Maroni: la durata passi da 2 a 4 anni

06/06/2005
    venerdì 3 giugno 2005

      ITALIA POLITICA – pagina 15

        RIFORMA DEI CONTRATTI • Il ministro propone i salari territoriali

          Maroni: la durata passi da 2 a 4 anni

            LI.P.

            ROMA • In attesa di convocare le parti sociali, il ministro del Welfare Maroni lancia le sue prime idee sulla riforma dell’accordo ‘ 93. Allungare la durata a quattro anni, federalismo contrattuale « che tenga conto delle differenze regionali in termini di produttività e costo della vita » , sono alcune delle ipotesi di cui ieri ha parlato replicando all’accusa di voler imporre il modello delle gabbie salariali. « La nostra proposta è la stessa espressa dall’Ocse ma nel linguaggio brutale leghista » , ha detto il ministro chiarendo anche un altro punto che potrebbe apparire ambiguo per il sindacato. « Allungare la durata contrattuale a quattro anni ma con meccanismo che porti a una rivalutazione automatica per salvaguardare i salari dall’inflazione, evitando trattative estenuanti e scioperi ogni 2 anni » .

            Il riferimento è ai contratti privati e anche a quelli pubblici. Si è appena conclusa la tornata contrattuale degli statali — con un ritardo di un anno e mezzo — e già alla fine di quest’anno si aprirà un altro rinnovo contrattuale. La Finanziaria 2006, quindi, dovrà stanziare i nuovi aumenti secondo una piattaforma che presenteranno i sindacati a fine 2005. Ed è proprio per evitare una trattativa perenne che il Governo propone di aprire un tavolo di confronto sull’accordo del ‘ 93 che riveda il modello contrattuale ma anche la politica dei redditi. Maroni, ieri, ha confermato un unico tavolo di confronto pubblico e privato. « Si parla di politica dei redditi quindi di tasso di inflazione programmata, non è una cosa facile e agevole. Quindi, vogliamo prima acquisire la disponibilità delle parti e se le adesioni sono significative, apriremo il tavolo » .
            Non è stata ancora fissata la data di partenza del confronto. La lettera — concordata nel vertice ministeriale di mercoledì — verrà spedita a imprese e sindacati ma il confronto entrerà nel vivo solo dopo la metà di luglio. Si aspetta la fine del congresso della Cisl che non potrà partecipare ad alcun incontro nonostante abbia già espresso la disponibilità a partecipare al tavolo. Resta la distanza con la Cgil mentre la Uil era già schierata a favore di una revisione dell’accordo del ‘ 93.

              Il ministro Maroni ha voluto chiarire meglio che sull’ipotesi di federalismo contrattuale la Lega « non ha fatto alcuna proposta in ambito governativo perché, prima di definire la piattaforma del Governo, bisogna capire se il tavolo parte » . E intanto c’è un altro tavolo, quello sull’Irap. Che — per Maroni — viene prima dell’allarme sui conti lanciato da Bruxelles. Un allarme che non trova la preoccupazione del ministro: « Dobbiamo dire con orgoglio che noi sforiamo il 3% perché stiamo spendendo per ridurre le tasse, l’Irap e per fare gli investimenti » . Un’affermazione coerente con la convinzione del ministro di « dover fermare il processo di ratifica della Costituzione Ue » dopo il no della Francia e dell’Olanda.