Maroni fa un regalo ai super-ricchi

01/04/2004


  Economia e lavoro


giovedì 1 aprile 2004
Maroni fa un regalo ai super-ricchi
Salta il tetto per le pensioni d’oro.
La sinistra protesta: un atto indecente

Nedo Canetti
ROMA Puniti i lavoratori, salvaguardate le pensioni d’oro. È questo, in estrema sintesi, il succo della seduta di ieri della commissione Lavoro del Senato, dove sono cominciate le votazioni sul maxiemendamento Maroni al ddl di delega al governo per la (contro)riforma delle pensioni. Una giornata esemplare nella logica
politica della maggioranza di centro-destra che tende a colpire i lavoratori e i pensionati per privilegiare i miliardari e chi non rispetta le regole. Si è subito capito che aria sta tirando.
«In pratica – come ha commentato il capogruppo ds, Gavino Angius
- è iniziata la demolizione del sistema previdenziale pubblico ad opera dell’esecutivo Berlusconi». È la risposta anticipata della maggioranza
alla manifestazione che vedrà scendere in piazza sabato a Roma,
500mila pensionati che protesteranno proprio contro questa legge.
Ed anche alle sollecitazioni, ancora di ieri dei leader di Cgil e Cisl, Guglielmo Epifani e Savino Pezzotta, per una ripresa del confronto sindacati-governo.
Il ministro del Welfare aveva detto, in mattinata, che, se il Presidente
del consiglio lo avesse autorizzato, avrebbe incontrato le organizzazioni sindacali, ma, poche ore dopo, a Palazzo Madama, si approvava, a spron battuto proprio la norma più contestata, quella che prevede l’innalzamento dell’età pensionabile.
Nel 2008 si andrà in pensione o con 40 anni di contributi o con 35 anni di contributi e 60 anni di età oppure (emendamento Lega) con
35 anni di contributi e 57 di età, con però la pesante penalizzazione del calcolo dell’intero periodo con il metodo contributivo. Insomma, mentre da una parte il governo finge di voler riaprire un dialogo col sindacato, dall’altra va avanti sulla strada tracciata senza alcun cedimento. «A fronte di questi ‘regali’ ai lavoratori, il governo ha pensato bene di bocciare la proposta di fissare a 516 euro al giorno (30 milioni al mese di vecchie lire!) le cosiddette ‘pensioni d’oro’ ha aggiunto Angius. Si trattava di un modesto ritocco, ma evidentemente la Casa delle libertà ha ritenuto che si trattasse di un limite ingiusto e che, per qualcuno, 516 euro al giorno non bastino. «Si conferma così – dice Gavino Angius – se mai ce ne fosse stato bisogno, che questa non è una riforma, ma una stangata che colpisce solo i più deboli e che non mette le mani in tasca ai più ricchi».
Battafarano e Piloni, anch’essi senatori della Quercia, ricordano
inoltre che i soldi che il governo spera così di ottenere, non saranno
destinati né alle future pensioni dei giovani, né al Welfare, ma finalizzati esclusivamente a coprire i buchi dei conti pubblici provocati dalla fallimentare politica economica del governo. «Insomma – chiosano -. Questa legge serve solo a fare cassa, e la cassa la pagano i lavoratori». Dura anche la reazione della Margherita. «Un governo e una maggioranza allo sbando – dice il vicepresidente dei senatori, Paolo Giaretta – hanno deciso di tagliare le pensioni solo per fare cassa, mentre sulle pensioni d’oro Berlusconi fa un altro regalo ai ricchi e dà un colpo a chi già oggi è in difficoltà».