Maroni: campagna sul no

30/01/2003




Giovedí 30 Gennaio 2003
ITALIA-POLITICA


Maroni: campagna sul no

Articolo 18 - Il ministro aderirà al comitato Brunetta-Cazzola


ROMA – Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, di certo aderirà a un comitato contro il referendum promosso da Rifondazione che punta all’estensione dell’articolo 18 anche alle aziende con meno di 15 dipendenti. Se tramonterà l’ipotesi di costituirne uno ex novo in rappresentanza del Governo o del ministero, Maroni parteciperà, come cittadino e leghista, a quello già promosso da Renato Brunetta e Giuliano Cazzola. Ieri ha avuto il parere dal suo ufficio legislativo sulla possibilità che un Esecutivo costituisca propri comitati referendari ma ne parlerà al Consiglio dei ministri di domani perché la decisione politica sarà necessariamente collegiale. Maroni: campagna per il voto. Soprattutto il ministro leghista è convinto, comitati o no, che il Governo debba fare campagna per il voto: dunque, evitare la strada dell’astensionismo. Sulla base di alcuni sondaggi a disposizione del Welfare risulterebbe che, in caso di raggiungimento del quorum, vincerebbero i «no», mentre una campagna per disertare le urne favorirebbe, oltre la decadenza del quesito, anche una percentuale maggioritaria, anche se puramente simbolica, dei «sì». Delega lavoro: oggi si comincia? Oggi la maggioranza prova ad avviare all’Aula del Senato l’esame della delega sul mercato del lavoro, all’ultimo passaggio parlamentare. «Cercheremo – dice il relatore Oreste Tofani (An) – di trovare uno spazio almeno per la relazione e poi di arrivare all’esame martedì. I tempi sono già stati contingentati ma bisognerà vedere l’atteggiamento dell’opposizione al momento del voto. Cioè se faranno o no ostruzionismo». Gli emendamenti in Aula sono quelli già presentati in commissione: poco più di 400. Pezzotta: no al «sì». Intanto, lentamente, si delineano anche le posizioni sindacali sul referendum. La Cisl di Savino Pezzotta certamente non si schiererà per il «sì» a Bertinotti. «Decideremo al momento opportuno ma sicuramente non voteremo la proposta di Bertinotti», ha detto il leader Savino Pezzotta che scioglierà solo a primavera, in prossimità del voto. La proposta Cgil sui licenziamenti. Verso le prime scelte anche la Cgil. Ieri c’è stato l’incontro tra i segretari confederali Gian Paolo Patta (sinistra sindacale, "Cambiare rotta") e Beppe Casadio per verificare i margini per una proposta unitaria sui licenziamenti per le piccole imprese. I margini non ci sono. L’ipotesi messa a punto da Casadio è stata bocciata dalla sinistra Cgil e dalla Fiom che è già schierata sul «sì» con propri comitati. Lunedì si va in segreteria con uno strappo che difficilmente potrà essere ricucito vista la distanza nel merito tra le due posizioni. Patta punta all’estensione dell’articolo 18 anche alle piccole imprese («posso mediare sulle soglie e fissare il tetto a 5»), mentre il progetto di Casadio è tutt’altro. Primo: rafforzamento del risarcimento calcolato non sulla base di un forfait ma del danno reale. Secondo: in caso di sconfitta in giudizio dell’azienda e quindi di riassunzione del dipendente, il datore di lavoro potrà chiedere al giudice di applicare in alternativa la sanzione pecuniaria. Terzo: le soglie non vengono toccate, resta quella dei 15 dipendenti ma il calcolo delle unità verrà fatto anche sul gruppo e contando anche i lavoratori oggi "non computati", tra cui contratti di formazione lavoro e lsu. Che succede lunedì alla segreteria Cgil? «O si proverà a mediare, oppure sarà rottura», dice Patta già pronto allo strappo. LINA PALMERINI