Maroni apre sull’orario di lavoro

12/02/2003




Mercoledí 12 Febbraio 2003
ITALIA-LAVORO


Maroni apre sull’orario di lavoro

I sindacati chiedono correzioni e il ministro assicura: «Si può specificare meglio ma non c’è nessun attacco ai lavoratori»

LINA PALMERINI


ROMA – Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, apre alla richiesta dei sindacati di correggere il decreto legislativo sull’orario di lavoro. Arriva, dunque, una parziale schiarita dopo le polemiche sollevate dai sindacati: Cisl e Uil proprio ieri hanno scritto sia al premier che al ministro leghista per chiedere un incontro urgente e la correzione di una norma che, a loro giudizio, viola il potere contrattuale delle parti. Stessa richiesta è arrivata dalla Cgil che ha spedito due lettere ai presidenti delle commissioni lavoro di Camera e Senato sollecitando un’audizione. Ma ieri Maroni, intervenendo alla trasmissione televisiva "Porta a Porta", ha cercato di spegnere le polemiche. Il decreto legislativo sarà all’esame delle commissioni parlamentari e «nulla toglie che le Camere chiedano di specificare meglio alcuni passaggi. Non c’è alcun attacco ai diritti dei lavoratori». In realtà, il decreto recepisce una direttiva europea sull’orario di lavoro che è stata già oggetto di trattativa tra le parti sociali: il Governo le aveva infatti invitate a produrre un avviso comune, però, mai raggiunto. Dunque, l’Esecutivo ha dovuto emanare il provvedimento per evitare ulteriori ritardi di applicazione della normativa Ue: «Senza l’approvazione – ha chiarito Maroni – rischieremmo una sanzione di 238mila euro al giorno. La direttiva non prevede un aumento dell’orario di lavoro ma lascia la materia al negoziato tra le parti. Se è necessario lo specificheremo ma per noi è sufficientemente chiaro: l’orario è nella piena disponibilità delle parti». A replicare è stato il leader della Uil, Luigi Angeletti che invece ha sottolineato le preoccupazioni del sindacato: «Noi siamo allarmati perché in questo decreto viene detto che le norme avrebbero validità fino alla scadenza dei contratti e, dopo, dovrebbero essere rinegoziate. Noi non pensiamo che una materia così importante possa essere sottratta alla negoziazione». Ad accusare il Governo anche la Cgil: «Registriamo – ha detto il leader Guglielmo Epifani – un interventismo del Governo che va oltre quanto stavamo definendo con Confindustria e che è un ennesimo tentativo dell’Esecutivo di mettere in discussione tutele e diritti». A richiamare al buon senso, abbandonando la logica dei diritti di veto, è il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato: «Con il buon senso si trovano sempre delle soluzioni positive». Invita al confronto sereno e alle nuove sfide poste dalla competitività il leader degli industriali che plaude alla riforma del mercato del lavoro appena approvata dal Parlamento. «È molto importante che una buona parte dei giovani accolga la flessibilità come un valore nuovo. La grande sfida – ha detto D’Amato – è rendere più positiva la cultura della flessibilità, che è stata un pò demonizzata e che è esattamente il contrario della precarietà». Il presidente di Confindustria ricorda la forte quota di sommerso sul Pil (30%) e la necessità di un mercato del lavoro che offra il maggior numero di opportunità e di una lotta senza quartiere all’illegalità. «Quanto più flessibile è il mercato del lavoro, tanto più genera opportunità di lavoro». D’accordo il leader della Uil, Luigi Angeletti che ha precisato: «Non ci sono leggi che creano posti di lavoro. Queste nuove norme possono però aiutare a trovare un’occupazione. È la precarietà a creare ansia nei lavoratori e a indebolire il sindacato. La flessibilità ha invece delle regole». Parla di una sfida nuova anche il ministro del Welfare, Roberto Maroni «l’Olanda ha un tasso di occupazione superiore al 75%, superiore cioè all’obiettivo che per noi è così lontano. In Olanda le nuove forme flessibili di contratto sono largamente diffuse: non bisogna avere paura della novità ma bisogna accettare la sfida». E il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi ha spiegato che «con la riforma avremo un mercato del lavoro efficiente che accompagna il cittadino a trovare più facilmente un posto di lavoro. Il superamento delle procedure burocratiche, con la sostituzione del vecchio libretto e di un rapporto competitivo con il sistema privato, avrà effetti positivi sulla possibilità di superare le rigidità del mercato del lavoro».