Maroni: «Non temiamo la piazza» Fini: prima gli ammortizzatori sociali

07/03/2002





Maroni: «Non temiamo la piazza» Fini: prima gli ammortizzatori sociali
ROMA – Nessuna forzatura da parte del Governo nei confronti delle parti sociali sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. «Abbiamo una maggioranza solida, potremmo sfidare la piazza, sfidare Cofferati, tanto abbiamo il potere di cambiare la norma sull’articolo 18. A noi, però, interessa modernizzare il mercato del lavoro ma soprattutto avere un dialogo con le parti sociali, che è preferibile a una forzatura»: mentre i sindacati continuano a parlare di sciopero generale, il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, diplomaticamente invita al dialogo. La scelta di non forzare, precisa Maroni, «non significa stralcio». Su questo il ministro del Lavoro tiene duro, precisando che l’«Esecutivo deciderà al termine del confronto tra le parti sul resto della delega». Non è escluso, come ha detto ieri il ministro Alemanno, che se ne possa occupare anche il Consiglio dei ministri di oggi. A metà marzo, infatti, dovrebbe iniziare la trattativa tra le parti. Ma non è ancora chiaro se il negoziato riuscirà veramente a decollare. Ieri la Confindustria ha chiesto, prima di mettersi al tavolo, un chiarimento sulle intenzioni del Governo in merito all’articolo 18 dello Statuto. Una posizione che per Maroni carica di significato ideologico la riforma dell’articolo 18: «Le imprese stanno facendo le stesso errore dei sindacati. Per un interlocutore serio come la Confindustria non credo debba essere pregiudiziale questo argomento a scapito, per esempio, di una discussione su una riforma importante come quella degli ammortizzatori sociali», ha insistito Maroni, che ieri ha definito la riforma della normativa sui licenziamenti individuali senza giusta causa «una norma modesta che ha solo assunto un grande significato simbolico». «Le imprese non fanno battaglie ideologiche», ha replicato dalla Confindustria Guidalberto Guidi, ribadendo che l’articolo 18 «blocca la crescita delle imprese e dell’occupazione». E sui licenziamenti, secondo il ministro del Lavoro, la maggioranza è unita: esistono solo differenze sul metodo da seguire, cioè «andare avanti oppure fare un passo indietro per recuperare il dialogo». Da Alleanza nazionale ieri è arrivata una nuova sollecitazione alle parti perché trovino un accordo: «Il Governo auspica che su tutte le questioni relative al lavoro si arrivi a un avviso comune, altrimenti ognuno dovrà spiegare il suo no a questa impostazione», ha detto il leader di An, Gianfranco Fini nel corso del question time alla Camera. «Se l’avviso comune sarà sottoscritto, il Governo lo recepirà integralmente, in caso contrario ognuno dovrà spiegare perché ritiene più importante la discussione su un tema non strategico come l’articolo 18 e non questioni più rilevanti come gli ammortizzatori sociali o il rilancio dell’occupazione». La volontà dell’Esecutivo, ha ribadito Fini, è di realizzare le riforme per avere più sviluppo e più occupazione, tramite le deleghe su fisco, previdenza e mercato del lavoro. Maroni ha fatto un riferimento al lavoro nero, dicendo che per risolverlo la strada è quella di un «grande patto sociale tra Governo, sindacati, datori di lavoro e consumatori. Da un’azienda che lavora in nero nessuno deve comprare», ha specificato il ministro del Lavoro. Serve, quindi, sembra dire Maroni, qualcosa in più rispetto al provvedimento varato dal Governo nei mesi scorsi. A sollecitare un’attenzione del Governo al rilancio dell’economia, mettendo da parte l’articolo 18, è stato ieri il presidente della Confcommercio, Sergio Billè: «Accantonare l’argomento è cosa buona e giusta», ha detto, considerando l’argomento «un intralcio a un ragionamento più complessivo a cominciare dagli ammortizzatori sociali per assicurare nel più breve tempo la ripresa».
Nicoletta Picchio

Giovedí 07 Marzo 2002