Maroni: “Senza lavoro 250 mila immigrati”

30/10/2001



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Maroni: "Senza lavoro
250 mila immigrati"

Il ministro ai sindacati: superiamo le rigidità dell’articolo 18
IL CASO


MILANO – In Italia ci sono 250 mila extracomunitari disoccupati scritti alle liste di collocamento. E prima di concedere nuovi permessi il ministro del welfare Roberto Maroni vuole vederci chiaro e verificare le cifre. Perché se quel numero verrà accertato «sarà necessario prima di tutto individuare il modo migliore per trovare lavoro a chi è già un Italia». Un eufemismo per prefigurare una eventuale riduzione dei 50 mila permessi annui accordati. Quanto alla riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, sui licenziamenti si può benissimo fare a meno di Cgil, Cisl e Uil. Lui, Maroni ha fatto capire chiaramente di non accettare veti sindacali su questa materia.
«Cgil, Cisl e Uil non sono tutto il sindacato», ha affermato il ministro ieri a Milano, in occasione dell’inaugurazione della sede nazionale di Obiettivo Lavoro «ma solo alcuni dei soggetti che partecipano al tavolo di confronto. Non chiederò a tutti di sottoscrivere tutto, perché questo è impossibile. Ma chiederò che si arrivi a una decisione. Altrimenti deciderà il governo». Poi ha concluso asciutto: «Perché se il risultato fosse quello che non si decide allora questa non è più concertazione ma la sua degenerazione».
Dura la replica del sindacato. «Maroni faccia il suo mestiere e formuli delle proposte serie e concrete», dice il segretario confederale della Cgil, Giuseppe Casadio, «ma la finisca di dire cose allusive. Le nostre posizioni in merito sull’articolo 18 sono chiare. Il ministro renda chiare le sue». Incalza Adriano Musi, segretario Uil: «Maroni faccia l’accordo con chi vuole, anche senza Cgil Cisl e Uil. Se pensa così di avere il consenso sociale..». Mentre per Pierpaolo Baretta, segretario Cisl, quella dell’articolo 18 «è una riforma sbagliata».
Quanto a Maroni va dritto per la sua strada. E raccoglie consensi inattesi alla tesi espresse nel suo libro bianco sul lavoro. A cominciare dalla Lega delle Cooperative. Ivano Barberini, presidente della LegaCoop stessa, durante la presentazione della sede di Obiettivo Lavoro (una cooperativa che fra i suoi soci ha sia la Lega che le coop bianche e la Compagnia delle Opere) e dunque alla presenza di Maroni ha sottolineato di «essere favorevole sia al lavoro interinale sia alla possibilità che le società del lavoro interinale entrino nel settore del collocamento privato». Poi ha aggiunto: «Su questi argomenti abbiamo da tempo una linea diversa a quella della Cgil».
(g.lon.)