Maroni: «Divideremo previdenza da assistenza»

10/11/2003

lunedì 10 novembre 2003

Pagina 29 – Economia
 
 
La riforma
Il ministro: difenderemo le nostre scelte come gendarmi

Maroni: "Divideremo previdenza da assistenza"
          La Cisl: 4,5 miliardi in più alzando i contributi di autonomi e parasubordinati

          ROMA – Il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, è d´accordo con la proposta dei sindacati: nei conti del sistema pensionistico bisogna separare previdenza e assistenza. Lo ha detto ieri durante l´assemblea federale della Lega: «È una riforma che va fatta, altrimenti non si sa che cosa entra per pagare le pensioni e che cosa poi esce per pagare servizi, che sono comunque fondamentali».
          Davanti al popolo leghista, Maroni ha ripetuto che la Lega ha «salvato le pensioni di anzianità», precisando che ancora adesso «c´è un tentativo di modificare la riforma previdenziale tagliando le pensioni d´anzianità: noi non lo permetteremo». Non dice, però, che la riforma taglia nettamente le pensioni di anzianità, perché se è vero che dal 2008 sarà possibile andare in pensione con 35 anni di contributi è altrettanto vero che – in seguito all´innalzamento dell´età contributiva da 35 a 40 anni in un solo colpo – chi farà questa scelta si vedrà ridurre sensibilmente la pensione, fino al 40-50 per cento dell´ultimo stipendio.
          Maroni ha ribadito poi che il governo non ritirerà l´emendamento alla delega previdenziale e che dunque «la riforma previdenziale deve rimanere così com´è: noi la difenderemo come gendarmi». Per Maroni è una riforma che «garantisce la sostenibilità del sistema e l´equità». I tagli ci sono, «la riforma è sbagliata», ribatte, Pierpaolo Baretta, segretario confederale Cisl, il quale è convinto che «una riforma che garantisca un equilibrio finanziario e non comporti tagli è possibile». Ad esempio, Baretta stima che l´aumento dell´aliquota contributiva dal 17 al 20% per parasubordinati e lavoratori autonomi farebbe incamerare 4,5 miliardi di euro alle casse dell´Inps, la metà dei risparmi previsti dalla riforma del governo. «Noi chiediamo di agire non solo sulle uscite e non solo sui lavoratori dipendenti», sintetizza Baretta. «Maroni dice di voler difendere la riforma come un gendarme, il sindacato non può pensare di essere convocato da un militare, è una concezione delle relazioni sindacali che si commenta da sé», dice Marigia Maulucci, Cgil.
          (r.d.g.)