Maroni: «E ora riformiamo lo statuto dei lavoratori»

19/03/2004


VENERDÌ 19 MARZO 2004
 
 
Pagina 35 – Economia
 
 
Tiraboschi nominato a capo della commissione che dovrà cambiarlo entro l´anno
Maroni: "E ora riformiamo lo statuto dei lavoratori"
          I sindacati dicono no. Cgil: piuttosto arricchire la normativa. Cisl: non toccare le tutele. Uil: la vera emergenza è il lavoro discontinuo
          ROBERTO MANIA


          ROMA – Dopo la riforma del mercato del lavoro, la riforma dello Statuto dei lavoratori. L´ha annunciato ieri, in una conferenza stampa, il ministro del Welfare, Roberto Maroni, che – a due anni dall´omicidio di Marco Biagi – ha istituito una commissione, presieduta da Michele Tiraboschi, con il compito di elaborare entro la fine dell´anno una o più ipotesi di legge (lo «Statuto dei lavori») per tutelare i diritti dei lavoratori flessibili ma anche per «modificare» la legge 300 del 1970. E proprio quest´ultimo aspetto ha aperto un nuovo fronte polemico con i sindacati. Seppur con toni diversi Cgil, Cisl e Uil hanno detto no ad una revisione dello Statuto del 1970. «E´ assurdo pensare – ha dichiarato il segretario confederale della Cgil Giuseppe Casadio – ad una correzione dello Statuto. Semmai è necessario arricchire la normativa a vantaggio del mondo del lavoro atipico». I cambiamenti nel mercato del lavoro – è la tesi del segretario confederale della Cisl Giorgio Santini – non sono tali da giustificare un intervento correttivo sulla legge che rappresenta la maggiore conquista dell´autunno caldo. «Le tutele – ha dunque precisato Santini – devono essere allargate alle nuove tipologie di lavoro; ma non vanno né cancellate, né stravolte quelle già in vigore». Fermo restando lo Statuto dei lavoratori, il leader della Uil, Luigi Angeletti, ha ricordato che già il Patto per l´Italia del 2002 prevedeva l´estensione dei diritti ai lavoratori flessibili e che il governo è in netto ritardo rispetto alla tabella di marcia. «L´emergenza di oggi – secondo Angeletti – è il lavoro discontinuo che riguarda milioni di persone. A questa moltitudine vanno date garanzie minime». Su questo il ministro ha garantito il confronto con le parti sociali.
          L´incontro con i giornalisti di ieri è servito a Maroni, insieme al sottosegretario Maurizio Sacconi, a fare il punto sullo stato di attuazione della legge Biagi. Già alla fine di questo mese dovrebbe diventare operativa la norma che consente alle agenzie di lavoro interinale di svolgere una piena attività di collocamento non più limitata ai soli contratti ad interim. Proprio ieri il ministro ha firmato anche la circolare per il part time cosiddetto «elastico» che, con l´accordo del lavoratore, permetterà all´azienda di utilizzare il dipendente per un numero di ore superiore a quelle concordate e anche in una fascia oraria diversa. I co.co.co non scompariranno ma dovranno essere giustificati da un progetto. Al posto del vecchio contratto di formazione e lavoro ci saranno i contratti di inserimento. Da giugno inizierà la sperimentazione della Borsa telematica del lavoro. Pienamente operativo è lo job sharing, cioè il lavoro diviso tra due persone.
          Su diversi aspetti della riforma resta l´incognita della Corte costituzionale alla quale si sono rivolte le Regioni contestando una invasione delle proprie competenze. «I ricorsi alla Consulta – ha detto Sacconi – sono indecenti visto che era stato raggiunto un accordo tecnico con tutte le Regioni. Ma, come sempre quando c´è di mezzo la legge Biagi, riemerge l´aspetto ideologico al di là del merito».