Maroni: deleghe modificabili

16/01/2002

 

Pagina 8 – Economia
 
Ma il ministro del Welfare precisa: quella del Quirinale non è una mediazione. Oggi vertice con i sindacati
 
 
Incontro con Ciampi che invita alla concertazione
 
 
 
Cofferati: "Il governo ha buttato nel cestino il dialogo e produce solo rotture sociali"
Berlusconi: "La ripresa economica è iniziata, dobbiamo solo sostenerla"
 
ROBERTO PETRINI

ROMA — Ciampi avvia la «moral suasion» su parti sociali e governo. «Mi ha dato tanti utili consigli in materia economica di cui farò tesoro», ha detto il ministro del Welfare Roberto Maroni al termine dell’incontro durato circa un’ora e ha aggiunto: «Ciampi ha tenuto a precisare che il suo non è un tentativo di mediazione e mi ha anche ricordato che anche lui subì uno sciopero generale». Ma durante l’intera giornata il ministro del Lavoro leghista non aveva nascosto l’irritazione per la mossa del Quirinale: «Riaprire le trattative con i sindacati sarebbe un vulnus per il Parlamento, nessuna mediazione da parte di Ciampi», aveva fatto sapere da Madrid.
In serata, invece, dopo l’incontro, una nota del ministro informava di un colloquio «molto cordiale» e spiegava che il governo «intende proseguire sul piano del confronto», naturalmente in Parlamento dove Maroni nei prossimi giorni incontrerà «le commissioni Lavoro di Camera e Senato per concordare con i rispettivi presidenti e relatori dei provvedimenti in oggetto le modalità per favorire lo svolgimento di un utile confronto e un sereno dibattito». Secondo indiscrezioni raccolte a Montecitorio, la maggioranza e il governo stanno preparando emendamenti per rendere le deleghe meno dettagliate volte a lasciare più spazio alle Regioni e per aumentare gli indennizzi relativi all’articolo 18.
La strada dunque è aperta all’incontro con i sindacati che accusano il governo di non voler riaprire il dialogo. Oggi Cofferati, Pezzotta e Angeletti (che saranno ascoltati anche dalla commissione Lavoro del Senato dove inizia l’iter della delega sul lavoro) saliranno il Colle: «Spiegheremo a Ciampi le nostre preoccupazioni per un governo che ha buttato nel cestino la concertazione e sta producendo rotture sociali», ha detto ieri il segretario della Cgil Cofferati. «Il dialogo? Decidono loro e poi vorrebbero che registrassimo le loro opinioni», ha aggiunto intervistato da Enzo Biagi.
La mossa del Quirinale ha trovato un ampio schieramento di consenso che supera gli schieramenti parlamentari. Lo stesso ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha giudicato «assolutamente positivi» gli incontri del Quirinale definiti «non politici e civili». Da sinistra il segretario dei Ds Fassino ha parlato di impegno «significativo» di Ciampi volto a «supplire alla sordità del governo» e a «favorire la dialettica tra le parti sociali per evitare lacerazioni devastanti». Boselli dello Sdi rimprovera a Maroni un atteggiamento «ingiusto e sbagliato» nei confronti del Qurinale. Mentre dal centrodestra Gianni Alemanno, ministro dell’Agricoltura, esponente dell’area sociale di An, giudica l’intervento «quanto mai opportuno per evitare che si generino le condizioni di uno scontro frontale tra esecutivo e sindacati». Plaude all’iniziativa di Ciampi anche Luca Volontè del CcdCdu che sollecita l’avvio di un tavolo «nostop» tra governo e parti sociali. Contesta tutto Bertinotti che considera comunque la concertazione una «pratica neocorporativa», mentre l’ex presidente della Repubblica Cossiga ha annunciato una interpellanza sull’iniziativa di Ciampi che considera «estranea» alle competenze del Quirinale.
In realtà nelle intenzioni di Ciampi non c’è alcuna volontà di tessere un negoziato tra le parti sociali, le cui sedi restano Palazzo Chigi e il Parlamento. L’iniziativa di Ciampi nasce su istanza dei sindacati che resero nota la richiesta formale di incontro al Quirinale il 34 gennaio. Il Presidente, prima di incontrarli, ha voluto sentire il ministro competente, che sarà seguito, sempre su richiesta, da quello della Confindustria.
Ciampi, contrariamente a quanto accade in materia di giustizia, sa bene di non aver competenze istituzionali sul dialogo sociale il cui svolgimento, del resto, è ritenuto fisiologico. Ma tutti sanno che egli è stato governatore della Banca d’Italia e ministro del Tesoro e conosce assai bene i meccanismi del dialogo sociale, è il «padre» degli accordi sulla concertazione del 1993 che consentirono di debellare l’inflazione. Da qui dunque l’interesse a problemi fondamentali dell’economia, senza atteggiamenti «unilaterali».
Evita di tornare sul tema il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che preferisce descrivere con toni ottimistici la situazione dell’economia italiana: «La ripresa è già cominciata — ha detto ieri in televisione — dobbiamo solo sostenerla ed è quello che stiamo facendo. Penso — ha aggiunto — che la situazione del nostro paese sia migliore di quella della Germania e di altri paesi europei».