Maroni: delega pensioni da migliorare

05/11/2002




5 novembre 2002

Maroni: delega pensioni da migliorare
Incentivi per innalzare l’età del ritiro

«Per restare in attività non dev’essere necessario il consenso del datore di lavoro»

      ROMA – Il disegno di legge delega sulle pensioni che il governo ha presentato un anno fa va migliorato. Lo ha detto ieri il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, da Bruxelles dove è andato per un incontro con Anna Diamantopoulou, commissario europeo per gli Affari sociali. Maroni ha spiegato che la delega «va rafforzata innalzando l’età pensionabile con incentivi». In particolare, ha aggiungo il ministro, il lavoratore che, raggiunti i requisiti per la pensione d’anzianità, vuole continuare a restare in attività, deve poterlo fare senza che sia necessario il consenso del suo datore di lavoro. Maroni ha fatto questo annuncio rispondendo alle critiche dell’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu (Margherita) che, nell’intervista pubblicata ieri dal Corriere della Sera , critica il governo perché non avrebbe il consenso necessario per intervenire sulla previdenza. «La riforma delle pensioni c’è già, è stata concordata con le parti sociali ed è in Parlamento. L’Italia ha la capacità, la forza e la visione per fare la riforma». In realtà, il disegno di legge delega presentato quasi un anno fa dal governo è da allora fermo alla Camera. E tutti i sindacati hanno bocciato uno dei pilastri della riforma, il taglio dei contributi di 3-5 punti per i nuovi assunti che, tra l’altro, come ha riconosciuto lo stesso governo rischia di aprire un buco nei conti pubblici (perché, nonostante la diminuzione dei versamenti, le pensioni non verrebbero ridotte).
      Gli altri pilastri della riforma sono il trasferimento obbligatorio del Tfr (i futuri accantonamenti per la liquidazione) ai fondi di previdenza integrativa (anche questo un punto controverso) e gli incentivi per chi ritarda il pensionamento. Maroni anche ieri ha difeso l’impianto della sua riforma, ma ha aggiunto che bisogna potenziare gli incentivi, senza affiancarvi penalizzazioni come invece suggerisce Treu (per esempio estendendo a tutti il metodo di calcolo contributivo introdotto dalla riforma Dini). I disincentivi, ha replicato Maroni a Treu, «sono sostenuti dalla Confindustria e contrastati dai sindacati e mi meraviglio che adesso sia anche il centrosinistra a proporli».
      La delega già prevede che il lavoratore che raggiunge i requisiti per la pensione di anzianità sia incoraggiato a continuare a lavorare (se lo fa non paga i contributi e quindi riceve una busta paga più pesante), ma la modalità tecnica per farlo prevede che il dipendente si licenzi e stipuli con la sua azienda un contratto a tempo determinato. Secondo Maroni, va corretto il fatto che occorra «il placet del datore di lavoro». La prosecuzione del rapporto di lavoro dovrebbe quindi essere automatica. I sindacati hanno più volte chiesto questa modifica. E quindi il commento di Pier Paolo Baretta, che per la Cisl segue la previdenza, è favorevole. Adesso però, aggiunge Baretta, «il governo, se vuole chiudere la partita con noi, deve togliere dalla delega la decontribuzione».
      In un’intervista pubblicata oggi dal quotidiano
      Il Riformista , Maroni difende la linea morbida: «Mi rifiuto di accettare un approccio alla riforma delle pensioni esclusivamente finanziario come quello del governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. Si tradurrebbe semplicisticamente in un taglio delle pensioni di anzianità. Con un solo risultato: l’acuirsi dello scontro sociale».
Enrico Marro


Economia

La Delega
                      I CONTRIBUTI
                      Uno dei pilastri della riforma prevista con il disegno di legge delega presentato quasi un anno fa, è il taglio dei contributi del 3-5% per i nuovi assunti.
                      IL TFR
                      Con la legge delega, ferma in parlamento, gli accantonamenti del Trattamento di fine rapporto confluirebbero nei fondi previdenziali integrativi
                      L’ANZIANITA’
                      L’ipotesi di riforma prevede anche incentivi a restare al lavoro per chi ha i requisiti per la pensione d’anzianità