Maroni: «Dialogo anche sulle scelte già fatte»

01/02/2002





Il ministro Maroni invita i sindacati a riaprire un confronto �pacato, senza veti, n� diktat� – Oggi il via alla campagna sull’art.18
�Dialogo anche sulle scelte gi� fatte�
La Confindustria chiede al Governo di proseguire: �Gli scioperi non sono la bomba atomica�
Massimo Mascini
ROMA – Discutere, discutere, discutere. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, invita le parti sociali a riprendere un dialogo �pacato, sereno senza tab�, n� veti� e tantomeno diktat. Mostra anche una disponibilit� a �discutere di decisioni gi� prese e delle proposte gi� fatte�. Un’apertura che per� non promette lo stralcio della revisione dell’articolo 18, come invece hanno chiesto sempre ieri i sindacati e l’opposizione politica. �� singolare – ha detto Maroni – che il sindacato voglia discutere e pretenda di togliere dal tavolo proprio l’argomento di discussione�. Troppa disinformazione, ha insistito il ministro, troppa ideologia. E oggi proporr� in Consiglio dei ministri l’avvio di una campagna di informazione per chiarire che le novit� della delega �danno diritti a chi oggi non ne ha�. Una tesi condivisa dalla Confindustria. Guidalberto Guidi, consigliere di Confindustria, ha detto a un convegno Ecol sull’arbitrato: �Capisco il sindacato, ma mi sembra che reagisca in maniera esagerata, come se si volesse ritoccare la Carta costituzionale. La verit� � che lo Statuto dovrebbe chiamarsi "del sindacato", pi� che "dei lavoratori"�. Gli imprenditori incitano il Governo ad andare avanti senza curarsi pi� di tanto. Dagli Stati Uniti il presidente di Confindustria chiede al Governo di non avere tentennamenti. �Lo sciopero – avverte – non � la bomba atomica: meglio farne a meno, certo, meglio lavorare con il consenso, ma non bisogna fermarsi perch� ci sono degli scioperi. Bisogna mettere tutti attorno a un tavolo, discutere, poi decidere�. Del resto, la Confindustria contesta anche le cifre sulle adesioni agli scioperi. Ieri, hanno fatto sapere, in Umbria ha scioperato il 60% dei lavoratori, ma nel Lazio non si � andati oltre il 20 per cento. Come sempre sono pi� alte le cifre fornite dal sindacato. Nel dibattito romano su conciliazione e arbitrato – l’unica alternativa normativa all’articolo 18 – cade nel vuoto il consiglio di Tiziano Treu che invita a riparlare dei licenziamenti in un altro momento, �quando ci sia meno tempesta�. Inascoltato anche Sergio Bill� quando suggerisce di �spegnere i microfoni e parlare sottovoce�. Il sottosegretario Maurizio Sacconi si rassegna: �Troppe perplessit� – afferma – forse � meglio non farne niente�. E in questo clima infuocato i senatori dell’Ulivo avvertono: se non si stralcia il riferimento all’articolo 18, sar� ostruzionismo. Le imprese sono in prima linea. Guidi � stato fermo nel delineare uno scenario di guerra nel caso in cui non si dovessero realizzare le riforme. �Saremmo il Paese con pi� flessibilit� – annuncia – perch� magari arriveremo ad avere il 30% di sommerso, ci sarebbero solo contratti di formazione o a termine, porteremmo le aziende in Romania, in Viet Nam, in Cina. Saremmo il paese pi� flessibile, ma anche quello meno in grado di competere sui mercati�. Il Governo sarebbe anche disposto a rimettere in discussione le deleghe, ma Roberto Maroni avverte che lo potrebbe fare �a una sola condizione: che non ci siano diktat o veti�. Il punto � che la richiesta, ribadita anche ieri da tutto il sindacato, � invece proprio per ribadire la richiesta di uno stralcio del riferimento all’articolo 18. �Vorremmo che si cassasse anche il riferimento all’arbitrato – sottolinea Pier Paolo Baretta – ma sarebbe troppa grazia, ci accontentiamo del 18�. Il Governo per� non star� alla finestra. Maroni vuole chiedere oggi al Consiglio dei ministri il via libera a una campagna di informazione, �non per attaccare il sindacato, ma per chiarire cosa ha fatto il Governo finora in materia di lavoro�. A peggiorare un quadro che non � certo roseo, viene la delusione per chi sperava una pacificazione in nome delle norme su arbitrato e conciliazione. Il presidente della Confcommercio, aprendo ieri un convegno dell’Ecol, un’organizzazione che raccoglie parecchie organizzazioni datoriali, ha indicato in questi istituti giuridici, rivisti dal Governo, una possibile via di uscita. �La bocciatura dell’articolo 18 – ha affermato Bill� – non risolve nulla da sola, occorrono degli strumenti che accorcino i tempi dei giudizi e diminuiscano il carico giurisdizionale. E arbitrato e conciliazione sono i pi� ideonei�. Ma � stato poi proprio Maurizio Sacconi a spegnere gli entusiasmi. �Uno strumento del genere – ha detto – vale solo se dietro c’� una forte volont� di utilizzarlo, ma non mi nascondo le forti perplessit� di molti ambienti scientifici e soprattutto delle parti sociali. Non credo – ha aggiunto – che sia possibile intervenire troppo drasticamente perch� le norme messe a punto dal Governo si tengono tra di loro. Per cui o si accettano cos� come sono, o � meglio non farne pi� nulla, rinunciarvi. Un arbitrato sterile sarebbe un’illusione pericolosa�. E proprio quelle perplessit� sono state, nello stesso convegno, ribadite per il sindacato da Pier Paolo Baretta, segretario confederale della Cisl. Il quale ha sottolineato in particolare come il sindacato non accetti che l’arbitro, nel decidere i lodi, non debba tener conto di leggi e contratti, ma solo del suo senso di equit�. �Diffidiamo – ha detto – del fatto che non ci siano norme certe alle quali agganciare le decisioni dell’arbitro�. Eppure per Sacconi proprio quello era un motivo di appeal. �Perch� in questo modo – ha detto – si d� l’idea di uno strumento agile, di essere in grado di reagire con rapidit� ed efficienza, tenendo conto delle esigenze delle persone�.

Venerd� 01 Febbraio 2002