Maroni: «E ora tocca alla riforma del Welfare»

23/02/2004

    22 Febbraio 2004

    NEL PROGRAMMA IL SOSTEGNO AL REDDITO, LE POLITICHE SOCIALI E L’ASSEGNO DI ULTIMA ISTANZA. MARTEDI’ AL SENATO ARRIVANO LE NUOVE PENSIONI
    Maroni: «E ora tocca alla riforma del Welfare»
    Il ministro apre alla Cgil e invita al dialogo

    Giacomo Galeazzi

    ROMA
    «Da parte nostra nessuna preclusione. La Cgil non si autoescluda dalla trattativa perché in discussione ci sono questioni cruciali come il sostegno al reddito, il costo della vita, le politiche sociali, il reddito di ultima istanza». Il ministro del Welfare fa appello a Guglielmo Epifani, segretario generale del principale sindacato italiano. «Chiuso il capitolo delle pensioni – annuncia Roberto Maroni – ora il governo aprirà subito il confronto sulla riforma del Welfare e se la Cgil vorrà parteciparvi sarà un bene per il confronto». Secondo Maroni, sciolto il nodo della previdenza, è il momento giusto per dare seguito all’impegno preso dall’esecutivo con le parti sociali.
    Al più presto, quindi, verranno convocati i tavoli sulla riforma dello stato sociale, ossia sul mercato del lavoro, le politiche sociali e lo sviluppo. «Prendiamo atto che il ministro Maroni, archiviata la trattativa con le parti sociali sulle pensioni, si dice pronto a quella sul Welfare, però ora la nostra priorità è fare pressione in Parlamento per ottenere ulteriori modifiche alla riforma pensionistica», ribatte il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che non esclude uno sciopero generale contro la riforma pensionistica, la perdita del potere d’acquisto e gli ostacoli allo sviluppo. Ma, per il relatore Carmelo Morra, l’emendamento alla delega previdenziale approvato venerdì da Palazzo Chigi «non subirà altre modifiche».
    Il ddl, infatti, riprenderà immediatamente il suo iter a palazzo Madama. «Martedì – spiega Morra – vedremo se il testo arriverà in commissione al Senato. A quel punto si riapriranno i termini per la presentazione dei subemendamenti e credo che l’opposizione debba coerentemente presentare le proprie proposte di modifica in linea con quanto annunciato dal leader della Margherita, Francesco Rutelli. Noi comunque, nonostante siamo convinti di aver recepito tutte le istanze incluse quelle del centrosinistra, continueremo ad avere attenzione per le loro proposte».
    Sulla previdenza, comunque, il clima politico è più che mai arroventato. Prova a gettare acqua sul fuoco il vicepremier Gianfranco Fini: sulle pensioni il governo proseguirà sulla strada del dialogo con le parti sociali. «Non si tratta di riesumare politiche consociative, né di riproporre un’idea di “concertazione senza decisione” – precisa Fini – agiremo secondo la forte consapevolezza che la complessa e critica situazione economica dell’Europa, e quindi dell’Italia, impone a tutti (pur nella diversità dei ruoli) di rifiutare la logica del muro contro muro». Quelle del vicepresidente del Consiglio, replica Cesare Damiano, responsabile diessino del Lavoro, sono buone intenzioni che purtroppo non trovano riscontro nella realtà. «Con ritardo – osservano i Ds – Fini si accorge della necessità di parlare con il paese reale, ma ciò avviene dopo che sulle pensioni il governo ha sperimentato il metodo della concertazione “a singhiozzo”, usando strumentalmente i momenti di dialogo, più per un problema di contrasto interno alla maggioranza che per una reale vocazione di confronto con le parti sociali».
    Secondo il centrosinistra ciò, tra annunci e smentite, ha prodotto una variegata quantità di riforme pensionistiche e gettato lo sconcerto tra i cittadini, salvo poi riproporre, in conclusione, i «diktat» che hanno allungato l’età pensionabile e creato nuovi “scaloni” difficilmente sormontabili, a svantaggio di chi sta per andare in pensione. «La concertazione e il dialogo sociale – sostengono i Ds – sono scelte di fondo che appartengono ad una visione strategica dello sviluppo del paese, non possono essere scelte tattiche di convenienza momentanea, altrimenti si finisce in un vicolo cieco economico produttivo e sociale».
    Critiche alla «tardiva» apertura dell’esecutivo pure dal leder della Cisl. «La riforma dello Stato sociale non può passare attraverso una riduzione della spesa sociale – commenta Savino Pezzotta – anzi, semmai sono necessarie risorse aggiuntive. Noi siamo disponibili a qualsiasi confronto, ma bisogna capire con quali risorse si fanno le riforme e si rimodula lo Stato sociale». Pezzotta prevede, dunque, tempi stretti per la «proposta-piattaforma» unitaria delle tre confederazioni, le cui linee guida saranno sottoposte all’assemblea di Cgil, Cisl e Uil del 10 marzo e che riguarderà, tra l’altro, i temi della politica industriale, dello sviluppo, del Mezzogiorno, della politica dei redditi e del sistema di Welfare. Inoltre, per la Cisl, quella del riequilibrio delle aliquote contributive dei lavoratori autonomi è ancora una partita tutta aperta. Il rischio, infatti, è che «la riforma vada a gravare solo sui lavoratori dipendenti».