Maroni attacca sulla concertazione

07/06/2004

 
 
      Pagina 32 – Economia
 
 
      Il ministro conferma la linea dura ma si scusa con Montezemolo per le critiche. Vertice Cgil-Cisl-Uil-Confindustria dopo il voto
      Maroni attacca sulla concertazione
      "Il patto del ´93 non ha prodotto nulla". Sindacati: così non va

      DAL NOSTRO INVIATO
      ROBERTO MANIA


      SANTA MARGHERITA – Il governo resiste alla domanda di ««nuova concertazione»». Lo fa con il ministro del Welfare, Roberto Maroni, per il quale non si può tornare agli accordi del ?93 e del ?98 che non hanno prodotto risultati utili ««ma solo grandi documenti rimasti poi inapplicati»» e lo fa nel giorno in cui dal presidente Ciampi – l´artefice dell´intesa del ?93 – arriva l´ennesimo invito alle parti sociali ««a fare squadra»» per affrontare le sfide della competizione globale. Ma Confindustria e sindacati insistono e subito dopo le elezioni si vedranno per cominciare a definire il calendario del confronto sulle politiche per lo sviluppo.
      Così a Santa Margherita Ligure, al tradizionale convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria, si consuma il nuovo strappo tra il governo e le parti sociali. E non è solo una questione lessicale: la concertazione, diversamente dal dialogo sociale che ancora propugna l´esecutivo, presuppone regole e obiettivi condivisi per il confronto triangolare tra governo e parti sociali, interpretando ciascuno il proprio ruolo. D´altra parte lo ha detto bene il leader dei Giovani industriali, Anna Maria Artoni, rilanciando l´alleanza tra imprese, banche, sindacati e università, «la concertazione è una cultura e un valore: l´unica alternativa al conflitto e al consociativismo». La distanza del governo rispetto a questa prospettiva si misura anche con l´insistenza con cui il ministro Maroni guarda alla Fiom (riunita a Livorno nel congresso straordinario) e alla sua strategia conflittuale decisamente minoritaria tra i sindacati. Non a caso il segretario della Uil, Luigi Angeletti, ha ricordato, questa volta all´indirizzo del presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che anche «tra gli industriali ci sono gli estremismi». Ora, però, sindacati e imprese provano ad andare in un´altra direzione. «E se il ministro non vuole fare la concertazione – avverte il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta – lo dica apertamente».
      Ma è chiaro che la partita è appena agli inizi. Così Maroni prova a ricucire con gli industriali almeno su un punto: quello del federalismo. Alle critiche di Montezemolo per il quale il federalismo come si sta attuando rischia di moltiplicare i costi, Maroni aveva reagito duramente, ieri, invece, ha usato toni davvero concilianti: «Di fronte alle critiche al federalismo mi trasformo in un toro davanti ad un drappo rosso. Mi dispiace aver reagito in quel modo perché poi ho capito che la Confindustria non è contraria, è solo preoccupata per gli eventuali costi. Su questo – dice – siamo disposti alla concertazione perché il federalismo è una riforma costituzionale». E, in qualche modo, gli industriali ricambiano. Alberto Bombassei, vicepresidente della Confindustria con delega alle relazioni sindacali, spiega che la concertazione altro non è «che un termine per condividere le regole»» e che si fa insieme al governo.
      Le regole sono decisive e fanno la differenza tra il dialogo sociale e, appunto, la concertazione. A ricordarlo è stato Luigi Abete, presidente della Bnl, e, all´epoca del protocollo Ciampi, leader degli industriali. «Intanto – ha attaccato Abete – Maroni si chiarisca con Ciampi se con quell´accordo si sono realizzati fatti o solo parole. Poi vorrei ricordare che anche la riforma delle pensioni del ?95 è stata frutto della concertazione pur senza la firma della Confindustria. A conferma che la concertazione non vuol dire diritto di veto. Ma sono certo che Maroni cambierà idea: nel ?93 la Lega pensava di consolidare i Bot e i Cct. Poi ha capito che ad averli erano i suoi elettori… ».