti e il viceministro Tremaglia. Infine, Confindustria: il direttore generale Stefano Parisi afferma che l’aumento del 2% del Pil previsto dal Dpef nel 2004 «lascia perplessi: può essere centrato solo con misure adeguate a sostegno dello sviluppo. O si fa una Finanziaria di sviluppo o si fa una Finanziaria che porta alla recessione». Dubbi anche dagli analisti di Standard e Poor’s, specie sulle «una tantum».
E mentre Livia Turco, dei Ds, afferma che il bonus di 800 euro per i figli sarà un «dolce pensiero» rimangiato con gli interessi dai tagli che colpiranno «gli enti locali, e dunque i servizi sociali, la sanità, la scuola», il viceministro dell’Economia Mario Baldassarri nega (almeno per ora) l’inevitabilità di un condono edilizio in Finanziaria: «Non c’è nessuna conferma – dice – e non c’è scritto da nessuna parte». Per il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, «è ovvio che il ministro del Tesoro sta facendo buon viso a cattiva sorte, perché i soldi non sono molti, ma dal Dpef il nostro ministero è uscito meglio di altri». Per le grandi opere, nel prossimo quadriennio, servono 31 miliardi di euro, 7,5 nel primo anno, e «io – spiega Lunardi – sarei contento di essere al centro di una forchetta tra i 4,5 e i 7,5 miliardi». Il resto potrebbe arrivare dalle banche. Infine, il sempre ottimista ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano spera che il nuovo patto sociale si faccia: «Naturalmente ci saranno vari punti di vista: però abbiamo dei precedenti che lasciano ben sperare».
r.gi