Maroni chiude la porta in faccia ai sindacati

31/03/2004


  Economia e lavoro




31.03.2004
delega
Maroni chiude la porta in faccia
ai sindacati: la riforma è così
Nedo Canetti

ROMA Sabato 500mila pensionati italiani saranno in piazza, a Roma, per protestare contro la legge di delega al governo per la (contro)
riforma delle pensioni, attualmente all’esame del Senato.
Ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha ribadito che, per lui e per il suo governo, il discorso con i sindacati, sulle pensioni, è definitivamente chiuso. Non allo stesso modo la pensano i rappresentanti dei pensionati che, contemporaneamente alle prime
votazioni in commissione Lavoro, hanno programmato una serie di incontri con tutti i gruppi del Senato, per illustrare la piattaforma della manifestazione di sabato e per avanzare le proprie proposte per modificare il disegno di legge.
Ieri, Michele Mangano dello Spi-Cgil; Antonio Uda, segretario del Fnp-Cisl e Francesco Pioli dell’Uilp-Uil, hanno incontrato i senatori ds della commissione, Giovanni Battafarano. Ornella Piloni, Luigi Viviani e Piero Di Siena. Oggi sarà la volta della Margherita, dell’Udc, di An e di Rifondazione.
Nell’incontro, ha riferito Uda, hanno ricordato che la mobilitazione in corso ha lo scopo di chiedere che vengano poste in essere «misure concrete da adottare subito». «Troviamo grande disponbilità e sensibilità ha aggiunto – ma, con grande franchezza, ripetiamo a ognuno che, dopo la manifestazione di sabato, i pensionati non andranno a chiudersi in casa. Faremo la nostra campagna elettorale e giudicheremo non sulla base delle dichiarazioni di intenti bensì sulle misure concrete che saranno da subito adottate».
Per Battafarano, l’incontro ha ulteriormente evidenziato la pesante realtà di un Paese nel quale i pensionati sono sempre più poveri, con un potere d’acquisto che, in 10 anni, è diminuito del 30%. «Oggi – ha detto – a fronte dell’impennata del costo della vita, l’impoverimento progressivo di un numero sempre maggiore di pensionati è fenomeno di dimensioni drammatiche».
Valgano la cifre. 5 milioni e mezzo vivono con 412 euro al mese (solo Berlusconi ha la faccia tosta di annunciare che tutte le pensioni
al minimo sono state portate a 516 euro); altri 4 milioni vivono con 900 euro mensili; 3 milioni sono i non autosufficienti, più delle metà anziani.
Le richieste. Aumento a 516 euro per tutti; superamento delle iniquità fiscali; misure per gli incapienti; recupero del fiscal draig; ripristino del 18% dell’aliquota fiscale sul Tfr contro il 23% voluto dal governo.
Ieri, la maggioranza, in commissione, ha bocciato 110 emendamenti dell’opposizione, che prevedevano miglioramenti del testo della delega, a favore dei pensionati.