Maroni attacca tutti e il dIalogo si chiude

22/03/2002


La Stampa web






(Del 22/3/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
Scenari
Mario Sensini
Il confronto non decolla, scoppiano le polemiche
Maroni attacca tutti e il dIalogo si chiude

ROMA

TRA polemiche violentissime, scambi di accuse, improvvise accelerazioni legislative e altrettanto repentine retromarce, il governo tenta faticosamente di riallacciare un difficilissimo dialogo con i sindacati sulla riforma del mercato del lavoro. Il ministro del welfare Roberto Maroni annuncia di voler convocare le parti sociali per l´inizio della prossima settimana, ma nel farlo lancia accuse pesanti come macigni sul sindacato che ha «vilmente attaccato Marco Biagi». Prima di sedersi al tavolo del confronto, al quale vuole riproporre la modifica temporanea dell´articolo 18, Maroni pretende una «condanna senza ambiguità del terrorismo» da parte della sinistra parlamentare e dal sindacato. In particolare dalla Cgil, che dovrebbe impedire ai Cobas e ai Centri Sociali, definiti «criminali», di sfilare alle proprie manifestazioni, evitando «collateralismi». Risultati dell´iniziativa del ministro del lavoro: una reazione furibonda del leader dei Ds Piero Fassino (con il quale Maroni, che ha detto di essere stato equivocato, ha poi chiarito tutto), la replica stizzita di Sergio Cofferati, una querela dai Cobas, ma soprattutto l´ennesimo e netto rifiuto del sindacato (e non solo della Cgil) a discutere dell´articolo 18 nell´ambito del confronto sulla delega. A complicare ulteriormente le cose, nella giornata di ieri, ci si è messo anche il senatore di Alleanza Nazionale Roberto Salerno, relatore al decreto di proroga dei termini per l´emersione, che con un emendamento ha proposto l´introduzione del nuovo articolo 18 per le imprese emerse. Nel giro di un´ora, che è comunque bastata a suscitare le reazioni sdegnate dell´opposizione, il governo è intervenuto per stoppare l´iniziativa, anche se Salerno è intenzionato ad andare avanti. «Credo che convocherò le parti nei primi giorni della prossima settimana, ma ci dev´essere una condanna senza ambiguità del terrorismo» ha detto Maroni, puntando il dito su Luca Casarini, i Centri Sociali e i Cobas, chiedendo che «a questi criminali sia impedito di partecipare alle manifestazioni sindacali». «Voglio essere chiaro su questo punto: i Cobas hanno detto che non verseranno una sola lacrima per l´assassinio di Biagi, Casarini ritiene che il mandante sia chi non voleva la manifestazione di sabato a Roma. Mi sembrano affermazioni talmente gravi – ha detto Maroni – che se non c´è da parte della sinistra e del sindacato una presa di distanza immediata, se il servizio d´ordine del sindacato non impedisce a questi criminali di partecipare alla manifestazione il collateralismo è dimostrato coi fatti, e allora per me sarà impossibile tornare a discutere con queste persone». «Negli ultimi mesi Marco Biagi è stato attaccato vilmente da esponenti di primo piano del sindacato. Lo hanno accusato – ha detto Maroni – di essere la dimostrazione del collateralismo tra Confindustria e Governo. Ecco, queste falsità diffuse a piene mani hanno contribuito a determinare ciò che è accaduto». Anche Fassino, ha aggiunto Maroni «mi pare tenga una posizione ambigua», come Diliberto, «che dice no al terrorismo, ma anche allo stato e all´ordine costituito». Replica di Fassino: «Le sue parole sono infamanti, le respingo, le ritiri». Cosa che Maroni fa poco dopo, con una nota, in cui sostiene di essere stato equivocato. A mantenere aperto il fronte di guerra tra maggioranza e opposizione, però, ci pensa Giuseppe Gargani, responsabile della giustizia di Forza Italia: «La sinistra ambigua su Biagi? Ma se sono 40 anni – dice Gargani – che la sinistra è ambigua…». Ferma, ovviamente, anche la reazione di Sergio Cofferati alle dichiarazioni del ministro del Lavoro. «La nostra condanna al terrorismo – dice – è sempre stata netta e senza tentennamenti. Noi siamo stati e continuiamo a essere bersaglio, insieme ad altri, del terrorismo, come è confermato dalla folle rivendicazione della notte scorsa». A Cofferati non piacciono i toni, ma neanche la sostanza della proposta di Maroni. «La Cgil ha sempre risposto alle convocazioni, il dialogo in quanto tale non si è mai interrotto. Ma dal confronto di merito deve sparire qualsiasi riferimento all´articolo 18 e all´arbitrato». Sulla stessa linea Adriano Musi, numero due della Uil: sì al confronto, no all´articolo 18. «Dobbiamo ripartire dalla vera eredità di Marco Biagi, da quel Libro Bianco in cui l´articolo 18 non c´era» ha detto Musi, che ha invitato Maroni «a seguire con più attenzione i consigli di Berlusconi» quando invita a moderare i toni. Ultimo capitolo di una giornata convulsa, il "giallo" parlamentare sull´articolo 18. Roberto Salerno ha presentato un emendamento che sospende per tre anni l´articolo 18 alle imprese che a seguito dell´emersione dovessero superare la soglia dei 15 dipendenti, al di sotto della quale lo Statuto dei lavoratori non si applica. I Ds del Senato scatenano un putiferio, Gavino Angius parla di provocazione inaccettabile, di manovra surrettizia. Interviene Carlo Giovanardi, ministro dei Rapporti con il Parlamento. «Il governo da parere contrario, chiede il ritiro dell´emendamento»: quella di Salerno è «un´ipotesi interessante», ma va valutata in sede di confronto tra le parti sociali o nel dibattito parlamentare sulla delega per il lavoro. Salerno non ci sta: «l´emendamento non lo ritiro. Sono disposto a modificarlo e ad approfondirlo con il governo, ma io sono relatore del decreto di proroga sul sommerso. I termini stanno scadendo e quel provvedimento deve essere reso più appetibile».