Maroni perde i fondi ex tfr

14/12/2005
    mercoledì 14 dicembre 2005

      Pagina 2

      Maroni perde i fondi ex tfr
      Stop a donne silenti e Anmil

        Le risorse lasciate libere dallo slittamento al 2008 se le prende via XX Settembre.

          di Luca Saitta

            Niente da fare per il ministro del welfare, Roberto Maroni: salvo improbabili sorprese dell’ultima ora, le risorse lasciate libere dallo slittamento al 2008 della riforma del tfr se le prende via XX Settembre. Nessun fondo per le donne silenti, dunque, e addio al pacchetto per migliorare le prestazioni Anmil: i finanziamenti saranno interamente destinati al miglioramento del debito pubblico. La conferma è arrivata dal maxi-emendamento alla Finanziaria, là dove si legge che gli stanziamenti originariamente destinati al rilancio della previdenza complementare per il 2006 e il 2007 ´concorrono al miglioramento dei saldi di finanza pubblica’. E mentre l’esponente del Carroccio ingoia l’ennesimo boccone amaro e l’Anmil esprime tutta la sua delusione (´la tutela delle vittime del lavoro è stata sacrificata per la riduzione del deficit’, ha dichiarato il presidente dell’associazione, Pietro Mercandelli, a margine della manifestazione di protesta che ha riunito migliaia di invalidi sotto la sede del ministero dell’economia), sindacati e imprese già chiedono al futuro esecutivo l’apertura di un tavolo di confronto sulla riforma. Lo ha ipotizzato, ieri, a Roma, il segretario confederale della Cisl, Pierpaolo Baretta, intervenendo alla tavola rotonda ´Quale futuro per i fondi pensione’, organizzato dalla rivista Iter Legis.

              ´Dobbiamo trasformare in opportunità questi due anni che ci separano dall’entrata in vigore del decreto’, ha affermato Baretta. ´La discussione non è finita e tanto vale, appena s’insedia il nuovo governo, chiedere un tavolo per riformare la riforma. Il nostro principale impegno, adesso, è diffondere con grandi campagne di adesione i contenuti di questa manovra, per arrivare al 2008 con un quadro più chiaro’.

                I 24 mesi di attesa preoccupano i confederali, che temono le ´incursioni’ delle assicurazioni per correggere il testo. ´Il dlgs varato a luglio era impraticabile, ma quello approvato sarà molto complicato da gestire nei prossimi due anni’, ha sostenuto Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil. Da qui un richiamo alla Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione che sarà l’authority della previdenza complementare. ´Se emanerà regolamenti chiari e inappellabili potrà dare un grosso contributo a stemperare le incognite sul futuro di questa riforma’.

                Sull’estensione della portabilità del contributo del datore di lavoro al tfr anche a fondi aperti e polizze, il principale terreno di scontro col fronte assicurativo, i sindacati si dicono disponibili a mediare. ´Si potranno ampliare i margini di contrattazione’, riconosce Piccinini, ´ma purché venga riconosciuto che questa parte di tfr non è salario, ma un contributo di forma solidaristica alla previdenza complementare ottenuto dal confronto tra le parti sociali’.

                  Anche dalla Uil è arrivato l’auspicio a non perdere tempo. ´Dovremo impegnarci nei prossimi mesi a mettere mano ai punti che restano aperti’, è intervenuto il segretario confederale, Antonio Foccillo. ´Tra le questioni da affrontare con precisione quella del pubblico impiego che, tranne la scuola, è ancora in attesa dal 1995 di avere un previdenza complementare. Un buco che deve essere colmato, visto che si tratta di dipendenti che ora hanno regole comuni con gli altri comparti lavorativi’.

                    ´Abbiamo raggiunto un provvedimento equilibrato che pure partiva da una legge delega confusa e con un consenso straordinario delle parti sociali’, ha dichiarato il direttore dell’area fiscalità di Confindustria, Elio Schettino, ´ma l’Ania, che è rappresentante d’interessi di business, non avrebbe dovuto assumere il ruolo che ha avuto nell’elaborazione del decreto’.(riproduzione riservata)