Maroni riapre i giochi sull’articolo 18

18/01/2002

Il Sole 24 ORE.com





    Dal Governo «aperture» per rilanciare il dialogo – Il ministro del Welfare: «Se la nostra proposta è inefficace prepariamone un’altra»

    Maroni riapre i giochi sull’articolo 18
    Frattini media sui «pubblici» – Allo studio una decontribuzione all’1%, ma per tutti
    ROMA - Il Governo riapre i giochi sull’articolo 18. Ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni, con una decisa sterzata, ha rimesso sul tavolo le modifiche sui licenziamenti uscendo dal muro contro muro di questi giorni con il sindacato. «Io rispondo a obiezioni reali: se si dice – ha dichiarato Maroni alla Camera – che la nostra proposta sull’articolo 18 non è efficace a far emergere il lavoro nero e far crescere le aziende sono disposto a cambiare opinione e a modificare la nostra proposta». Non sono, quindi, caduti nel vuoto gli appelli del capo dello Stato che nei giorni scorsi aveva incontrato sia esponenti del Governo che delle forze sociali. L’invito al dialogo del Quirinale è stato, infatti, subito raccolto da tutto il Governo che ha mostrato più di un’apertura sui vari fronti che aveva aperto con il sindacato. Sull’articolo 18 ma anche sulla decontribuzione, sui contratti del pubblico impiego e sul Sud sono arrivati chiari segnali di disgelo dall’Esecutivo. Innanzitutto dal ministro del Welfare, che ieri si è detto pronto ad affrontare nel merito il tema licenziamenti «senza pregiudiziali politiche e falsità». È contro la Cgil di Sergio Cofferati che Maroni punta l’indice: «Hanno detto che con le nuove proposte c’è la libertà di licenziare. È falso – ha detto – e a questo punto se il Governo fa retromarcia accetta l’accusa. Se si scende dalle barricate, non abbiamo difficoltà a intervenire nel merito. Se si dice che la proposta sull’articolo 18 non è efficace sul piano dell’occupazione perché ci sono altre misure più efficaci sono disposto a discutere e ad effettuare modifiche». Maroni non mette già sul piatto lo stralcio delle nuove norme sull’articolo 18, come hanno chiesto Cgil, Cisl e Uil, ma riesce a rimandare la palla al sindacato con un’offerta di trattativa a tutto campo. Una trattativa che il Governo è disposto ad aprire anche sulla decontribuzione per i neo-assunti inserita nella delega sulle pensioni. Allo studio c’è un’ipotesi di mediazione per ridurre all’1% i contributi ma per tutti i lavoratori. (vedi anche articolo a pag. 2). Insomma, è stata una sterzata decisa quella di ieri del Governo, che prima di salire al Colle aveva escluso qualsiasi riapertura del negoziato sulle deleghe. «I provvedimenti sono in Parlamento – aveva detto Maroni chiudendo la porta al dialogo – ora il luogo di discussione è quello». Invece, i toni sono cambiati: «Siamo consapevoli della forza della maggioranza – ha spiegato il ministro – ma non vogliamo usarla per chiudere il dialogo, anzi, vogliamo tenerlo in piedi ma solo con chi è disposto a discutere di contenuti, non con chi pone pregiudiziali». Il tempo del negoziato è «fino all’approvazione della legge». L’ora del disgelo non è scoccata solo al ministero del Welfare. Anche il ministro della Funzione Pubblica, Franco Frattini (tra i ministri convocati al Quirinale) ieri ha aperto sui contratti del pubblico impiego. L’impegno manifestato ai sindacati è di aprire il negoziato sui rinnovi trattando in prima battuta tutta la parte normativa ma rinviando la questione più ostica: quella delle risorse. A questo punto è davvero complicato per il Governo trovare fondi aggiuntivi rispetto a quelli stanziati in Finanziaria, ma è anche l’unico modo per disinnescare lo sciopero generale del pubblico impiego previsto per il 15 febbraio a Roma. Una protesta che sarà in grado di coagulare i vari punti di dissenso tra Esecutivo e sindacato. «La direttiva del Governo sui rinnovi contrattuali ci sarà in tempi brevi», ha intanto detto ieri Frattini provando a smorzare i toni del conflitto. «L’idea, credo condivisa dai sindacati, è quella di non ritardare il tavolo che, in attesa di un chiarimento sulla parte delle risorse, può partire dalle questioni normative». Ma il nodo, ricordano i sindacati, è quello dei soldi che mancano per coprire il differenziale tra inflazione reale e programmata. «I cordoni della borsa, però, li ha Tremonti», ha precisato Frattini non escludendo che il Governo ci stia lavorando magari per inserire nuove risorse nella nota di assestamento di bilancio. E ieri è stato segnato un altro punto a favore nei rapporti tra Governo e sindacati. Il tavolo tra sindacati, imprese ed Esecutivo sulle direttive Ue gestito al Welfare dal sottosegretario Maurizio Sacconi ha avuto i primi esiti positivi. «Abbiamo raggiunto un’importante intesa sui Comitati aziendali europei (rsu delle multinazionali) – ha detto Sacconi – e per la prima volta i diritti partecipativi entrano a far parte del nostro ordinamento. La direttiva avrà, quindi, una forte valenza politica, anche se limitata solo ad alcune aziende». Anche la direttiva Ue sulla protezione dei lavoratori esposti ad agenti chimici ha avuto un sostanziale via libera: insomma, da qualche parte il dialogo continua.
    Li.P.
    Venerdí 18 Gennaio 2002
 
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