Maroni riapre sulle pensioni

12/03/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
060, pag. 5 del 12/3/2003
di Teresa Pittelli


Per il ministro del welfare c’è tempo per migliorare la delega sulla previdenza.

Maroni riapre sulle pensioni

Cgil, Cisl e Uil preparano la piattaforma unitaria

Maroni riapre il dialogo sulle pensioni. ´La delega sulla previdenza comincia il suo iter al senato la prossima settimana’, ha detto ieri il ministro, ´c’è tutto il tempo per presentare proposte migliorative e correttivi, che il governo valuterà attentamente’. È il momento di Cgil, Cisl e Uil, dunque, che stanno preparando una piattaforma unitaria sulla previdenza, che ha i suoi punti forti nell’eliminazione della decontribuzione sui neoassunti fino a 5 punti, prevista dalla delega, e nella ridefinizione dei meccanismi di conferimento del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione. Il ddl di riforma delle pensioni prevede infatti, sul punto, la devoluzione automatica del tfr. Una norma bocciata dalle confederazioni, bollata da Beniamino Lapadula, responsabile della previdenza della Cgil, come ´un esproprio’ delle liquidazioni dei lavoratori. Autorevoli istituzioni del settore, del resto, dal Cnel alla Covip (la commissione di vigilanza sui fondi pensione), hanno fatto notare che sarebbe una norma illegittima, perché scavalca la contrattazione collettiva, nonché iniqua, perché elimina un rendimento certo per il lavoratore, e lo sostituisce con uno incerto, perché affidato alla volatilità dei mercati.

Sempre sul fronte del welfare, intanto, continua lo scontro tra le parti sociali sul referendum per l’estensione dell’articolo 18 alle aziende con meno di quindici dipendenti, promosso da Rifondazione comunista e dalla Fiom. Oggi la commissione lavoro del senato inizia l’esame del disegno di legge 848 bis, che contiene le modifiche all’articolo 18 concordate nel Patto per l’Italia, e che prevede la sospensione del reintegro obbligatorio in caso di licenziamento ingiustificato, per quelle aziende che, tramite nuove assunzioni, superano la soglia dei quindici addetti. Scade stamattina, infatti, il termine per presentare gli emendamenti al testo. Ma mentre prosegue l’iter parlamentare di questa proposta, si avvicina la data in cui gli italiani saranno chiamati a decidere sulla proposta del referendum, che va nell’opposta direzione di allargare la tutela reale del posto di lavoro anche alle micro-aziende. Secondo il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, ´se vincesse il sì, 170 mila posti di lavoro andrebbero in fumo entro il 2004′. ´A bocce ferme, se cioè venisse rispettata la previsione di una crescita del prodotto interno lordo dell’1,2% nel 2003 e del 2,2% nel 2004′, ha spiegato il leader dei commercianti durante la manifestazione conclusiva del NoDay che si è svolta ieri a Milano, ´verrebbero perse dalle piccole imprese più di 170 mila unità di lavoro permanente, 60-70 mila solo quest’anno’. D’accordo Roberto Formigoni, presidente della regione Lombardia, secondo il quale la vittoria del sì ´rappresenterebbe un passo indietro dell’Italia verso il baratro’. Gianpaolo Patta, però, a capo della corrente della Cgil che appoggia il sì, replica che ´è colpa della politica di Confcommercio, a sostegno della proliferazione indiscriminata della grande distribuzione e dell’uso dei lavoratori che vi lavorano, se i piccoli esercizi perdono e perderanno posti’.