Maroni pronto a cambiare il decreto Tfr

13/07/2005
    mercoledì 13 luglio 2005

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      RIFORMA PENSIONI • Si punta al consenso delle parti sociali Abi: il rischio a carico dello Stato

        Maroni pronto a cambiare il decreto Tfr

        ROMA • La partita sulla riforma della previdenza integrativa è ancora lontana dall’epilogo.

        Nel round di ieri tra Governo e parti sociali il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha confermato l’apertura sul decreto che introduce l’uso del Tfr con il " silenzio assenso". «Il provvedimento non è blindato», ha detto Maroni, dando appuntamento alle parti sociali per il 27 luglio e aggiungendo che «non ci saranno costi aggiuntivi» per le imprese. L’obiettivo — ha sottolineato il ministro — è giungere a un testo condiviso entro metà settembre. Una disponibilità apprezzata sia dalle organizzazioni datoriali, Confindustria in testa, sia dai sindacati.

        Che già da questa mattina cominceranno a lavorare alla stesura di emendamenti comuni al decreto da consegnare a Maroni e al Parlamento al massimo tra dieci giorni in vista del prossimo round.

        Le parti sociali anche ieri hanno ribadito la bocciatura, quasi in toto, del decreto Maroni. E, soprattutto i sindacati, ora attendono che la disponibilità di Maroni si traduca in fatti concreti, anche perché temono che la linea del Governo non sia univoca. E a confermarlo, secondo i sindacati, sarebbero le dichiarazioni del sottosegretario Alberto Brambilla, che ha precisato che, pur nella disponibilità garantita dall’Esecutivo, occorre salvagurdare la libertà di scelta dei lavoratori sulla modalità di trasferimento del Tfr. Un’affermazione che suona come una risposta alle critiche dei sindacati sui criteri di " parificazione" di fondi pensione e polizze assicurative perché premierebbero soprattutto queste ultime. « Questa continua volontà di vincolare tutti non ha prodotto risultati », ha detto Brambilla.

        Le parti sociali hanno deciso di continuare a marciare compatte. Anche nell’incontro di ieri è stato adottato il metodo del portavoce unico (questa volta a parlare a nome di tutti sarebbe stato prevalentemente il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei).

        Gli emendamenti si annunciano copiosi, anche perché le questioni ancora aperte sono numerose. Prime fra tutte quelle del ruolo dei fondi pensioni contrattuali rispetto alle polizze assicurative, degli sconti fiscali, del ruolo della Covip troppo " vincolata" al ministero del Welfare e delle compensazioni alle imprese anche in termini di accesso agevolato al credito. Su quest’ultimo punto l’Abi ha ribadito il «no» delle banche all’automatismo nella concessione dei crediti alle aziende che dovranno rinunciare al Tfr.

        Maroni: serve l’intesa. Già in mattinata, nel corso della presentazione del nuovo Nucleo di valutazione della spesa sperimentazione, Maroni aveva ripetuto che «questa riforma parte se c’è il consenso delle parti sociali e se non ci sono costi aggiuntivi per le imprese» .

          Il nodo compensazioni. Il vicepresidente di Confindustria Bombassei ha definito « apprezzabile » l’apertura di Maroni. E ha aggiunto: «Sottoporremo le nostre proposte di modifica al più presto sotto l’auspicio del documento comune, per garantire alle aziende che il provvedimento sia a costo zero» .

            L’Abi: no ad automatismi. Per quanto riguarda l’accesso agevolato al credito per le imprese, il direttore generale dell’Abi, Giuseppe Zadra ha ribadito il « no » all’automatismo: « C’è il problema dei rischi connessi all’attività creditizia. Il costo deve essere preso in carico dal servizio pubblico. Abbiamo offerto al Governo tre modalità diverse di soluzione. Le parti devono scegliere » .

              Sindacati in Parlamento. Oggi i sindacati saranno ascoltati in Parlamento sul decreto Maroni. Cgil, Cisl, Uil e Ugl ribadiranno la necessità di modificare radicalmente il provvedimento sulla falsariga dell’avviso comune elaborato dalle parti sociali nei mesi scorsi. Quanto alle prossime tappe del confronto con Maroni, i sindacati parlano di percorso in salita. «La disponibilità di Maroni — ha detto Morena Piccinini ( Cgil) — è tutta da verificare, le modifiche al testo devono essere radicali».

                Per Pierpaolo Baretta ( Cisl) « la strada è in salita, ma è importante che abbiamo la disponibilità di presentare emendamenti » . Secondo Adriano Musi ( Uil), è « fondamentale » la disponibilità di Maroni, anche se poi « bisognerà vedere come si concretizzerà » . Renata Polverini (Ugl) ha ribadito la richiesta di « riconoscere » l’avviso comune tra le parti sociali.

                La tabella di marcia. La delega sulla previdenza integrativa dovrà essere esercitata entro il 6 ottobre. Pertanto entro la metà di settembre il decreto dovrà essere in configurazione definitiva. Il 27 luglio è fissata la prossima tappa del confronto. I sindacati: «La disponibilità è ancora tutta da verificare nel merito » Bombassei: «Apprezzabile l’apertura a modifiche radicali»

                  La mappa dei fondi
                  ADESIONI RISORSE CONFRONTO APERTO

                  Apertura. Il ministro del Welfare Maroni ha confermato alle parti sociali l’apertura sul decreto che introduce l’uso del Tfr con il " silenzio assenso": «Non è blindato»

                  Bocciatura. Le parti sociali hanno ribadito la bocciatura del decreto Maroni e hanno deciso di continuare a marciare compatte: nell’incontro di ieri è stato adottato il metodo del portavoce unico

                  Modifiche. Numerose le questioni aperte: il ruolo dei fondi pensioni contrattuali rispetto alle polizze assicurative, il ruolo della Covip troppo "vincolata" al ministero del Welfare e le compensazioni alle imprese anche in termini di accesso agevolato al credito.