Maroni avverte l´Inps: gravi i ritardi degli aumenti

04/03/2002


 
SABATO, 02 MARZO 2002
 
Pagina 38 – Economia
 
Il caso delle "minime" finisce al Consiglio dei ministri. Fini: non guarderemo in faccia nessuno
 
"Pensioni, misure severe"
 
Maroni avverte l´Inps: gravi i ritardi degli aumenti
 
 
 
 
VITTORIA SIVO

ROMA – Si è aperto un nuovo fronte nel conflitto fra governo e sindacati, mentre è in pieno svolgimento quello sull´art.18. Riguarda la bassa percentuale di pensionati che hanno beneficiato dell´aumento ad un milione di lire (516 euro) della loro pensione minima. Scatenando le proteste di Cgil, Cisl e Uil, ieri il ministro del Welfare Roberto Maroni è tornato alla carica e ha annunciato «provvedimenti severi» se la commissione ministeriale istituita per indagare sui ritardi delle domande di incremento delle pensioni minime pervenute all´Inps dovesse accertare «responsabilità precise». Nel rapporto tra i Caaf (Centri di assistenza fiscale) e gli uffici Inps «credo proprio che qualcosa non abbia funzionato e questo è gravissimo», ha detto il ministro intervistato da RadioUno, precisando di avere ricevuto «numerose segnalazioni di pensionati che si sono rivolti ai patronati o ai Caf, hanno fatto l´autocertificazione e non hanno ricevuto gli aumenti».
Che non sia una uscita estemporanea di Maroni lo dimostrano le affermazioni di Gianfranco Fini durante il Consiglio dei ministri di ieri: «Il governo non dovrà guardare in faccia a nessuno. Se emergeranno responsabilità, a qualunque livello, dovremo andare fino in fondo». Il vice premier ha definito la vicenda «un fatto molto grave», su cui il governo indagherà «senza tralasciare nulla per accertare eventuali colpe e negligenze». Parole dure che continuano ad alimentare la voce, insistente fra i sindacati, secondo cui il governo di centrodestra si preparerebbe a commissariare l´Inps per rimuovere l´attuale presidente Massimo Paci e il suo consiglio di amministrazione.
Chiamato in causa, l´Inps ha tenuto a specificare che sulla platea di potenziali beneficiari (2.200.000 pensionati indigenti con trattamento minimo), 800 mila pensionati hanno ricevuto l´aumento, mentre ai restanti aventi diritto l´Inps ha inviato una lettera per autocertificare il proprio reddito. Chi avrà i requisiti previsti dalla legge finanziaria avrà gli aumenti con gli arretrati a partire dal I gennaio scorso. Per facilitare le pratiche l´Inps ha istituto un call center col numero 16464.
Pesanti le accuse che i sindacati rivolgono a Maroni su questa vicenda. Il segretario confederale della Cisl Graziano Trerè giudica «sorprendente» che il ministro punti l´indice contro l´Inps o le Poste «e peggio ancora che coinvolga anche Caaf e patronati con incredibili illazioni» e critica «la parzialità del provvedimento e i criteri che ne rendono problematica e potenzialmente discriminatoria l´applicazione, rispetto alla platea di 6 milioni di pensionati al minimo». Ancora più drastiche Cgil e Uil. «Maroni accusa per non essere accusato», sostiene Minelli segretario dello Spi-Cgil, secondo il quale molti dei conteggiati fra gli aventi diritto in realtà non rientrano nei limiti di reddito previsti. Insomma, come sostiene anche il segretario dei pensionati Uil, Silvano Miniati, il provvedimento del governo sarebbe solo «propagandistico e demagogico». Primo «perché i due terzi dei potenziali aventi diritto all´aumento sono esclusi» di fatto dal beneficio, secondo perché il provvedimento «è iniquo in quanto produce sperequazioni» ed è complicato nelle regole e farraginoso nelle procedure.