Maroni apre sul Tfr, si riparte a fine agosto

28/07/2005
    giovedì 28 luglio 2005

    Maroni apre sul Tfr, si riparte a fine agosto

      L’esecutivo disponibile a modificare il decreto. Cauto ottimismo di Cgil, Cisl e Uil

        di Felicia Masocco/ Roma

          APERTURE – Per ora c’è quella del ministro Roberto Maroni pronto a gettare nel cestino la sua riforma della previdenza integrativa e a sostituirla con quella preparata da sindacati e imprese. Escluse Abi e Ania che continuano a protestare. L’incontro che si è tenuto ieri tra parti sociali e ministro sembrerebbe dunque sbloccare il confronto. Sempre che «l’apertura» di Maroni sia reale ed è quanto i firmatari dell’avviso comune (le sigle sono diventate 22, ieri si è aggiunta Federmanager) verificheranno il 31 agosto, data del prossimo round. Il fatto è che per modificare lo schema di decreto varato dal governo servono più risorse, soprattutto per la riduzione del costo del lavoro e compensare le imprese che rinunciano al Tfr che per loro è una forma di autofinanziamento. Maroni si è impegnato a cercare altri stanziamenti, in pratica a battere cassa presso il collega Siniscalco. Considerato lo stato dei conti pubblici l’obiettivo sembra lontanissimo (e l’impegno del ministro più formale che sostanziale). Non resta che aspettare. Non molto però perché la delega di riforma del sistema previdenziale scade il 6 ottobre, dunque un accordo va ricercato entro settembre. Già lunedì prossimo sindacati e imprese tradurranno le modifiche proposte in emendamenti specifici che saranno inviati al Welfare. Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno accolto l’atteggiamento di Maroni con un cauto ottimismo. Una prudenza che si deve ad anni di docce scozzesi, aperture e chiusure su confronti anche importanti sempre conclusi con il fai-da-te dell’esecutivo. La disponibilità viene incassata, ma la guardia non si abbassa. «Si è trattato di un incontro interessante con disponibilità a rivedere il testo del decreto e apportarvi le modifiche secondo lo spirito e i contenuti dell’avviso comune delle parti sociali. Verificheremo» è il commento della segretaria confederale della Cgil Morena Piccinini. E avverte: «Per quanto riguarda la Cgil le modifiche dovranno davvero avere quel carattere sostanziale e organico tale da rendere effettivamente praticabile il sistema di previdenza complementare. Perché così come è scritto nel decreto, per noi non è agibile».

            Organico. Significa che “tutto si tiene”. Significa che non si può modificare un punto e ignorarne un altro. A dirlo al ministro è stato anche il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta, piuttosto categorico nel richiamare i contenuti del documento comune. Fuori dal coro, l’associazione delle banche (Abi) e quella delle assicurazioni (Ania) hanno ribadito che se le modifiche presentate dalle 22 sigle dovessero essere accolte loro daranno battaglia anche ricorrendo alla Corte costituzionale. Un punto in particolare non va bene all’Ania: la critica dei 22 all’equiparazione tra fondi pensione di natura collettiva e le polizze (assicurative) individuali. A sorpresa Maroni ha infatti riconosciuto «il ruolo centrale della contrattazione collettiva con le conseguenze che questo avrà sui fondi chiusi e i fondi aperti». Quanto alla banche, si oppongono alla concessione di crediti automatici alle piccole e medie imprese che rinunciano al Tfr.