Maroni fa il duro e minaccia ancora l’articolo 18

28/10/2004

              giovedì 28 ottobre 2004

              «Uno sciopero non ci fermerà», dice il ministro del Welfare che incontra il leader di Confindustria, Montezemolo
              Maroni fa il duro e minaccia ancora l’articolo 18

              Nedo Canetti

              ROMA Insiste Roberto Maroni. «Il governo -ha ribadito ieri- è per mantenere il testo del ddl 848 bis (sugli ammortizzatori sociali ndr) così com’è, quindi non ci sarà alcuno stralcio delle modifiche all’art.18 per iniziativa del governo».

              Secondo il titolare del Welfare, anche la Confindustria è della stessa opinione. In verità, nel corso di un’audizione alla commissione Lavoro del Senato, il vice di viale dell’Astronomia, Alberto Bombassei, aveva annunciato che la sua organizzazione non avrebbe certo chiesto lo stralcio, ma nemmeno si sarebbe opposta all’eventuale decisione di stralcio da parte del Parlamento. Il ministro, d’altronde, tira diritto su tutto, infischiandosene delle posizioni delle controparti. Vale per l’art. 18 e vale per la Finanziaria. Non gli interessa che, sullo stralcio, non solo ci sia l’accordo della Cgil e di altre organizzazioni, e che anche i sindacati, in particolare Cisl e Uil, che hanno firmato il Patto per l’Italia, ascoltate nelle audizioni a Palazzo Madama, non si oppongano, checché ne dica il ministro, ad una decisione, in questo senso. E non gli interessa nemmeno che i sindacati abbiano proclamato, sulla finanziaria, uno sciopero generale. Dopo un incontro, ieri, con Luca Cordero di Montezemolo, Maroni ha, infatti, affermato che lo sciopero non cambierà la posizione del governo. Ha provato anche fare lo spiritoso. «Gli scioperi – ha ironizzato – possono essere decisivi per bloccare una riforma o per accelerarla. Nel mio caso sono stati utili, sono serviti per arrivare alla fine dei provvedimenti: sarà così anche per la finanziaria».


              Spavaldo, come è costume del suo partito, ma, con l’aria che tira nella maggioranza, qualche cautela anche Maroni è costretto ad usarla. Niente stralcio, insiste, ma «il Parlamento, considerato quanto è successo in commissione al Senato, dove l’idea di eliminare la norma ha conquistato anche non pochi senatori della maggioranza, è sovrano e io mi inchino sempre alle sue decisioni».


              Da Ferrara, alla presentazione del «Festival dei diritti», gli risponde, a stretti giro di dichiarazioni, il segretario della Cgil, Guglialmo Epifani. «Il governo non vuole tenere conto – ribatte – di quello che dice il sindacato e procede, quindi per conto proprio». «Questo – aggiunge – secondo me, rappresenta un grave errore, che purtroppo poi il Paese pagherà». «Il ministro apra gli occhi – incalza il capogruppo ds in commissione Lavoro, Giovanni Battafarano -: tutte le parti sociali oggi chiedono misure per il rilancio dell’economia, per lo sviluppo e la competitività e nessuno, ma proprio nessuno, ha indicato le modifiche all’art.18 come uno strumento utile per raggiungere l’obiettivo della ripresa». «Questi elementi – continua – sono emersi con nitida chiarezza nel corso delle audizioni in Senato: Maroni farebbe bene, quindi, ad ascoltare i sindacati e la stessa Confindustria e a smetterla di arroccarsi su una vecchia e inutile battaglia simbolica, tanto più che il clima è cambiato e anche il governo dovrebbe trarne le logiche conseguenze e decidersi a proporre lo stralcio».


              Dei dubbi che serpeggiano nella Cdl deve però tenere conto anche il ministro. Così, per discutere sull’iter dell’848 bis, e, ovviamente, della sorte della riforma dell’art.18, è stato convocato per oggi, a Palazzo Madama, un vertice, al quale, insieme a Maroni, parteciperanno i capigruppo della maggioranza.