Maroni: «Non parlo con chi minaccia»

06/10/2003

domenica 5 ottobre 2003

Pagina 11 – Economia
 
Il ministro del Welfare: lo sciopero dei sindacati è immotivato.
Non incendiamo le menti dei pazzi
«Non parlo con chi minaccia»

Maroni: qualcuno usa le stesse accuse fatte a Biagi


          ROMA – Uno sciopero «immotivato e ingiustificato», il rischio è di «incendiare le piazze e magari le menti di qualche squilibrato». Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, va a ruota libera, in onda su "Radio Padania", contro il sindacato. Dopo aver affermato di essere pronto «a parlare solo con alcuni e non con altri», Maroni alza pesantemente il tiro contro la Cgil: «Non sono disponibile a dialogare con chi usa oggi, come un anno e mezzo fa, gli stessi toni, le stesse frasi minacciose, le stesse condanne sommarie rivolte contro Marco Biagi». Un riferimento a Epifani, che ha definito «immorale» la riforma?
          Persa la sponda sindacale, il governo punta intanto a parlare direttamente ai cittadini, nella speranza di disinnescare la miccia del conflitto permanente: «Questa volta non perderemo la guerra dell´informazione contro le falsità», dice Maroni. A questo proposito, il ministro annuncia: «Stiamo preparando una campagna di informazione e comunicazione che è iniziata con il messaggio alla nazione di Berlusconi». Maroni, dopo aver lungo tempo giurato che i disincentivi non sarebbero entrati nella delega previdenziale, definisce ora la riforma «rigorosa ed equa».
          Maroni – che annuncia la diffusione dei dati di alcune pensioni d´oro – attacca anche il segretario dei Ds, Piero Fassino: «È un po´ distratto dall´affare Telekom Serbia e non ha capito che fino al 2008 non cambia niente». Fassino ha detto che la riforma è incongrua e iniqua: «I giovani con lavori flessibili non avranno una pensione dignitosa; chi sceglierà di ricorrere alla pensione d´anzianità dopo il 2008 avrà un vitalizio ridicolo; chi va in pensione il 30 dicembre 2007 avrà un trattamento completamente diverso rispetto a quello di chi andrà in pensione 48 ore dopo».
          (r.d.g