Maroni: «Senza decontribuzione nessuna riforma»

10/03/2003




Sabato 08 Marzo 2003
Maroni: «Senza decontribuzione nessuna riforma»


ROMA – «Senza la decontribuzione la riforma delle pensioni non serve a nulla». Il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, si dichiara disponibile a un confronto con i sindacati sulla delega pensioni ma ribadisce che l’impianto del provvedimento deve restare invariato. «Io – afferma il ministro – non ho intenzione di fare una riforma che non cambia nulla. Se si dice no alla decontribuzione e al conferimento del Tfr che riforma è?», si domanda. Maroni, dunque, non sembra disposto a fare "concessioni" ai sindacati. Che si preparano a combattere unitariamente la battaglia sulle pensioni, come ha lasciato intendere anche ieri il leader della Cisl, Savino Pezzotta. Cgil, Cisl e Uil dicono «no» anche all’inserimento nel prossimo Dpef di nuove misure strutturali sulle pensioni (incentivi e disincentivi e accelerazione della riforma Dini) prospettato in da Gianfranco Polillo, capo del dipartimento economico di Palazzo Chigi. Intanto il vicepresidente di Confindustria, Guidalberto Guidi, si attende che gli aspetti della delega approvata dalla Camera relativi alla soglia minima del 3% per la decontribuzione e alla "novazione" vengano chiariti e risolti. «Sulla delega – ha detto Guidi a margine di un convegno organizzato dalla Uilm del Veneto – abbiamo già rimarcato che ci preoccupava il fatto che fosse stata tolta la soglia minima del 3 per cento. Da parte del ministro Maroni è stato riconfermato l’intendimento di riportarla tra il 3 e il 5 per cento. Poi c’è il discorso della "novazione" che potrebbe costituire qualche problema, ma noi ci aspettiamo che questi aspetti vengano chiariti e risolti». Sul ripristino della soglia minima del 3% per la decontribuzione sui neo-assunti sono arrivate nuove assicurazioni da Maroni: se la decontribuzione «deve essere un incentivo, allora deve essere previsto almeno un 3%, altrimenti meglio non metterla». Ma Tiziano Treu (Margherita) boccia questo intervento: «Una decontribuzione fatta in questo modo renderà nel prossimo futuro assolutamente insufficiente la copertura del sistema pensionistico pubblico». Il sottosegretario Maurizio Sacconi però ripete che la riforma e la decontribuzione sono un «non problema». Per il presidente dell’Inpdap, Rocco Familiari, la decontribuzione può anche essere una sfida con effetti positivi, ma preoccupa la necessità di far fronte alle spese previdenziali in vista della diminuzione delle entrate. Contrari a questo intervento restano i sindacati. Pezzotta afferma di essere ottimista sulla possibilità di raggiungere con Cgil e Uil una posizione comune sulle pensioni, a cominciare proprio dal no alla decontribuzione. E aggiunge che, se nei prossimi giorni sarà individuata una piattaforma tecnica comune, «poi chiederemo al Governo e ai gruppi parlamentari un incontro per dire come, secondo noi, la delega va modificata». Maroni, da parte sua, replica ribadendo quanto già detto nei giorni scorsi: «Con i sindacati ci confronteremo nelle prossime settimane, poi vedremo cosa succederà». E ripete che l’obiettivo del Governo è «vedere approvata la riforma dal Parlamento entro giugno» senza grandi stravolgimenti.
M.ROG.