Maroni accelera sulla delega

25/11/2003



      Martedí 25 Novembre 2003

      ITALIA-POLITICA


      Maroni accelera sulla delega

      Pensioni – Oggi il ministro al Senato – D’Amato: dialogo senza dilazioni


      ROMA – Stringere i tempi. Sarà più o meno questo il segnale che oggi il ministro del Welfare Maroni darà alla commissione Lavoro del Senato impegnata nell’esame del disegno di legge delega sulle pensioni. Un segnale opportuno se davvero il Governo vuole mantenere fede agli impegni presi e approvare la riforma della previdenza entro l’anno, come più volte ha annunciato il ministro Tremonti. Sfogliando il calendario, però, i margini sembrano piuttosto risicati considerando che il provvedimento deve essere ancora approvato in Commissione, poi dall’Aula del Senato e ancora, per la terza lettura, dalla Camera. E che il Parlamento sarà impegnato fino alla fine di dicembre con la sessione di bilancio. Per questa ragione l’ipotesi del voto di fiducia resta in campo. Per ragioni di praticità, più che diffidenza dell’Esecutivo verso la maggioranza. «Francamente non sembra realistica un’approvazione entro l’anno», dice il presidente della commissione Lavoro di Palazzo Madama, Tomaso Zanoletti, che aspetta l’incontro di oggi con Maroni per «sapere quali sono le reali intenzioni del Governo, anche se la fiducia mi sembra davvero inopportuna». Ieri, è stato il leader dei centristi, Marco Follini, a escludere una blindatura del testo con il voto di fiducia: «Non credo», ha detto da Genova. Alleanza nazionale continua a insistere per una convocazione, subito, delle parti: «Serve adesso che ci sia una data, un giorno, un’occasione, in cui il premier chiami i sindacati», ha ripetuto Gianni Alemanno. Più o meno dello stesso tenore sono state le dichiarazioni del suo collega centrista Buttiglione. Anche il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, ha invitato al dialogo «purchè vada nella direzione di soluzioni vere e non piuttosto di logiche dilatorie». Cgil, Cisl e Uil stanno lavorando a una proposta unitaria che "dialoghi" con i lavoratori più che con il Governo. Per i sindacati, infatti, la riforma dell’Esecutivo «va ritirata», come dice Beniamino Lapadula della Cgil che conferma i "lavori in corso" nelle tre confederazioni. Tra le ipotesi, oltre l’innalzamento dei contributi per alcune categorie di lavoratori (del commercio, autonomi, parasubordinati), il trasferimento volontario del Tfr per il decollo della previdenza integrativa, l’armonizzazione delle aliquote, si fa strada un’altra idea fortemente sponsorizzata dalla Cgil. Quella di prevedere incentivi per chi resta al lavoro che incidano sul rendimento della pensione ben oltre il 2%: non solo quindi bonus economici in busta paga (come prevede ora la proposta del Governo). «Siamo contrari – dice Pierpaolo Baretta, segretario confederale Cisl – a ogni ipotesi che riduca le prestazioni delle pensioni ma quella che è una risorsa, cioè l’allungamento delle aspettative di vita, è un problema che dobbiamo affrontare». Il 6 dicembre, alla manifestazione nazionale dei sindacati sulla previdenza i tre segretari generali anticiperanno alcune linee-guida del documento unitario. Una sfida a chi li accusa di essere conservatori ma anche una prova per la ritrovata sintonia.

      LINA PALMERINI