Maroni: ai fondi 15 miliardi €

20/03/2002





Per il ministro il flusso annuo del Tfr futuro dovrà essere obbligatoriamente destinato alla previdenza integrativa
Maroni: ai fondi 15 miliardi €
ROMA – Destinare alla previdenza integrativa tra i 10 e i 15 miliardi di euro l’anno. Un obiettivo che il Governo intende centrare grazie a «una scelta politica coraggiosa»: destinare obbligatoriamente tutto il Tfr maturando ai fondi pensione. Anche perché senza questa scelta la delega sulle pensioni «dovrebbe essere messa nel cestino». A indicare la rotta sulla quale intende muoversi l’Esecutivo è stato ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni, intervenendo a un convegno sulla previdenza complementare organizzato dall’Abi. Ma dai sindacati è arrivato subito un secco «no» a una previdenza integrativa obbligatoria, dopo che il leader della Uil, Luigi Angeletti, aveva dichiarato che il sindacato è pronto allo scontro anche sulla decontribuzione sui neo-assunti. A chiedere una nuova disciplina fiscale per la previdenza complementare e una «parità» tra fondi pensione chiusi e aperti è stato il presidente dell’Abi, Maurizio Sella. Ma anche sulla "parità" dai sindacati è arrivata una bocciatura. Maroni: il decollo dei fondi integrativi scelta strategica. «Noi vogliano e crediamo che debba nascere un sistema di previdenza complementare, è chiaro che poi la riforma andrà scritta e ci sarà bisogno del concorso di tutti», ha detto Maroni sostenendo che sulla delega si possono rafforzare i poteri del Parlamento. Su quest’ultimo punto il ministro ha detto che si può fare in modo che «il decreto legislativo non abbia solo un parere della commissione ma si possa modificare o rinviare al Governo». Maroni ha poi definito «una scelta strategica» quella di destinare obbligatoriamente il Tfr maturando ai fondi pensione: «Se noi chiediamo oggi al lavoratore e al suo datore di lavoro di conferire liberamente il Tfr alla previdenza complementare, il risultato sarà che non ci sarà nessuna previdenza complementare». E ha aggiunto: «Tutto il resta mi sembra contorno». L’Abi: delega pensioni «ok», ma serve concorrenza tra i fondi. Consentire una effettiva parità di competitiva tra le diverse forme complementari, in particolare tra fondi chiusi e aperti. E assicurare coerenza e stabilità al sistema sotto il profilo della regolamentazione e dell’efficacia della vigilanza. Sono queste le "priorità" indicate dal presidente dell’Abi Sella, che ha dichiarato di condividere «gli obiettivi di fondo» della delega previdenziale. Sella ha anche chiesto un ampliamento della deducibilità fiscale della contribuzione ai fondi pensione e la revisione della tassazione sulle forme pensionistiche in generale. Le banche poi premono per il riconoscimento della cosiddetta «portabilità» dei contributi tra i fondi e la «rimozione degli attuali vincoli alla realizzazione di adesioni collettive ai fondi aperti».
I sindacati: «No» alla previdenza integrativa obbligatoria. La Cgil considera «assurda» la decisione del Governo di rendere obbligatoria la destinazione del Tfr ai fondi pensione. «La previdenza complementare deve restare libera – ha detto il responsabile delle politiche sociali di Corso Italia, Beniamino Lapadula -. Il principio del silenzio-assenso va bene purché il lavoratore resti libero di tenersi il Tfr così come è oggi». A bocciare questa soluzione è anche la Uil. «L’idea dell’obbligatorietà della pensione integrativa – ha affermato Adriano Musi – risponde alla stessa filosofia dell’articolo 18: metter in discussione il diritto alla libertà di scelte del singolo lavoratore». E a dichiararsi apertamente contraria alla parità tra le diverse forme di previdenza complementare è la Cisl: «È un errore che non consentirà il pieno sviluppo dei fondi pensione», ha detto Pierpaolo Baretta.
Marco Rogari

Mercoledí 20 Marzo 2002