Maroni deluso, il sindacato resta unito

03/11/2003



  economia


01.11.2003
Maroni deluso, il sindacato resta unito
Pezzotta: non parlo col ministro delle pensioni. Il titolare del Welfare: non ritiro niente
Marco Tedeschi

MILANO «Prima viene approvata la delega sulle pensioni, prima partono gli incentivi». Roberto Maroni preme sull’acceleratore, auspica che il criticatissimo provvedimento sulla previdenza sia approvato entro la fine dell’anno, ma in realtà rischia di dover ricorrere improvvisamente al pedale del freno. Il ministro del Lavoro, infatti, era convinto che al di là delle dichiarazioni ufficiali il passare delle settimane avrebbe incrinato il fronte sindacale, fortemente contrario ai progetti dell’esecutivo sulle pensioni. Così non è stato, e la riprova la si è avuta anche ieri.
Savino Pezzotta ha risposto ironicamente a chi gli rammentava le
dichiarazioni di Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia aveva definito «straordinarie» la riforma del mercato del lavoro e la proposta di riforma delle pensioni, osservando che solo l’Italia in Europa le ha finora fatte. Il segretario della Cisl ha replicato: «Bravo! Io sono convinto del contrario». Si è fatta sentire anche la Cgil
per bocca di Carla Cantone: «Come sempre, siamo pronti a discutere, a condizione che il governo ritiri la sua controriforma della legge Dini». Il segretario confederale della Cgil ha anche confermato che «se sarà necessario, verrà indetto un nuovo sciopero, che sarà deciso unitariamente». «In campo una proposta c’è da mesi», ha aggiunto la sindacalista replicando al sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, secondo il quale finora manca da parte dei sindacati una disponibilità al dialogo soprattutto perchè la Cgil nega tale possibilità a priori. «Il governo – ha aggiunto Carla Cantone – non avendo condiviso fin dall’inizio questa proposta ha tirato dritto con la delega. Noi siamo pronti a discutere purchè si ritiri la controriforma della legge Dini. Non abbiamo cambiato idea, piaccia o no a Sacconi».
Il segretario confederale della Cgil ha confermato, quindi, le iniziative di mobilitazione già fissate fino al 6 dicembre. «Strada facendo – ha concluso – decideremo come aggiornare il nostro calendario di mobilitazione. Se sarà necessario lo sciopero, lo decideremo unitariamente».
E nella giornata di ieri non è mancata una presa di posizione della
Uil. «Le dichiarazioni di Savino Pezzotta e i chiarimenti di Adriano
Musi deludono quanti, tra uomini di governo e politici, sembrano ormai passare il tempo a scrutare le stelle per cogliere un qualche segnale di riuscita delle manovre volte a dividere il sindacato». Sono le parole di Silvano Miniati, segretario generale Uil Pensionati.
«Il documento unitario di Cgil, Cisl e Uil che pone come condizione
il ritiro delle scelte più negative compiute dal Governo e delinea un
programma di mobilitazione e di lotta sulle pensioni e sulla legge finanziaria – prosegue – non esclude l’eventuale ricorso anche a un altro sciopero generale. Insomma, questa è una piattaforma comune, su cui si registra un consenso crescente tra i lavoratori e l’opinione pubblica e che rappresenta un terreno di impegno concreto per i sindacati dei pensionati, che, ancora una volta, parteciperanno numerosi alle mobilitazioni unitarie».
Tra gli obiettivi della protesta dei pensionati c’è non solo il recupero
del potere d’acquisto delle pensioni, ma anche la difesa di un modello
di welfare che tuteli tutti i cittadini: i giovani, gli adulti e gli anziani.
«Chi ha un lavoro, chi l’aveva e chi ancora non ce l’ha. I pensionati
e gli anziani – ha concluso Miniati – rifiutano un progetto di controriforma previdenziale che penalizza contemporaneamente i giovani e gli adulti e ogni tentativo strumentale di mettere i padri contro i figli».
La prossima settimana le audizioni sulla riforma delle pensioni in commissione Lavoro di Palazzo Madama. Giovedi prossimo, alle 14,30, saranno ascoltati Cgil, Cisl e Uil. Le audizioni proseguiranno la settimana successiva. Nel frattempo, gli artigiani di Mestre hanno puntato il dito contro un altro aspetto della riforma previdenziale.
«I tagli alle pensioni d’oro previsti in Finanziaria? Saranno decisamente molto soft». Secondo le simulazioni effettuate dall’ufficio studi dell’associazione, «il contributo di solidarietà (pari
al 3% annuo per importi pensionistici al di sopra dei 15.000 euro
lordi al mese) non le penalizzerà più di tanto. Infatti, dai calcoli effettuati su assegni pensionistici mensili netti che vanno da 9.945 ad un massimo di 12.906 euro – sostiene ancora la Cgia – i “tagli” oscilleranno tra i 279 e i 368 euro. Mediamente la decurtazione sarà attorno al 3%».