Maroni alla Confcommercio: difendete la legge Biagi

01/07/2004

      giovedì 1 luglio 2004

      CONTRATTI / Verso l’accordo per 1,8 milioni di lavoratori

      Maroni alla Confcommercio: difendete la legge Biagi

      ROMA – Trattativa nella notte per rinnovare il contratto del commercio, che interessa quasi un milione 800 mila dipendenti del settore. Ma prima dell’incontro decisivo, cominciato ieri sera dopo le 19, c’è stata un’aspra polemica tra il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, e i sindacati.

      Il primo ha invitato «caldamente» le associazioni imprenditoriali, a partire dalla Confcommercio, a non cedere sulla disapplicazione della legge Biagi (flessibilità del lavoro) chiesta in particolare dalla Cgil, perché in questo modo, ha affermato, «si darebbe ragione a chi ha definito l’opera di Biagi "un libro limaccioso" (l’ex segretario della Cgil, Sergio Cofferati, ndr. )» e anche «a chi ha eliminato Marco Biagi», cioè i terroristi delle nuove Brigate Rosse.

      Immediata la replica della Cgil: «L’intervento di Maroni è intollerabile, spregiudicato e ricattatorio. Il ministro si assume la responsabilità di lasciare milioni di lavoratori senza contratto», ha detto il segretario confederale Carla Cantone prima dell’inizio della maratona notturna. Durante la quale, in realtà, si è cercato di mettere da parte la polemica e chiudere il contratto, scaduto da un anno e mezzo. A premere in questo senso anche il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, che questa mattina aprirà al palazzo dei congressi dell’Eur l’assemblea annuale: l’appuntamento più importante dell’associazione, al quale dovrebbero partecipare il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il vice, Gianfranco Fini, numerosi ministri e il presidente del Senato, Marcello Pera. Comprensibile che Billè voglia arrivarci col problema del contratto risolto.


      Il risultato sembrava già a portata di mano venerdì scorso, ma all’ultimo momento la firma è saltata, secondo i sindacati, per l’opposizione della grande distribuzione, contraria ad aumenti ritenuti eccessivi (125 euro a regime più 14 già erogati come anticipo e 9 di assistenza sanitaria a carico delle imprese) e alle limitazioni imposte alla riforma Biagi su due punti: il no all’introduzione del lavoro a chiamata e il no alla maggiore elasticità del part-time. Nella notte su tutti questi punti si è cercato un compromesso per il nuovo contratto.

      Enr. Ma.
      /Economia