Maroni: Solbes non si occupi di politiche sociali

06/03/2003




Giovedí 06 Marzo 2003
PENSIONI




Maroni: Solbes non si occupi di politiche sociali

Pensioni – La replica Ue: non c’è Welfare se i conti pubblici sono in disordine – Emendamenti per togliere gli incentivi


ROMA – Sulle pensioni Maroni apre la polemica con Bruxelles che fornisce immediatamente la controreplica, spalleggiata anche dal Center of strategic and international studies (Csis) che sottolinea come Italia, Francia e Spagna siano Paesi «ad alta vulnerabilità» a causa dell’invecchiamento della popolazione. Il tutto mentre Cgil, Cisl e Uil si danno appuntamento per decidere le azioni unitarie contro il disegno di legge delega approvato dalla Camera e ora all’esame del Senato. Il giorno dopo l’allarme lanciato dal commissario europeo Pedro Solbes, che martedì aveva sollecitato interventi di riforma sulla previdenza in metà degli Stati Ue (tra cui l’Italia), il ministro del Lavoro Roberto Maroni è passato al contrattacco: «Solbes si occupi di politica finanziaria, non di pensioni che non rientrano nelle sue competenze», ha detto. «Io – ha spiegato il ministro interpellato alla Camera – ho sempre sostenuto che l’aspetto finanziario dei sistemi previdenziali sia importante, ma viene dopo l’aspetto sociale che non è, mi pare, di competenza di Solbes. Tutto ciò che il commissario dice è sicuramente importante, ma non ha nulla a che vedere con ciò che stiamo facendo noi». Immediata la controreplica della Commissione europea. A parlare, per primo, è stato il capo del servizio del portavoce della Commissione europea, Jonathan Faull, secondo il quale Solbes «ha fatto bene a prendere in considerazione gli aspetti sociali delle finanze pubbliche». Inoltre – ha aggiunto il portavoce del commissario Frits Bolkestein, Jonathan Todd (in sostituzione del portavoce di Solbes) – «il commissario non ha fatto altro che confermare quanto già stabilito dal Consiglio europeo (composto dai capi di Stato e di Governo) e cioè che gli Stati membri devono tenere in conto l’invecchiamento della popolazione nelle valutazioni relative alle finanze pubbliche». E ancora: «Anche se è vero che la commissaria Diamantopoulu ha sempre sostenuto che le pensioni sono un problema sociale con un aspetto finanziario e non il contrario – ha proseguito il portavoce – è pur vero che non c’è nessun welfare se le finanze pubbliche sono in disordine». Maroni avrà occasione di chiarire la sua posizione a livello comunitario nel corso del Consiglio occupazione che si svolgerà oggi a Bruxelles e al quale è annunciata la sua partecipazione. Resta il fatto che Italia, Francia e Spagna sono Paesi «ad alta vulnerabilità» in conseguenza dell’invecchiamento della popolazione. Lo sostiene – dopo Solbes – anche il Center of strategic and international studies che ieri ha presentato l’indice globale di vulnerabilità. I tre Paesi «devono far fronte a un futuro economico e fiscale scoraggiante». L’Italia si trova in undicesima posizione su 12 Paesi presi in considerazione. Australia, Gran Bretagna e Stati Uniti sono considerati a bassa vulnerabilità, mentre Canada, Svezia, Giappone, Germania, Olanda e Belgio sono stati collocati nella lista dei Paesi a vulnerabilità media. Entro il 2040, scrivono gli economisti del Csis, in Italia ci sarà un anziano per ogni adulto in età lavorativa, mentre la spesa per pensioni in rapporto al Pil «è già al livello più elevato dei Paesi presi in considerazione e gli anziani sono tra coloro che probabilmente avranno le minori occasioni di essere occupati o di ricevere una pensione privata». Intanto i sindacati si preparano ad azioni unitarie contro la delega Maroni, che al Senato – a detta del ministro – subirà modifiche per la presentazione di uno o più emendamenti diretti a eliminare gli attuali, residui incentivi all’anticipo del pensionamento. Cgil, Cisl e Uil discuteranno del provvedimento nel corso della riunione del sindacato europeo che si svolgerà ad Atene. Lo ha fatto capire il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ieri a Crotone. Sotto accusa, in particolare, la decontribuzione e la destinazione forzosa del Tfr alla previdenza complementare. Lo ha ribadito il leader della Uil, Luigi Angeletti, nel suo intervento all’assemblea nazionale per celebrare il 53esimo anniversario della Confederazione.
M.PE.