Maroni: con legge Biagi Italia prima in flessibilità

04/11/2003



      Martedí 04 Novembre 2003

      ITALIA-LAVORO


      Maroni: con legge Biagi Italia prima in flessibilità

      Il Welfare assicura: già pronte le prime circolari interpretative

      LAURA DI PILLO


      DAL NOSTRO INVIATO BRESCIA – Un punto di partenza. A 10 giorni dall’entrata in vigore della legge Biagi, lo scorso 24 ottobre, il secondo passo fondamentale è ora l’attuazione della riforma del mercato del lavoro. Una fase in cui è fondamentale il ruolo delle parti sociali. Se n’è discusso ieri a Brescia in un convegno organizzato dall’Associazione industriale locale. «La riforma Biagi mette l’Italia ai primi posti in Europa come efficienza del mercato del lavoro» ha spiegato il ministro del Welfare, Roberto Maroni. «Più flessibilità – ha proseguito Maroni – significa maggiori opportunità di lavoro e nuovi posti per giovani, donne e disoccupati di lunga durata». Riferimento diretto agli obiettivi sanciti dalla Ue a Lisbona nel 2000. Quanto all’attuazione della riforma, Maroni ha confermato i tempi previsti: «Stiamo rispettando la tabella di marcia e crediamo molto nel ruolo autoregolatorio che le parti si debbono dare, ma siamo pronti ad intervenire se il confronto dovesse bloccare l’entrata in vigore delle nuove norme», ha garantito il ministro. Norme che non si applicano alla pubblica amministrazione. Dunque decisivo sarà il lavoro che svolgeranno in questa fase di transizione sindacati e imprese. Perché il decreto affida loro il compito di definire, attraverso uno o più accordi interconfederali, il regime e i tempi del passaggio. Sono infatti 43 i rinvii alla contattazione collettiva previsti dal dispositivo. In molti casi il decreto attuativo non è immediatamente operativo, in attesa di chiarimenti a opera di contratti nazionali, aziendali e territoriali. «Ogni riforma presenta zone d’ombra, difficoltà interpretative – ha spiegato Michele Tiraboschi direttore del Centro studi internazionali e comparati Marco Biagi – e in questa è prevista una certa gradualità. Sia perché c’è un rimando alle parti sociali, sia perché si tratta di norme sperimentali.
      Ci sono 24 mesi per attuare con gradualità il cambiamento», ha spiegato Tiraboschi chiarendo che sono già pronte le prime circolari interpretative ed è aperto il tavolo interconfederale di transizione. Un punto che non ha trovato d’accordo Carlo Borio, segretario generale di Cisl Lombardia, che ha chiesto – dopo il Libro Bianco per il mercato del Lavoro – un testo analogo per il rilancio del sistema industriale del Paese. «C’è un ritardo rispetto al contesto in cui è maturata la Riforma Biagi – ha affermato Borio -. Va subito avviata la riforma degli ammortizzatori sociali, punto ineludibile per rendere veramente l’intesa alta e condivisa». Tra gli ospiti del convegno anche il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi, che ha sottolineato come la trattiva sul territorio rappresenti, per la nuova disciplina, un utile banco di prova.
      «Perché è proprio sul territorio che si misura il calo di competitività che stiamo vivendo. Non si tratta di declino» ha precisato Parisi. «In Italia – ha aggiunto – c’è un modello di impresa in cui è forte il rapporto dell’imprenditore con l’azienda, il mercato, il prodotto. Questa riforma accompagna l’evoluzione del nostro modello produttivo, dove il fattore persona diventa centro della sfida per la competitività». Chiaro il riferimento al ruolo che giocherà la formazione «che deve seguire le esigenze dei lavoratori, mirare all’occupabilità del personale». Quanto ai nove fondi interprofessionali nati a seguito della legge Biagi e che secondo quanto confermato da Maroni riceveranno le risorse necessarie entro il 31 dicembre, «ci auguriamo – ha aggiunto Parisi – che questi soldi delle aziende siano usati in maniera efficiente». «Quella dell’attuazione – ha spiegato Parisi – è la vera sfida che ci aspetta e che vede nella contrattazione una fase delicata e decisiva per la riforma che va concretizzata tempestivamente», ha chiesto il direttore generale di Confindustria. «Una partita fondamentale per la competitività – ha sottolineato Aldo Bonomi presidente degli imprenditori bresciani – in cui la riforma del mercato del lavoro gioca un ruolo importante. Anche se restano ancora troppe flessibilità in uscita».