Maroni: «Ho i soldi per il nuovo Tfr»

09/09/2005
    venerdì 9 settembre 2005

    pagina 22

      PREVIDENZA VERTICE TRA IL MINISTRO DEL WELFARE E SINISCALCO: MAXIBONUS PER LE IMPRESE . L’INCONTRO CON LE PARTI SOCIALI SLITTA A LUNEDÌ PROSSIMO

        Maroni: «Ho i soldi per il nuovo Tfr»

          Ma Confindustria avverte: sulle compensazioni alle aziende può saltare ancora tutto

            Raffaello Masci

              ROMA
              La novità è che ci sarà un superbonus per tutte le aziende che decidano di versare il Tfr ai fondi pensione. Si tratta di un ulteriore elemento in mano al ministro Roberto Maroni per tentare di sbloccare la riforma della previdenza integrativa. Ieri pomeriggio, in una conferenza stampa, il ministro ha detto che il 6 ottobre, come già fissato in agenda, tutta questa materia sarà risolta, la delega verrà votata e tutti i salmi finiranno in gloria. Con buona pace dei sindacati che hanno già messo le mani avanti, delle banche che non si capacitano di dover tirare fuori i soldi per le compensazioni unicamente perché tanto vuole la legge, e di Confindustria che ha ribadito il già manifestato scetticismo illuminista: «Vedere per credere».

                Va da sé che da oggi al 6 ottobre prossimo il ministro Maroni si gioca la sua reputazione su un’operazione che è centrale per tutta l’azione del governo Berlusconi. Gioverà ricordare che in tutto questo tira e molla che va avanti dal dicembre del 2001, il tempo è ormai diventato il vero tiranno: se entro il 6 ottobre non si dirà la parola conclusiva, difficilmente la normativa potrà essere pronta per il primo gennaio prossimo, data a partire dalla quale scattano i sei mesi di tempo entro cui il lavoratore potrà decidere che destinazione dare alla propria liquidazione.

                  Comunque un primo risultato Maroni lo ha portato a casa. Ieri mattina si è incontrato con il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, e ne è uscito con la rassicurazione che c’è una «larga» copertura per gli oneri delle imprese: «La compensazione per le aziende c’è, ed è totale, dal loro punto di vista, per i costi che sosterranno nell’erogazione del Tfr». In aggiunta e a titolo di incentivo – ha detto ancora Maroni – sarà possibile perfino offrire un bonus o superbonus a tutte le imprese che optino per il versamento del Tfr ai fondi. Restano infine confermate le due aliquote per le deduzioni: quella del 3-4 per cento riservata alle grandi aziende e quella del 6 per cento per le piccole.

                    «Siamo soddisfatti delle dichiarazioni di Maroni, ma ci riserviamo di vedere i numeri e i contenuti del testo per dare giudizi», dice il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei. Insomma, per gli industriali la proposta del ministro sulla copertura degli oneri e sul superbonus deve essere messa nero su bianco, e solo allora si potrà esprimere un giudizio. Quanto all’accesso al credito, specie per le piccole aziende, resta un problema cruciale e del tutto irrisolto. Le cose, insomma, per la massima organizzazione degli imprenditori, restano quella che erano nei giorni scorsi: o il governo presenta una proposta per iscritto, oppure tutto resta campato nel cielo delle buone intenzioni.

                      Quanto alle banche, a cui il governo chiede di aprire una linea di credito privilegiata, hanno già più volte (ultima due giorni fa) ribadito che queste cose non si possono chiedere per legge quando si sta sul mercato. Al più si può tentare una trattativa. Ed è per questo che la giornata di oggi il ministro Maroni la dedicherà tutta alla trattativa con le banche, tant’è che il previsto incontro con i sindacati è stato spostato a lunedì prossimo.

                        Ma anche per lunedì non si prevede un confronto facile. La Cgil, attraverso la segretaria confederale Morena Piccinini, ha ricordato al ministro Maroni, «che non ci sono solo le compensazioni per le imprese che non disporranno più del tfr. Ma c’è anche la nostra richiesta di un diverso regime fiscale per i lavoratori aderenti». Il testo che verrà presentato dal ministro, inoltre, dovrà essere «onnicomprensivo, e riguardare cioè la parte normativa, i diritti dei lavoratori, le regole e la parte economica». Dopo di che il sindacato avrà bisogno di un tempo congruo «per poter valutare il documento all’interno delle singole strutture e di concerto con le altre parti sociali con le quali abbiamo raggiunto l’avviso comune». Ma il tempo è l’unica cosa che il governo non può concedere. Il 6 ottobre è alle porte.

                          Le posizioni

                          SINDACATI. Tiepidi: vorrebbero che la riforma accordasse una corsia preferenziale ai fondi negoziali chiusi, quelli che saranno contrattati per categoria, nei quali i sindacati avranno voce in capitolo al momento di trattare le condizioni. Sono perplessi, invece, sulla questione del credito alle imprese

                          IMPRESE. Contrarie: il Tfr rappresenta il 7 per cento delle retribuzioni lorde (secondo Maroni circa 13 miliardi l’anno): denaro che oggi è nella disponibilità dele aziende e non lo sarà più una volta avviata la riforma. Confindustria chiede credito automatico per un importo pari al Tfr perduto. Altrimenti non se ne fa nulla: «rischiamo di affossare le piccole e medie imprese»

                          ASSICURAZIONI. Favorevoli: Il nuovo Tfr è l’occasione di allargare il giro d’affari dei prodotti pensionistici. Le stime del ministero dicono che in breve nei fondi finiranno almeno 10 dei 13 miliardi. Preferiscono i fondi aperti, quelli che si trattano individualmente, non gradiscono la preferenza a quelli chiusi ma certo non si metteranno di traverso di fronte a una riforma che porta loro nuovi clienti

                          BANCHE. Contrarie: Le banche non vogliono neppure sentir parlare di credito automatico. «Decidere a chi concedere credito è il nostro mestiere» ha dichiarato il numero uno dell’associazione bancaria (Abi) Maurizio Sella. Su questo punto, dicono, sono «irremovibili». Maroni si è sbilanciato spesso, promettendo il credito agli imprenditori