Maroni: «Riforme, ma con il dialogo»

16/06/2001

Il Sole 24 ORE.com



«Niente tagli alle pensioni nel Dpef, prima di intervenire sentiremo le parti sociali» –
Flessibilità del lavoro per una libertà di assumere
Maroni: «Riforme, ma con il dialogo»
«Sui contratti a termine ascolteremo tutti, ma entro il 10 luglio decideremo senza veti» Massimo Mascini
ROMA - Non ha detto che la concertazione sarà la stella polare del Governo, perché sarebbe stato di cattivo gusto ripetere la promessa che fece sette anni fa il ministro del Lavoro del primo Governo di Silvio Berlusconi, Clemente Mastella. Ma Roberto Maroni, ministro del Welfare, intervendo come suo primo atto al congresso della Cisl, ha assunto un «impegno a un dialogo sociale a 360 gradi», un’assicurazione che è riuscita gradita alle orecchie del popolo della Cisl e ha sbarazzato il timore di doversi scontrare subito con il nuovo Governo. Invece, dal ministro in visita è arrivato il pieno consenso per un dialogo sociale che punti a un nuovo grande accordo che innovi l’impianto contrattuale e realizzi una serie importante di riforme. Savino Pezzotta nella sua relazione al congresso aveva espresso il timore che nel Governo emergessero «tentazioni liberiste e antisindacali», Maroni le ha smentite nella maniera più netta, assicurando al contrario fedeltà al sistema della concertazione. Certo, a modo suo, affermando da un lato che il Governo non avrà alcuna subalternità nei confronti dei poteri forti, per esempio verso la Confindustria, ma non rincorrerà nemmeno l’utopia di unanimismi «impervi e sterili, figli della paura di prendere decisioni». Come testimonianza della non subalternità verso poteri forti ha citato il caso della previdenza. Se la Confindustria aveva chiesto che si fissasse già con il Dpef l’entità dei tagli alla previdenza che la legge finanziaria avrebbe poi dovuto realizzare, il ministro del Welfare ha assicurato che prima di quantificare il risultato finanziario della riforma il Governo provvederà a definire con le parti sociali «se e quale» riforma delle pensioni debba farsi, in che previsioni temporali porla e a quali interventi subordinarla. Un’indicazione importante che è stata accolta con molta attenzione da Pezzotta e da tutto il congresso. Per non restare nel vago delle promesse Maroni è entrato nel merito di tre importanti problemi. Il primo è quello del rapporto tra Nord e Sud del Paese, a proposito del quale il ministro ha assicurato che nei primi cento giorni l’Esecutivo provvederà ad assumere già i primi provvedimenti, naturalmente abbandonando logiche assistenziali. Poi la flessibilità, ed ha assicurato che il Governo vuole «non libertà di licenziare, ma libertà di assumere senza quei vincoli che rendono temerario l’offrire lavoro». Infine, i contratti a termine, problema spinoso attorno al quale sono corsi nei mesi passati bagliori di guerra tra le parti sociali. Maroni non ha chiuso la porta in faccia a nessuno, ma ha rilevato come su questo argomento si sia svolto per quasi un anno un «difficile e serrato negoziato». La direttiva, ha ricordato, va attuata entro il 10 luglio: potremmo anche rinviare il termine di un anno, ma, ha aggiunto, «è mia opinione che le reciproche posizioni delle parti sociali coinvolte siano ormai sufficientemente definite». Per questo nei prossimi giorni il Governo provvederà a sentire tutte le parti ancora una volta sull’avviso comune per verificare se sia possibile «superare i contrasti residuali», ma per dare poi subito una risposta all’Europa. È evidente che il suo tentativo sarà diretto a recuperare il consenso della Cgil, magari con qualche modifica non di rilievo sul documento già messo a punto, ma senza andare al di là di un semplice tentativo. Appunto per non cadere nella a suo modo di vedere sterile ricerca dell’unanimismo. A Sergio Cofferati Maroni ha chiesto di abbandonare «posizioni pregiudiziali». Con tutta probabilità, dunque, quello per i contratti a termine non sarà comunque ancora il momento della verità. Questo verrà sul patto sociale, sulla previdenza, sul Dpef, quando il Governo dovrà dimostrare nei fatti e non più solo nelle parole di essere pronto a confrontarsi con le parti sociali per costruire assieme le riforme necessarie. Le assicurazioni di Maroni hanno avuto presa nella platea del congresso della Cisl, ma servirà il consenso di tutto il mondo del lavoro e della produzione per non cadere nello scontro sociale. Non è stato indifferente ieri il fatto che il ministro, oltre ad assicurare attenzione, ha detto a chiare lettere che il Governo non ha alcuna intenzione di limitare il Welfare, lo stato sociale, ma al contrario rafforzarlo ed estenderlo alle categorie che ne hanno al momento più bisogno.

Sabato 16 Giugno 2001

 
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