Maroni: «La protesta è soltanto politica»

19/03/2002





Sull’articolo 18 Maroni polemizza con la Cgil – Il premier: creeremo lavoro – Casini: rispetto per chi dissente
«La protesta è soltanto politica»
Ammortizzatori: allo studio indennità di disoccupazione lunga con benefici graduati nel tempo Lina Palmerini
ROMA – Il Governo si prepara allo sciopero generale e al braccio di ferro con i sindacati sull’articolo 18. «Il Governo non teme le piazze», ha detto ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni polemizzando con la Cgil: «La manifestazione è solo politica, perché Cofferati ha deciso di provare a far cadere il Governo». E il premier, Silvio Berlusconi, è tornato a ripetere che la «riforma del mercato del lavoro è mirata a creare posti di lavoro al Sud, dove la disoccupazione è alta, in particolare fra i giovani». Il presidente del Consiglio, in un’intervista al quotidiano inglese «The Times», ha aggiunto che «chiunque andrà allo sciopero generale dovrà spiegare perché sta andando contro gli interessi dei giovani del Mezzogiorno» anche se non considera «ancora morto» il dialogo con i sindacati sui temi del lavoro. Del resto, ha detto Berlusconi, «nelle mie aziende non ho mai avuto un giorno di sciopero perché so anticipare le domande dei sindacati». Anche il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, è intervenuto ieri sull’articolo 18 per chiedere rispetto. «Il presidente del Consiglio – ha detto – ha pieno diritto e dovere di dire la sua. Come presidente della Camera non devo commentare, però posso dire di essere d’accordo con lui quando dice che occorre rispettare chi dissente. La piazza va rispettata perché è un’espressione tipica della democrazia». Nell’Esecutivo, intanto, già si pensa al "giorno dopo" lo sciopero, quando si tratterà di riprendere un filo di dialogo con Cgil, Cisl e Uil. In realtà, non c’è solo un problema di recupero del sindacato o di una parte di esso. La preoccupazione vera del Governo è quella di reggere bene la sfida soprattutto con la Cgil. Questo vuol dire riuscire a ottenere risultati sia dalla riforma dell’articolo 18, sia dalle misure messe in campo con la delega-lavoro. Solo i numeri dei nuovi posti di lavoro potranno allentare la pressione e far dire al Governo di aver vinto la battaglia con chi pone «veti ideologici». Proprio in virtù di questa sfida ingaggiata con il sindacato, l’Esecutivo ha oggi la necessità di spingere l’acceleratore sulle riforme del mercato del lavoro, a partire dai servizi all’impiego, la formazione e, anche, gli ammortizzatori che, come chiede anche l’Europa, devono accompagnare le flessibilità in uscita. La prossima settimana è atteso il varo del nuovo collocamento mentre ci vorrà ancora il passaggio legislativo della delega per spalancare le porte del mercato alle società private che vogliono fare incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Ma ora si sta lavorando soprattutto sugli ammortizzatori sociali. Anche oggi al ministero ci sarà una nuova riunione: all’ordine del giorno, l’indennità di disoccupazione. Il Governo, infatti, vorrebbe allungare l’attuale misura portandola dagli attuali 6 a 12 mesi ma contemporanamente prevedere all’inizio un assegno più alto di quello attuale (40% sulla retribuzione degli ultimi tre mesi) ma che andrebbe a decrescere con il passare del tempo. Già oggi lo Stato spende per l’indennità di disoccupazione non agricola, con requisiti pieni e ridotti, circa 2,4 miliardi di euro (vedi anche tabella): portarla a dodici mesi sia pure con un sistema di «decalage» comporterebbe di certo un esborso consistente. Si guarda allora all’estate e al varo del Dpef e, più in là a settembre, alla messa a punto della Finanziaria per programmare con chiarezza il nuovo sistema di sussidi sociali. Le risorse infatti non sono un dettaglio secondario: si parla di 1,5 miliardi di euro (l’opposizione calcola 3 mld di euro) per mettere in campo una vera riforma ma i tecnici del Welfare stanno ancora lavorando sulle cifre effettivamente disponibili e su quelle necessarie. Intanto, nella delega-lavoro già è previsto che il Governo provveda a riordinare gli ammortizzatori anche se a costo zero per le casse pubbliche. Dunque, già in quella sede "legislativa", si potrebbe tentare qualche operazione ma il vincolo finanziario consente pochi margini. «La riforma del mercato del lavoro, la riforma fiscale, la riforma della sanità e della scuola hanno come punto di riferimento centrale la famiglia. La riforma degli ammortizzatori sociali, in particolare – ha detto ieri Maroni – deve avere come centro la famiglia. Si tratta di una riforma importante, una riforma che sarà all’avanguardia in Europa». Per il ministro Beppe Pisanu sta emergendo «un nuovo frontismo politico-sociale» che «assume le insegne di un’arcaica opposizione alla modernità e al Governo Berlusconi». Per il ministro Maurizio Gasparri «anche l’articolo 18 si può cambiare: non è la Bibbia» mentre dai socialisti di Gianni De Michelis arriva l’esigenza di un chiarimento nella maggioranza «altrimenti il Governo sarà sotto scacco di Bossi e Tremonti».

Martedí 19 Marzo 2002