Maroni: “Sì al dialogo sulle riforme però basta consociativismo”

11/09/2001



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11 Settembre 2001Oggi in edicola Pagina 29
"Sì al dialogo sulle riforme
però basta consociativismo"

Il ministro del Welfare Maroni: a fine mese le verifiche, poi decideremo noi
l’intervista

GUIDO PASSALACQUA


MILANO- «Trasformare gli enti previdenziali in fondazioni? Mi sembra un nonsenso. Non mi risulta che Tremonti lo pensi. È vero che il Governo pensa di trasformare gli enti previdenziali, nel senso che vogliamo abolire i controlli plurimi e inutili, ma non certo in questo senso». Roberto Maroni ministro del leghista del Welfare, reduce da Cernobbio ha altro per la testa e lo spiega a Repubblica. «È finita l’era della concertazione, quando per tenere buoni tutti non si decideva nulla e nulla si faceva. Dalla fine di settembre con le parti sociali tratteremo con la formula del dialogo sociale».
Cosa vuole dire?
«In estrema sintesi vorrà dire tempi certi nelle decisioni, massimo coinvolgimento delle parti sociali, minimo livello di consociativismo. cambieremo metodo. La concertazione tradizionale è un rito, uno strumento inutile. Basta col Governo che fa le proposte, le sottopone alle parti sociali e queste esprimono il loro gradimento, minimo o massimo e il Governo deve modificare le sue decisioni secondo i loro desideri. Ripeto è un metodo che porta pochi risultati ed è inutile».
E allora che propone? Deciderà tutto il Governo?
«Noi, proponiamo il dialogo sociale».
Sembra una questione meramente nominalistica…
«Non è vero. Intanto è il metodo che usa l’Unione europea nei confronti degli Stati membri e poi chiameremo le parti sociali e discutere una serie di temi sui quali noi forniremo dati e strumenti, le parti avranno un termine per dare una risposta o per trovare autonomamente un accordo tra di loro, sottolineo autonomamente, dopo di che il Governo deciderà, nel rispetto della autonomia delle parti, ma anche della sua autonomia decisionale. È il metodo che abbiamo seguito per la direttiva sui contratti a termine. Abbiamo dato tempo alle parti per trovare un accordo, alcune lo hanno trovato, altre no, il Governo ha poi deciso».
Sarà contenta la Cgil che ha fieramente contrastato questo metodo.
«Dovrebbero essere contenti. Se loro partono dal presupposto, sbagliato, che il Governo è portavoce della Confindustria, questo metodo potrebbe servire per fare valere meglio le loro ragioni. Stiano sicuri che se Cofferati farà proposte utili, senza veti e pregiudiziali, il Governo ne terrà conto».
Sicuro?
«Noi non abbiamo cambiali da pagare nei confronti di nessuno, né con la Confindustria né con altre associazioni».
Quando intende fare esordire il dialogo sociale?
«A fine settembre sulla verifica delle pensioni e sul libro bianco sul mercato del lavoro. Forniremo analisi, valutazioni e una agenda, per esempio sulla flessibilità, sul collocamento eccetera, poi le parti sociali daranno rapidamente le loro soluzioni».
Tempi?
«Direi un paio di settimane, poi il Governo prenderà le sue decisioni. Non necessariamente faremo una proposta di mediazione, qualcuno sarà più contento, qualcun altro meno. Ma se le parti sociali si metteranno autonomamente d’accordo il Governo recepirà le loro decisioni: in ogni caso c’è il rifiuto di cercare il consenso a tutti i costi, noi prenderemo delle decisioni».
E sull’articolo 18?
« Continuare a parlare dell’articolo 18 consente a Cofferati e a parte della sinistra di sostenere che il Governo vuole lo scontro sociale. Non bisogna enfatizzare: l’autunno sarà caldo ma solo dal punto di vista meteorologico».
Da Cernobbio esce una Lega attenta al sociale.
«Noi siamo attenti ai conti dello Stato ma anche ai conti di 21 milioni di famiglie. Da Cernobbio viene la dimostrazione che il Governo è compatto sui temi economici, e il discorso di Berlusconi a Bari è stato chiarissimo».