Maroni insiste: le pensioni me le tengo io

21/07/2003

      unedì 21 luglio 2003

      Maroni insiste: le pensioni me le tengo io
      «La riforma rimanga fuori dalla Finanziaria». Il ministro del Welfare blocca Tremonti

      Roberto Rossi
      MILANO Se non è proprio uno scontro gli assomiglia parecchio. Quello andato in onda ieri tra il ministro del Welfare, Roberto Maroni, e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha tutto il sapore di un confronto pronto ad esplodere. Il tema? La riforma delle pensioni.
      La calda giornata di ieri è iniziata di buon mattino. A Maroni è bastato aprire il Corriere della Sera. Il quotidiano riportava un’intervista a Tremonti. Nella quale l’inquilino di via XX settembre ha rivendicato la possibilità di intervenire sulla riforma del sistema previdenziale, inserita nella delega nelle mani di Maroni e ora sottoposta all’esame del Senato. «La riforma Maroni è necessaria ma non sufficiente», ha sentenziato Tremonti. Come dire che la prossima Finanziaria conterrà anche il capitolo previdenza.
      La risposta di Maroni non si è fatta attendere. La sede per interventi sul sistema previdenziale «è la delega attualmente all’esame del Senato e non la Finanziaria», ha ribattuto Maroni. «Se si ipotizzano interventi a breve, in Finanziaria – ha continuato il ministro – questi servono solo per far cassa mentre nella delega si mettono provvedimenti
      che entreranno in vigore dopo un po’. Quindi si tratta di una riforma strutturale». Maroni quindi ha aggiunto: «Se ulteriori interventi servono ad un patto tra generazioni (come ha detto Tremonti nell’intervista) e non per far cassa questo va bene, è lo scopo della delega».
      La delega dunque si farà «nei tempi dovuti e necessari il che non significa mettere interventi in Finanziaria con decorrenza gennaio 2004 e quindi tagliare qualcosa». Quindi
      «le pensioni vanno nella delega – ha sottolineato ancora una volta il ministro del Welfare – non in Finanziaria. Del resto lo abbiamo scritto anche nel Dpef. Tanto è vero che anche
      Tremonti ne ha parlato». E sulla delega il ministro del Welfare ha aggiunto che «pur essendo già stata approvata dalla Camera può essere ancora modificata e migliorata in
      Senato. Quello è il luogo in cui si discute di pensioni». «Se la prospettiva è fare cassa nel gennaio 2004 e quindi – ha ribadito Maroni – quali tagli fare in Finanziaria, noi non siamo
      d’accordo. Questo però è un problema superato da mercoledì notte perchè il Governo ha deciso che di pensioni si parla nella delega e non nella Finanziaria».
      Se il fronte delle pensioni è ufficialmente aperto, e lo scontro si preannuncia duro, quello dell’intero Documento di programmazione economica e finanziaria non è certo chiuso.
      Il prossimo appuntamento è per domani alle 8,30. Quando il ministro Tremonti aprirà la serie di audizioni che il Parlamento (la commissione di Bilancio di Camera e Senato) ha
      messo in calendario. Il giorno dopo sarà la volta delle parti sociali, mentre giovedì verrà ascoltato il Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio. Il Dpef, poi, giungerà
      all’esame dell’aula di Palazzo Madama e sarà dibattuto alla Camera dei Deputati tra il 28 e il 30 luglio.
      Ma se le date sono state fissate quello che resta da capire è il comportamento del governo. Finora delle linee della prossima manovra si conoscono i numeri (16 miliardi di
      euro, dei quali 5,5 miliardi arriveranno da misure strutturali di contenimento della spesa corrente e misure una tantum per circa 10 miliardi di euro) ma resta incerto il percorso
      per arrivarci. Le divisioni all’interno della maggioranza non si sono ancora sanate.
      Ad esempio non si sa quanti tavoli di confronto saranno aperti con le parti sociali in vista della Finanziaria. È certo che politica industriale ed energetica, infrastrutture, politica scientifica e tecnologica, valorizzazione delle risorse ambientali, turistiche, culturali e produttive, pieno utilizzo del Fondo per il Mezzogiorno, riforme dell’istruzione e del welfare, miglioramento della sicurezza e modernizzazione della Pubblica amministrazione, saranno al centro delle discussioni. Ma se due giorni fa il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, e quello delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, avevano bocciato l’apertura di nove tavoli, ieri Maroni, ha smentito tutti: «Il tavolo sul welfare partirà questa settimana». Un bello schiaffo agli alleati. Che non passerà inosservato.

      Cgil
      Piccinini: la delega va rivista

      MILANO Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti «pensa a interventi sulla previdenza che non sono quelli della delega». Così il segretario confederale della Cgil, Morena Piccinini che attacca anche lo stesso impianto della delega. «La delega – afferma – e se venisse applicata comporterebbe ulteriori esborsi per coprire i regali alle imprese, fatti con la stessa decontribizione, con risorse pubbliche che evidentemente non ci sono. È chiaro che Tremonti stia pensando a risorse per coprire altri buchi del bilancio dello Stato. È un modo per fare cassa. Il sistema cosi come è regge non solo per oggi ma fino al 2050 e va sfatata la legenda per cui con questo sistema i giovani o non avranno pensione o avranno una pensione irrisoria: i giovani sono danneggiati dalla precarietà dalla discontinuità e dalla mancanza di un sistema di ammortizzatori sociali adeguato.

      Cisl
      Pezzotta: l’errore dell’art. 18

      MILANO Insistendo sulla riforma delle pensioni si rischia di ripetere l’errore fatto con l’art.18, creando i presupposti di un pericoloso conflitto sociale. «Non c’è nessuna ragione e nessun motivo di fare la riforma – insiste il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta -L’abbiamo detto e ripetuto in tutti i modi. Non capisco proprio questo accanimento a voler continuare a parlare di riforma che sortisce l’unico effetto di incentivare le persone a lasciare il lavoro». Si spazientisce Savino Pezzotta nel sentir parlare ancora di riforma delle pensioni, come è tornato a fare ieri il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, sulle colonne del Corriere della Sera. «Su questo
      argomento – scandisce Pezzotta – il mio parere resta sempre lo stesso. La nostra contrarietà sugli interventi strutturali sul sistema pensionistico è ben determinata».

      Uil
      Angeletti: conti a posto

      MILANO Continuare a parlare di riforma delle pensioni «è diventato ormai solo un alibi politico» a cui i sindacati non abboccheranno anche perchè «i conti sono a posto». Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, commenta così l’intervista rilasciata oggi da Giulio Tremonti al Corsera, Angeletti afferma di non temere il pressing sulle pensioni in chiave riforma: su questo fronte, dice, «l’autunno non sarà caldo. Non credo. Per un
      motivo semplice: manca l’oggetto del contendere, nel senso che non c’è obiettivamente la necessità della riforma delle pensioni. Il nostro sistema non costa – puntualizza il
      segretario della Uil – e quindi non ci si arriverà, non ne esiste il motivo. Se effettivamente i nostri conti non fossero in ordine lo capirei, ma così non e». Il problema vero, avverte Angeletti, «è che il dibattito è troppo politicizzato.