Maroni: niente sanatoria per i lavoratori immigrati

04/01/2002


VENERDÌ, 04 GENNAIO 2002
 
Pagina 25 – Cronaca
 
In tutta Italia code di imprenditori e stranieri per i permessi. Scontri a Milano
 
Maroni: niente sanatoria per i lavoratori immigrati
 
 
Gli industriali veneti "Qui ne servono 30 mila". I vescovi: "Più chiarezza"
 
GIOVANNA CASADIO

ROMA — «Non ci sarà alcuna sanatoria per gli extracomunitari irregolari in Italia, ed escludo che venga emanato un decretoflussi per lavoratori immigrati fino a quando non sarà approvata la nuova legge». Poche parole che il ministro leghista del Welfare, Bobo Maroni affida a una nota ufficiale, tentano di mettere ordine ieri sera nel caosimmigrazione. E arrivano come una doccia fredda a bloccare sia le richieste di manodopera straniera di imprenditori, artigiani e di famiglie che vogliono regolarizzare le proprie colf, che il pressing per la sanatoria degli immigrati irregolari.
Da due giorni gli uffici del lavoro e le questure di tutt’Italia e in particolare del Nord Est — dove è più forte la richiesta di lavoratori stranieri — sono state prese d’assalto da datori di lavoro e immigrati occupati "in nero". A Milano nella nottata di ieri, dopo un bivacco di ore, i tafferugli e l’irruzione nella sede della Direzione regionale del lavoro hanno reso offlimits la zona per tre ore. Duemila persone nel timore di non fare in tempo a compilare i moduli per le quote di lavoratori extracomunitari a cui l’Italia annualmente apre le porte, hanno sfondato i cancelli degli uffici.
Ma il bollettino delle file è lungo e surreale: dopo la smentita del ministro Maroni di una sanatoria e di quote di ingressi regolari per il 2002 (almeno fino a quando il meccanismo di permessilavoro previsto dalla legge BossiFini non entrerà in vigore), code e presentazione di domande appaiono del tutto inutili. Così, a Vicenza e a Padova come a Pesaro e a Firenze, migliaia di persone hanno atteso o depositato richieste invano. A Firenze, il tamtam della sanatoria ha convinto una cinquantina di extracomunitari a fare la fila davanti all’ufficio stranieri della questura e 20 immigrati clandestini sono state identificati e per loro è scattato il decreto di espulsione.
Allarmata la reazione della Caritas, del sindacato CgilCisl e Uil e delle Acli. E i vescovi con il responsabile migranti della Cei, padre Bruno Mioli invitano il governo a fare chiarezza per evitare «l’enorme confusione e disinformazione e le inutili e penose code». Denuncia Soana Tortora (Acli): «Senza decretoflussi si favorisce la clandestinità. E poi si tratta di capire cosa fare intanto che il Parlamento approva la nuova legge». Ma preoccupati sono anche gli industriali. Luigi Rossi Luciani, presidente degli Industriali del Veneto invita a «regionalizzare le quote» e rilancia: «I lavoratori stranieri sono ormai una componente strutturale del mercato del lavoro veneto e la mancanza di risposte adeguate rischia di pregiudicare le prospettive di sviluppo del nostro sistema produttivo». Aggiunge Rossi Luciani che le quote del 2001 sono state insufficienti e il Nord Est ha un fabbisogno di 2530 mila unità all’anno. Indignata la reazione dell’ex assessore alla Solidarietà sociale Livia Turco "madre" dell’attuale legge: «Il ministro Maroni è obbligato ad applicare la legge che c’è, a fare il decretoflussi». Ma il vice presidente del Senato e segretario della Lega Nord, Roberto Calderoli ribadisce che né sanatorie né quote ci saranno finché il Parlamento non varerà la legge del centrodestra sull’immigrazione. Il 19 gennaio manifestazione a Roma.