Maroni lancia il “nuovo patto” Cofferati: non firmeremo mai

03/06/2002


DOMENICA, 02 GIUGNO 2002
 
Pagina 6 – Economia
 
Martedì parte il confronto sulle politiche del lavoro, ci saranno solo Cisl e Uil
 
Maroni lancia il "nuovo patto" Cofferati: non firmeremo mai
 
"La Cgil non farà accordi se si tocca l´articolo 18"
 
 
 
Dai tavoli di trattativa è sparita la delega sulla previdenza a causa della carenza di fondi
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – È di nuovo scontro Cofferati-Maroni. Manifestamente soddisfatto per l´esito del vertice di Palazzo Chigi di venerdì, il ministro ora alza il tiro. Il governo punta a «un nuovo patto sociale» per «la definizione del nuovo sistema di welfare» e auspica che a questo nuovo accordo partecipi anche la Cgil, ha fatto sapere ieri Maroni. Fulminea la risposta del leader della Cgil: «Non ci sarà alcun patto sociale che porti la firma della Cgil se ha al suo interno modifiche dell´art. 18 e dei diritti fondamentali delle persone». Per Cofferati, «il governo ha scelto la strada della drammatizzazione, della rottura fra i sindacati: ora si assuma la responsabilità del caso, sapendo che la Cgil metterà in campo iniziative politiche e di lotta».
Cofferati, che ha partecipato a un convegno di Legambiente, attacca il governo anche sulla scuola: «Siamo davanti a un subdolo tentativo di aggirare la Costituzione». A margine, il leader della Cgil rilancia le accuse nei confronti dei colleghi Pezzotta e Angeletti, segretari generali di Cisl e Uil: «Noi non siamo disponibili a negoziare la modifica dell´art.18 che rappresenta per noi un diritto fondamentale per milioni di persone: altre organizzazioni sindacali – sottolinea Cofferati – hanno deciso di farlo. Rispetto la loro decisione, ma la considero una scelta grave, lesiva peraltro del patto che insieme avevamo fatto con milioni di lavoratori italiani ai quali avevamo chiesto di scioperare per costringere il governo a cambiare le deleghe sul mercato del lavoro e sulla previdenza».
Dai tavoli, tuttavia, la delega della previdenza è sparita: nel verbale d´incontro di venerdì non appare. Che cosa è successo? La delega giace in commissione parlamentare senza che ci sia una vera volontà del governo di spingerla avanti: il taglio di 3-5 punti di contribuzione sui nuovi assunti avrebbe dovuto essere realizzata «senza oneri aggiuntivi per lo Stato», ma siccome soldi non ce ne sono, il governo non pare intenzionato a ritirarla fuori. A meno che a uno dei tavoli la Confindustria non si alzi e rivendichi la decontribuzione promessa. Il primo dei quattro «tavoli» tra governo e parti sociali ad essere convocato è, paradossalmente, quello sul mercato del lavoro, il più difficile, al quale la Cgil non parteciperà. L´appuntamento è fissato per martedì: nel verbale d´incontro al quale hanno formalmente aderito le parti sociali, Cgil esclusa, il tavolo viene definito «tavolo di esame del ddl 848bis».
Che cosa significa? Il disegno di legge 848 è il disegno di legge delega sul mercato del lavoro, mentre il disegno di legge 848bis è il nuovo provvedimento nel quale vengono «trasferiti» gli articoli 2-3-10 e 12 del ddl 848 (riguardanti rispettivamente gli incentivi all´occupazione, il riordino degli ammortizzatori sociali, le tre deroghe all´articolo 18, il nuovo arbitrato), che a questo punto procederà speditamente in Parlamento. Perché la Cgil non va a questo tavolo? Perché, dice, dopo aver fatto scioperare i lavoratori a favore dello stralcio delle norme di modifica dell´articolo 18 e dell´arbitrato, le parti sociali si ritrovano le medesime norme, semplicemente «separate» da quelle del ddl originario, in discussione allo stesso tavolo. Cisl e Uil, invece, saranno presenti perché ritengono che l´operazione sia «sostanzialmente uno stralcio», anche se di quelle stesse norme dovranno comunque discutere. Con il rischio che in mancanza di un «avviso comune» entro il 31 luglio, giorno – guarda caso – in cui le fabbriche chiudono per ferie, il governo proceda sull´art.18 come meglio gli aggrada.