Maroni chiede nuove regole per lo sciopero

03/05/2004

    3 Maggio 2004


    IL MINISTRO AUSPICA LA REVISIONE ANCHE DELLA RAPPRESENTANZA SINDACALE
    Maroni chiede nuove regole per lo sciopero
    Pezzotta: la colpa del caos è del ministro

    Raffaello Masci

    ROMA
    Troppi disagi per i cittadini e troppe intemperanze da parte dei lavoratori, senza che i sindacati – quelli ufficiali e consacrati – siano in grado di intervenire né sugli uni né ulle altre. Così, dopo l’esperienza di Alitalia e di Fiat-Melfi, il governo sta pensando seriamente di affrontare un tema già presente nel proprio programma: quello di una riforma del diritto di sciopero e, contemporaneamente, di revisione della rappresentanza sindacale, con apertura a quelle sigle «nuove» che riscuotono il consenso effettivo dei lavoratori.
    Di questo ha parlato Roberto Maroni, ministro del Welfare, toccando due nervi scoperti del sindacalismo, tanto da suscitare le reazioni brusche di Cgil, Cisl e Uil, secondo le quali è «miope non vedere il ruolo dei sindacati confederali» (Cisl) e soprattutto non saperne valutare la forza «costituita da 10 milioni di adesioni» (Cgil).
    Già alla fine del 2003, quando le agitazioni nei trasporti locali misero in difficoltà le maggiori città italiane, il ministro Maroni aveva parlato dell’opportunità di rivedere le norme sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali. Nei mesi scorsi poi, il suo dicastero aveva promosso una indagine su come questa materia venisse regolata in altri Paesi, in maniera di fare tesoro di altre esperienze prima di rivedere la nostra. «Avevamo avviato questa indagine – ha detto ieri il ministro – poi l’avevamo temporaneamente accantonata, ma mi pare che il caso di Alitalia riporti di attualità la questione».
    Infatti – ha spiegato ancora Maroni – «dopo gli ultimi fatti, Melfi e in particolare Alitalia, abbiamo la forte preoccupazione che il tema della rappresentanza debba essere ridiscusso e aggiornato perché quando i sindacati prendono un impegno di fronte al governo di sospendere i blocchi e poi non riescono a mantenere questo impegno perché i lavoratori si organizzano e vanno al di là della gestione stessa di tutte le rappresentanze sindacali, si pone un problema serio di rappresentanza». Per Maroni quindi «il rischio serio è che il sistema attuale non sia in grado di governare i conflitti».
    Per ora il ministro ha escluso un intervento legislativo ma invita le parti interessate, da Confindustria alle sigle storiche del sindacato come Cgil Cisl Uil, a riflettere sul fatto che «la rappresentanza deve essere continuamente aggiornata».
    Nella fattispecie – ha detto Maroni – «bisogna cominciare a tenere conto di quelle forme di rappresentanza che finora sono state considerate ai margini e che invece stanno dimostrando di essere più attive e più presenti tra i lavoratori che non le sigle storiche, le quali evidentemente, in queste situazioni almeno, dimostrano di non essere pienamente in grado di governare la situazione».
    Cgil, Cisl e Uil hanno preso queste parole come un guanto di sfida. «Non esiste alcun problema di rappresentanza sindacale – ha replicato il segretario organizzativo della Cgil, Mauro Guzzonato – se le proteste escono dal controllo è per mancanza di risposte da parte del governo. Inoltre, per quanto riguarda Cgil Cisl Uil parlano le adesioni alle manifestazioni, le elezioni delle rappresentanze sindacali e i dati del tesseramento, visto che i sindacati confederali hanno superato complessivamente i 10 milioni e mezzo di iscritti». Quella di Maroni, ha aggiunto il sindacalista, «mi sembra la dichiarazione di un responsabile di governo in preda alla disperazione di non riuscire ad affrontare e chiudere un solo problema e sul piano generale dimostra il fallimento di una politica economica. Il ministro, in realtà, non riesce ad affrontare una sola vertenza né vediamo una sola idea di soluzione di una crisi aziendale o di sviluppo».
    «Sono sconcertato da quanto dice il ministro Maroni – ha aggiunto il leader della Cisl Savino Pezzotta -. Se il ministro Maroni non vede la responsabilità del sindacato confederale che ha organizzato e gestito la possibilità di riavvio per Alitalia, mi sembra sia estremamente miope. Il problema vero è che lui è un ministro del governo e ha ritardato il confronto con il sindacato, creando così le difficoltà nelle quali oggi ci dibattiamo. Per cui, la più grande responsabilità di quello che sta avvenendo è sua e se la assuma fino in fondo».
    Anche il numero uno della Uil Luigi Angeletti ha difeso il modello di rappresentanza «garantita – sottolinea – da elezioni a cui partecipa l’80-90% degli aventi diritto. In nessuna consultazione politica si vede una cosa del genere».