Maroni: nessun disincentivo per chi vuole la pensione

26/02/2003





        INIZIATO L´ESAME DELLA DELEGA SULLA PREVIDENZA. IL GOVERNO PUNTA AD APPROVARLA ENTRO L´ESTATE. «NO» AL NUOVO CONTRATTO PER CHI RESTA AL LAVORO
        Maroni: nessun disincentivo per chi vuole la pensione
        Mancano i fondi, salta il tetto della decontribuzione sui nuovi assunti

        26/2/2003

        ROMA
        Nel giorno in cui la Camera ha iniziato l´esame della legge delega sulla previdenza – che il governo conta di portare a casa entro giugno, anche se ci volessero tre letture, e che l´opposizione ha cercato di fermare con due pregiudiziali di incostituzionalità – scoppia una polemica sull´annosa questione delle pensioni di anzianità e sulla relativa ipotesi di introdurre dei disincentivi a chi voglia accedervi senza aver raggiunto l´età pensionabile. Il governo nega ogni intento che vada in questa direzione, ma da tempo autorevoli studiosi e perfino il Fondo monetario di recente, sono tornati a sollecitare un intervento proprio di questo tipo. La questione, peraltro, ieri è stata attualizzata anche da una ricerca commissionata proprio dal ministro del Welfare e illustrata dal sottosegretario Maurizio Sacconi. Ma la novità della giornata, in materia di previdenza, è che il governo ha definitivamente rinunciato a presentare un emendamento alla legge delega per fissare una soglia minima del 3% alle decontribuzioni previdenziali per i nuovi assunti. E´ stato il ministro Roberto Maroni stesso ad annunciarlo. Il testo del ddl continuerà quindi a riportare la forbice di una decontribuzione tra lo 0 e il 5 per cento, che lascia al governo un´ampio margine di manovra sull´entità dello sgravio effettivo da praticare. Cominciamo con l´affrontare la disputa sulle pensioni di anzianità. Ieri pomeriggio, presso le sede del Cnel è stata presentata la ricerca commissionata dal ministero del Welfare, intitolata «Scelte lavorative e di pensionamento degli anziani in Italia», la cui tesi è – in sostanza – che la vita media si è molto allungata e quella da pensionato addirittura è aumentata del 25% dagli anni sessanta a oggi, per cui è ipotizzabile che si restringano i canali di accesso alla pensione, attraverso una duplice operazione che da una parte disincentiva a ritirarsi dal lavoro prima dell´età canonica e dall´altra incentiva a restare in attività per tutto il tempo che lo si desideri. Si è subito pensato che la ricerca andasse ad avallare una posizione del governo in questo senso, e quindi gli animi si sono prontamente scaldati. Al punto che lo stesso ministro Roberto Maroni ha voluto fare una dichiarazione che mettesse a tacere ogni diatriba infondata. «Io sono stato sempre contrario ai disincentivi – ha detto il ministro – e il governo non presenterà emendamenti per inserirli nella legge delega». Il Sottosegretario Maurizio Sacconi, che è entrato nel merito della ricerca «pomo della discordia», ha poi chiarito ulteriormente l´intendimento del governo: «Non sono previsti disincentivi nella manovra sulle pensioni. E la ricerca illustrata oggi è solo una delle tante ricerche che vengono commissionate dal ministero. Nella ricerca si dicono tante cose. La politica del Governo è quella nota – ha aggiunto – la legge è quella in Parlamento di cui auspichiamo la rapida approvazione. Non c’ è nessun disincentivo». Questione chiusa. Un emendamento del governo, introduce invece la «novazione», la possibilità cioè, per il lavoratore che abbia maturato l´età pensionabile e decida di restare al lavoro per godere degli incentivi del caso, di non doversi licenziare e firmare poi un nuovo contratto. In sostanza può continuare a lavorare dov´è ma cambia solo il suo inquadramento fiscale e previdenziale. Il governo invece – e veniamo all´altra notizia – non presenterà alcun emendamento che reintroduca il tetto minimo del 3% alla decontribuzione per i nuovi assunti. Lo ha detto il ministro del Welfare, Roberto Maroni, entrando ieri in commissione Lavoro della Camera, e ha spiegato anche la disputa che su questo argomento si è sviluppata: «In un primo momento – ha detto – ho ritenuto di dover riproporre con un emendamento il tetto che era previsto nel testo originario della delega (del 3% – ndr). Poi abbiamo avuto una riunione di maggioranza e abbiamo convenuto di non presentare, almeno per ora, nessun emendamento». In realtà la quota minima del 3% era stata rimossa dalla commissione Bilancio preoccupata, sostanzialmente, di introdurre un vincolo troppo oneroso e stringente per il governo: e se i soldi per coprire questa decontribuzione non ci fossero? Era in sostanza la riserva espressa dalla Commissione. Da qui la scelta di lasciarsi un margine di manovra allargando la forbice tra lo 0 e il 5%. Maroni, allora, non apprezzò il gesto e annunciò un emendamento, poi si parlò di un ripensamento finché ieri è giunta la conferma che nessun emendamento ci sarà in questo senso.

        Raffaello Masci