Maroni: «Licenziamenti fuori dalla trattativa Poi deciderà il governo»

05/03/2002
La Stampa web







(Del 5/3/2002 Sezione: Economia Pag. 7)
Maroni: «Licenziamenti fuori dalla trattativa Poi deciderà il governo»
Il ministro: «Le parti sociali continuino il confronto. Valuteremo le conclusioni» Angeletti: stralcio o sciopero. L´esecutivo vuole arginare la manifestazione del 23

TORINO

Un colpo di scena simile in pieno Congresso Uil non se lo poteva augurare nemmeno il segretario generale Luigi Angeletti. Di fronte a una platea dei delegati rumoreggiante, concludendo il suo intervento, il ministro del Welfare Roberto Maroni annuncia che di fronte alle rigidità espresse in questi giorni sul tema decisivo della riforma dei licenziamenti, dal tavolo del negoziato tra le parti sociali – che continuerà – verrà tolta la questione dell´articolo 18. Su questo punto «l´iniziativa torna nelle mani del governo», che presenterà una nuova formulazione del testo della delega, valutando «i margini emersi dalle posizioni del sindacato e degli imprenditori». Una formulazione che escluderà lo «stralcio» del provvedimento, puntualizza una nota del ministero del Welfare. Ma che certo non potrà comprendere una riproposizione immutata della norma contestata con tanta determinazione dai sindacati.
Un cambiamento di rotta improvviso e decisamente inatteso. Che Maroni ha maturato in tarda mattinata, dopo aver ascoltato seduto in prima fila la relazione introduttiva di Angeletti, che aveva chiuso con decisione ogni spazio sull´articolo 18 e esplicitamente minacciato il ricorso allo sciopero generale. «Sull´articolo 18 c´è una chiusura totale delle Uil – dichiara il ministro – non si può non tener conto dell´opinione dei sindacati. Il governo deve riflettere». A colazione, Maroni e il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi si ritirano, e riscrivono l´intervento già predisposto. Il parto della «riflessione» dei due uomini di governo è contenuto nella coda del discorso di Maroni, interrotto di continuo da brusii e proteste. Un rumoreggiare che si trasforma in una vera e propria bordata di fischi e grida, quando il titolare del Welfare spiega che con la riforma dei licenziamenti l´Esecutivo non intendeva «attentare ai diritti dei lavoratori». I progetti messi a punto dal governo su lavoro e pensioni vanno nella direzione giusta, anche se non c´è consenso su licenziamenti e decontribuzione delle pensioni da parte del sindacato, e su collaborazioni e pensioni di anzianità da parte delle imprese. Maroni ribadisce che «il governo non teme la spallata», ma deve fare «ogni sforzo perché una riforma pur responsabile non venga percepita come lesive dei diritti dei lavoratori». A questo punto, non ha molto senso che le parti sociali discutano di articolo 18 al tavolo negoziale: le posizioni sono già chiare, e inconciliabili. Dunque, «l’iniziativa torna nelle mani del governo, che valuterà i margini concessi dai sindacati e dalle imprese». Sugli altri punti – part-time, collocamento, ammortizzatori sociali – «il confronto invece prosegue». Non è lo «stralcio» del provvedimento chiesto concordemente dai sindacati. In una nota di chiarimento, Maroni afferma che le parti sociali discuteranno del resto dei contenuti della delega, e che «al termine di tale confronto il governo ne valuterà i risultati e assumerà le conseguenti decisioni su tutti i punti della delega, compreso l’articolo 18». Ieri Maroni ha detto che «tutti hanno fatto dell’articolo 18 una bandiera, ma a nessuno si può chiedere di ammainarla». A cosa approderà la «mossa» del ministro (che indubbiamente ha sorpreso e imbarazzato Confindustria) è difficile dirlo. Sicuramente, concordano molti osservatori, uno degli obiettivi è quello di tentare di bloccare o ridurre il rilievo della manifestazione oceanica proclamata dalla Cgil per il 23 marzo. Tra le soluzioni legislative sul tema licenziamenti, due appaiono quelle più praticabili, fermo restando l´intento dell´Esecutivo di diffondere il meccanismo del risarcimento economico per chi viene licenziato. Si parla di una rimodulazione della platea dei lavoratori a cui si applicherebbe la nuova disciplina: ad esempio, soltanto nel Mezzogiorno o nelle aree deboli del paese. Oppure, delegando il governo a varare – al termine di un ampio negoziato con le parti sociali, che prenderà certo tempo – uno «Statuto dei lavori», che estenda anche ai lavoratori atipici alcune tutele e modifichi le norme sulla «flessibilità in uscita». Si ipotizza anche un potenziamento degli ammortizzatori sociali, che però sarebbe molto costoso per le casse dello Stato. «Un primo successo della Uil», hanno commentato i segretari confederali Paolo Pirani e Antonio Foccillo, mentre la Cgil conferma che «senza stralcio non cambia nulla». Per la Uil, comunque, è stata una giornata da ricordare: Angeletti – che ha lanciato tra le altre cose un «patto per la valorizzazione del lavoro» – è riuscito nella sua relazione introduttiva a trovare la chiave giusta per fare appello all´identità del «popolo Uil». Determinazione estrema sull´articolo 18, ma nessuna intenzione di subordinarsi alle «tendenze massimaliste» della Cgil. Una linea accolta con massicci consensi dai delegati. E oggi, un´altra giornata importante: il Congresso del Lingotto sarà il proscenio di questa delicatissima partita a scacchi, con gli interventi del leader Cisl Savino Pezzotta, del numero uno Cgil Sergio Cofferati. Come risponderanno i due sindacalisti alla mossa di Maroni? E dalla Cgil – che ha proclamato una manifestazione e uno sciopero generale – giungeranno concreti segnali di disponibilità alla ripresa dell´unità con Cisl e Uil? Nella Uil sono in molti a sperarci.

Roberto Giovannini


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