Maroni chiede un «quoziente familiare» per le tasse

17/05/2004

    16 Maggio 2004

    L’ESECUTIVO NE AVREBBE GIÀ PARLATO NEL SUO ULTIMO VERTICE SENZA PERÒ CONVERGERE SULL’OPPORTUNITÀ DELLA DECISIONE
    Maroni chiede un «quoziente familiare» per le tasse
    An: era una nostra proposta. Il cardinale Ruini: pensate a favorire le nascite

    ROMA
    L’approssimarsi delle elezioni europee arroventa il clima all’interno della Casa delle Libertà. La questione fiscale, sulla quale il governo stava cercando faticosamente una sintesi, si trasforma ora in una occasione di polemica fra i partiti della coalizione. Ieri il ministro del Welfare Maroni, di fronte ad una platea della diocesi di Roma e del presidente della conferenza episcopale Camillo Ruini, ha rilanciato il progetto del «quoziente familiare», un meccanismo già presente in alcuni Paesi come la Francia e grazie al quale si tiene conto, a parità di reddito, del numero dei componenti del nucleo familiare: «Non si tratta solo di maggiori detrazioni ma di ridisegnare il sistema del fisco riconoscendo come soggetto fiscale non solo l’individuo ma anche la famiglia fondata sul matrimonio». Maroni propone una «svolta culturale» per passare «dalla centralità dell’individuo a quella della famiglia».
    La proposta ha subito raccolto il plauso delle gerarchie ecclesistiche: un dato politico non irrilevante, vista la diffidenza reciproca che ha sempre contraddistinto i rapporti fra il mondo della Chiesa e il Carroccio. «Il crollo demografico è il primo problema nazionale italiano, come del resto ha già sottolineato il presidente Ciampi», ha detto il cardinal Ruini. «È un problema sociale perché i figli non sono un affare dei genitori, ma un bene e un interesse per l’intera società».
    Al plauso di Ruini non è però corrisposto quello degli alleati An e Udc, che accusano Maroni di essersi impossessato di una proposta elaborata da altri e rivendicano la primogenitura del progetto. D’altra parte, con le elezioni (proporzionali) ormai alle porte i partiti – e in particolare quelli più attenti alle ragioni del mondo cattolico – sanno bene che qualunque proposta a favore delle famiglie può essere importante veicolo di consenso.
    Alleanza nazionale scomoda il vicepremier Gianfranco Fini per ricordare che «An condivide in pieno la proposta», e che «fa parte del programma con cui abbiamo vinto le elezioni. È uno degli oggetti della discussione su come modulare la riforma fiscale, e non è stata ancora accantonata». Decisamente più caustico il commento del collega di partito Gianni Alemanno: «Apprendo che il collega Maroni ha presentato una proposta sul quoziente familiare come strumento di equazione fiscale. A questo proposito desidero ricordare che questo progetto è un antico cavallo di battaglia di Alleanza nazionale». Infatti, dice il ministro dell’Agricoltura, «faceva parte del nostro programma elettorale sul fisco che non si è riusciti finora a realizzare per la forte opposizione dei ministri Maroni e Tremonti».
    Ancora più sarcastico è il commento del presidente dei deputati del’Udc Luca Volonté: «Maroni è sempre più un personaggio curioso. Un giorno a Milano schiera la Lega alle elezioni provinciali contro la maggioranza della Casa delle Libertà, un altro giorno chiede l’abolizione dell’Irap e oggi riprende la battaglia sul quoziente familiare. Noi invece siamo sempre stati lì. Se Maroni si vorrà iscrivere all’Udc valuteremo con attenzione la sua domanda».
    La controreplica della Lega è affidata capogruppo del Carroccio in commissione Lavoro del Senato Antonio Vanzo, che polemizza col partito di Follini in cui, dice, «ci sono campioni di razza nel salto della quaglia». «Maroni non potrebbe mai iscriversi all’Udc, perché non è solito spaccare il capello in quattro, come spesso fanno i vertici dell’Udc, e non è tanto opportunista da salvaguardare sempre capre e cavoli».
    L’idea che ha scatenato la polemica è quella di concedere vantaggi fiscali più consistenti alle famiglie tenendo conto del numero di componenti a carico del capofamiglia o dei coniugi. Soprattutto in una fase, come ha ricordato ieri il leader della Cisl Savino Pezzotta, «le famiglie sono in grande difficoltà, e c’è un malessere avvertito che pesa nel riuscire ad arrivare a fine mese». In Italia vengono concessi sgravi, ma se ad esempio si ha un figlio e un reddito di 200.000 euro «si ha diritto alla stessa detrazione di chi ha un reddito più basso», spiegò Maroni in un viaggio a Parigi qualche settimana fa per discuterne con il collega Jacob. In Francia il sistema è proporzionato al reddito e premia le famiglie più numerose. Della questione la maggioranza aveva parlato durante l’ultimo vertice dedicato alle questioni fiscali ma, a quanto si apprese, alcuni esponenti del governo fecero notare che se si dovesse approvare una riforma di semplificazione del sistema delle aliquote, il meccanismo così come applicato in Francia non produrrebbe grandi vantaggi.
    Quanto a Ruini, il cardinale presidente della Cei oltre ad approvare il «quoziente familiare» ha proposto ieri anche una politica della casa che favorisca le coppie con figli e un incremento delle scuole materne nei posti di lavoro.
    (a.ba.)