Maroni apre il dialogo con i sindacati

18/04/2003



              Venerdí 18 Aprile 2003
              Maroni apre il dialogo con i sindacati


              ROMA – Per l’esito definitivo della partita tra Governo e sindacati sulla delega pensioni occorrerà attendere il 5 o il 6 maggio. Solo a quel punto il ministro del Welfare, Roberto Maroni, comunicherà, in un faccia a faccia decisivo con i leader sindacali, la risposta definitiva alle tre richieste unitarie di Cgil, Cisl e Uil: sostituire la decontribuzione con un meccanismo di fiscalizzazione degli oneri impropri (assegni familiari e Cig); trasformare da obbligatoria a volontaria, con il "silenzio-assenso", la destinazione del Tfr alla previdenza integrativa; non equiparare i fondi pensione aperti a quelli chiusi. Il nuovo appuntamento è stato fissato ieri dallo stesso Maroni alla fine dell’atteso incontro con i confederali, che hanno chiesto risposte certe prima che la discussione al Senato sulla delega, e sugli eventuali emendamenti, entri nel vivo (a metà maggio). Un incontro interlocutorio, ma definito da tutti «utile» anche perchè all’insegna delle prove di dialogo. La rottura tra le parti, infatti, non c’è stata. Ma neppure è stata raggiunta un’intesa. Anche se Maroni ha definito «interessanti» alcune proposte dei sindacati, prima fra tutte, quella sulla fiscalizzazione dei cosiddetti oneri impropri, ma precisando che è «alternativa» alla decontribuzione. E aggiungendo che, comunque, il Governo continua a puntare all’approvazione parlamentare della delega entro giugno mantenendone invariati i suoi obiettivi: favorire l’innalzamento dell’età pensionabile, facendo leva sugli incentivi, e sviluppare la previdenza complementare. Il tutto accompagnato da una riduzione del costo del lavoro. Anche per il viceministro Mario Baldassarri, che assicura che saranno salvaguardati i diritti acquisiti, occorre «chiudere entro giugno» Maroni, insomma, mostra disponibilità ma, almeno per il momento, non appare orientato a fare significativi passi indietro. Le proposte dei sindacati saranno valutate nei prossimi giorni dai ministeri del Welfare e dell’Economia. Ma lo stesso Maroni ha già detto a chiare lettere di essere disposto soltanto «ad accogliere proposte migliorative, coerenti con gli obiettivi della delega, e non modificative». E ha aggiunto: «Noi abbiamo la convinzione che la delega così com’è può funzionare e per ora non ci sarà alcuna modifica. Però siamo altrettanto convinti che se qualcuno ci persuade che ci sono soluzioni migliori, queste possono essere anche adottate». Valutazioni, dunque, ma non un nuovo negoziato. «Non c’è nessuna riapertura del tavolo di confronto sulle pensioni, quello è stato già fatto», ha ribadito il ministro aggiungendo di essere disponibile a confrontarsi nei prossimi giorni solo con le altre parti sociali che ne abbiano fatto, o che ne faranno, richiesta. E anche su Tfr e decontribuzione Maroni manda alcuni messaggi abbastanza chiari. Ieri il ministro ha ripetuto di essere favorevole alla destinazione obbligatoria del Tfr ai fondi pensione: «Con l’obbligatorietà abbiamo la certezza di finanziare lo sviluppo della previdenza integrativa per circa 12 miliardi € l’anno». Una certezza che non ci sarebbe «con il sistema alternativo del silenzio-assenso». E quanto alla decontribuzione, prima il ministro ha affermato che la proposta dei sindacati di ridurre il costo del lavoro non con il taglio dei contributi ma attraverso la fiscalizzazione di alcuni oneri impropri, è in linea con gli obiettivi della delega. Poi, però, Maroni ha precisato che «in realtà non è coerente al 100%» con la delega perché è uno schema alternativo a quello di incidere direttamente sul cuneo fiscale-contributivo scelto dal Governo. Per il momento i sindacati apprezzano la disponibilità di Maroni. «Non mi pare che ci siano grandi rigidità da parte di Maroni», ha detto Savino Pezzotta. Ma da Cgil, Cisl e Uil arriva anche una sorta di ultimatum: se nel prossimo incontro non saranno le richieste di modifiche scatterà la mobilitazione. Che, almeno, per Cgil e Uil significa anche sciopero. Eventualmente, «valuteremo le iniziative di sostegno necessarie», ha affermato Gugliemo Epifani. E per Luigi Angeletti e Adriano Musi (Uil) mobilitazione significa anche «sciopero generale».
              MARCO ROGARI