Maroni: da rivedere la legge antiscioperi

04/12/2003


04 Dicembre 2003

DOPO IL BLOCCO DI MILANO, IL GOVERNO CERCA UNA SOLUZIONE
Maroni: da rivedere la legge antiscioperi
Per il responsabile del Welfare occorre creare le condizioni
perché i fatti di lunedì non possano ripetersi

Epifani: un intervento dovrebbe essere rivolto all’ampliamento
del diritto ad astenersi dal lavoro per protesta


Il ministro invita la magistratura a «individuare tutte le responsabilità
e, qualora ne siano rilevate, a comminare sanzioni ai colpevoli»
Immediata la replica dei sindacati: pensino piuttosto ai contratti
ROMA
All’indomani della protesta selvaggia dei tranvieri milanesi, il ministro del Welfare Roberto Maroni annuncia la sua volontà di rivedere la legge che regolamenta l’esercizio del diritto di sciopero nei pubblici servizi. Maroni dice di aver chiesto al sottosegretario Maurizio Sacconi e alla Commissione di Garanzia sugli scioperi «di valutare se sia necessario modificare la legge per renderne più efficaci gli istituti. È stata fortemente incrinata – dichiara nel corso del “question time” in Parlamento – una legislazione di regolazione dello sciopero nei servizi pubblici che è giustamente garantista, poiché deve contemperare e garantire il diritto alla mobilità dei cittadini da un lato e il diritto di sciopero dall’altro».

Per il ministro, intanto, magistratura e Commissione devono «individuare le responsabilità penali, se ce ne sono, e comminare le sanzioni». Ma governo e Parlamento devono «riflettere sull’adeguatezza della legislazione e degli strumenti esistenti. Non escludo – è la conclusione – l’ipotesi di un intervento legislativo per modificare la normativa attuale al fine di dare maggiori certezze e di prevedere più adeguate sanzioni. Il governo vigilerà affinché simili atti non abbiano a ripetersi in futuro».
Intanto, ieri la Commissione di garanzia che supervisiona sugli scioperi ha ascoltato le parti in causa: aziende di trasporto, sindacati, enti locali. Poi, deciderà sulle eventuali sanzioni per chi si è astenuto dal lavoro violando le regole. E la Procura di Milano ha ricevuto il rapporto della Digos sullo sciopero degli autoferrotranvieri; sulla base di questo si deciderà sull’eventuale apertura dell’inchiesta per interruzione di pubblico servizio.
Immediate le reazioni all’annuncio del ministro Maroni. «Sarebbe preferibile – commenta il leader della Cgil, Guglielmo Epifani – che il ministro si impegnasse per il contratto dei lavoratori dei trasporti pubblici locali. Per quanto mi riguarda, se si dovesse pensare a modifiche alla legge per noi bisognerebbe allargare il diritto di sciopero, che oggi è assai compresso». La Uil, con il suo numero due Adriano Musi, sottolinea come in una eventuale revisione delle regole «si debba tenere conto non solo del comportamento dei lavoratori, ma anche di quello della controparte che in questo caso specifico ha lasciato per due anni i lavoratori senza contratto». Pesante il giudizio del giuslavorista Pietro Ichino, che senza mezzi termini definisce le dichiarazioni di Maroni «ridicole»: «Prima di parlare di modifica di una norma, iniziamo ad applicare quella esistente in modo sistematico. La legge esistente è applicabilissima, è solo questione di volerlo fare». Sul fronte politico, il capogruppo del Pdci alla Camera Marco Rizzo parla di «provocazione». Cesare Damiano, dei Ds, afferma che la protesta selvaggia va giustamente condannata, «ma la risposta non è modificare la legge, ma favorire l’apertura di tavoli di contrattazione che risolvano i problemi sindacali da lungo tempo aperti».
E oggi è previsto un nuovo incontro tra i sindacati degli autoferrotranvieri e Asstra e Anav, le associazioni delle imprese del trasporto pubblico locale. Le distanze sono notevolissime: i sindacati chiedono 106 euro di aumento per adeguare i salari all’inflazione, le aziende (strangolate dalla carenza di risorse) offrono 400 euro di «una tantum» e 12 euro come «indennità» per la vacanza contrattuale. Enrico Mingardi, presidente di Asstra, attende con ansia buone notizie da Roma entro il pomeriggio, nella forma di una qualche iniezione di stanziamenti tale da permettere di mettere sul tavolo aumenti accettabili per i sindacati. «Occorre una indicizzazione – dice Mingardi – che ci permetta di governare le imprese; per il settore le risorse sono ferme al ’96». Nel frattempo, proseguono febbrili i contatti con palazzo Chigi, con il Tesoro e con il ministero delle Infrastrutture per tentare una quadratura del cerchio.
I sindacati intanto promettono battaglia: soluzione della vertenza entro il 15 dicembre, oppure proclameremo un altro sciopero nazionale, dice il segretario generale della Filt Cgil, Fabrizio Solari. «Dal tavolo negoziale – dice Solari – dovrebbe uscire un calendario di incontri ravvicinati per una rapida conclusione non oltre la metà del mese. Altrimenti scatta lo sciopero». I confederali sono consapevoli del rischio di una replica di blocco-selvaggio: «Noi ce la metteremo tutta perché non succeda, con senso di responsabilità; un analogo comportamento ci aspettiamo dagli altri», insiste il sindacalista. Che chiede al governo di muoversi: «Se da un lato non vengono attuati i trasferimenti alle Regioni e dall’altro si impedisce loro di aumentare la fiscalità…»

[r.gi.]