Maroni «corregge» il diritto di sciopero

08/07/2004



8 Luglio 2004

Maroni «corregge» il diritto di sciopero

Il ministro del Welfare chiude sulle pensioni: nessuna possibilità di dialogo

ROMA «Il mio ministero ha deciso di definire alcune proposte d’intervento di modifica della legge attuale che regolamenta il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali». Lo ha annunciato il ministro Roberto Maroni e tradotto significa che se i tranvieri o i dipendenti della sanità volessero scioperare per vedere rispettato un proprio diritto, avranno filo da torcere. Certo, si possono sempre fare scioperi «virtuali», il ministro sta pensando a questo, oppure – propone – si possono fare referendum tra i lavoratori prima di decidere uno sciopero. Sugli scioperi virtuali il dibattito è aperto anche nel sindacato (si è in sciopero ma si lavora, la paga viene devoluta a qualsivoglia fondo e lo stesso dovrebbe fare l’azienda), quanto al «voto», già ora molte proteste passano per decisioni assembleari. Che li imponesse un ministro però non si era mai visto. E non cambia molto se a imporlo sarà la Commissione di garanzia cui Maroni intende concedere «nuovi e più significativi poteri di intervento».

Al question time alla Camera il titolare del Welfare ha spiegato che il giro di vite è stato deciso in seguito agli scioperi «selvaggi» nel trasporto locale che si sono verificati nello scorso autunno. Anche allora l’esponente leghista promise fuoco e fiamme, e lo stesso fa oggi, il giorno dopo uno sciopero nazionale proclamato da tutte le sigle sindacali e con tutti i crismi della «legittimità» e che ha lasciato a piedi l’Italia. In entrambi i casi in ballo c’era e c’è il rinnovo del contratto nazionale. Il «vecchio» (siglato in dicembre) è arrivato con 23 mesi di ritardo e i lavoratori (oltre 100mila gli interessati) lo hanno praticamente strappato a furia di scioperi. Il «nuovo» è già in ritardo di sei mesi e si sta replicando la melina e il rimpallo di responsabilità tra aziende, comuni, regioni e lo stesso governo. Ma l’esecutivo intende lassez faire, «basta pagare oneri di altri», ha tuonato ieri il ministro.


«Come al solito il ministro Maroni divaga – è il commento della segretaria confederale della Cgil Nicoletta Rocchi -. Avrebbe dovuto già da tempo affrontare i gravi problemi strutturali del trasporto pubblico locale, come si era esplicitamente impegnato a fare nell’accordo per il rinnovo contrattuale biennale definito presso il suo ministero a dicembre». Secondo Rocchi, Maroni ha colto «l’occasione del primo sciopero della categoria per il nuovo contratto per rimettersi a parlare di modifica alla legge sul diritto di sciopero». «Il governo – aggiunge – farebbe meglio ad occuparsi fattivamente di un settore fondamentale per la coesione sociale e la vivibilità delle città, che è pericolosamente esposto alla confusione delle competenze istituzionali e privo delle risorse sufficienti per sopravvivere». Stesso tono e stessi argomenti dal segretario della Filt-Cgil, Fabrizio Solari che definisce «sconcertante» l’atteggiamento del ministro del Welfare che «ancora una volta invece di cercare soluzioni alle tante vertenze aperte, preferisce nascondere i problemi e immaginare un improbabile stato di polizia attraverso l’attribuzione di ulteriori poteri alla Commissione di garanzia». Duro anche il comunicato dell’Ugl, il sindacato di area An: «Qualsiasi tentativo di modificare la legge sul diritto di sciopero con un provvedimento unilaterale del governo costituirebbe un inutile atto di sfida al sindacato e un pericoloso segnale di scadimento della democrazia», dice il segretario generale Stefano Cetica. Da destra ancora a sinistra: la Cub con Paolo Leonardi parla di «una ulteriore stretta repressiva che produrrà inevitabilmente l’espandersi di episodi di violazione delle regole». La Uil attacca sul metodo: «Ci auguriamo che l’eventuale presentazione di un tale provvedimento coincida con un preventivo confronto con i sindacati», afferma Adriano Musi. «Sul merito, invece è del tutto evidente che non si va da nessuna parte se non si garantisce il diritto costituzionale alla libertà di sciopero e se non si difende la dignità del lavoro».


Un’altra sfida ai sindacati, ma anche al Parlamento, Maroni l’ha lanciata sulle pensioni sbarrando la strada ad ogni possibilità di modifica della delega. «Ho dato mandato al sottosegretario Brambilla di dare parere contrario a tutti gli emendamenti. Se si tratta di modifiche lievi se ne può discutere in sede di decreti attuativi – ha aggiunto – ma non si può pensare di cambiare la filosofia complessiva del provvedimento». «Maroni non ha cambiato stile e ha di nuovo sbattuto la porta in faccia oltre che al Parlamento anche alle parti sociali», afferma il deputato Ds Renzo Innocenti. «L’unico modo che ha questo esecutivo alle corde di far passare le leggi è mettere la fiducia visto che anche sulle pensioni una parte molto consistente dei 300 emendamenti era proprio dell’Udc, ovvero di una forza di governo».


fe. m.