Maroni: «Abolire il divieto di cumulo per tutti»

28/11/2002



            28 novembre 2002


            I CONTI E LA CRESCITA


            Maroni: «Abolire il divieto di cumulo per tutti»

            Per il ministro la riforma delle pensioni è «ineludibile» – Oggi la nomina del commissario Inps

            MARCO ROGARI


            ROMA – La riforma delle pensioni è «ineludibile». Roberto Maroni cerca di sgomberare il campo dagli equivoci. Ma ribadisce che non ci saranno interventi per decreto, tanto meno sulle "anzianità", e che la strada che percorrerà il Governo resta quella della delega previdenziale: «C’è tutto quello che serve». Anche se – ammette il ministro del Welfare – «andrà corretto qualcosa». Per questo motivo Maroni conferma che presto incontrerà le parti sociali. E poi annuncia di essere favorevole alla completa abolizione del divieto di cumulo. Una misura che, secondo Maroni, dovrebbe essere inserita nella Finanziaria, «ma il Tesoro resiste per questioni di gettito». Tanto è vero che ieri il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas, ha detto che, con tutta probabilità, le norme sul cumulo contenute in Finanziaria «rimarranno così come sono». Maroni è comunque intenzionato a inserire l’emendamento sulla piena cumulabilità nella delega, anche perché è un «utile contributo» alla lotta al sommerso. Che, secondo i dati contenuti nel rapporto sui "bilanci regionali Inps" curato dal sottosegretario Alberto Brambilla, ha sottratto dal 1980 al 2000 «circa 300 miliardi di euro»: il 28% del Pil. Il ministro ha anche confermato che a breve il Governo presenterà l’emendamento per garantire la copertura alla decontribuzione sui neo-assunti. E ha ribadito che oggi, o al massimo venerdì, sarà risolta la questione dei vertici Inps: la soluzione più probabile è un commissariamento a tempo per il quale in pole position c’è Maria Teresa Ferraro, attuale direttore della previdenza al Welfare. Stop totale al divieto di cumulo. Maroni è stato chiaro: «Sono assolutamente favorevole all’abolizione totale del divieto di cumulo», anche perché ha una funzione «antielusiva»: serve a far emergere il sommerso «e può portare maggiori risorse nelle casse dell’Inps». Il ministro ha annunciato che la modifica sarà inserita nella delega per rendere operativo il nuovo meccanismo nel 2003, anche se avrebbe preferito una "collocazione" in Finanziaria. A dichiararsi favore all’abolizione del divieto di cumulo per tutti è anche il relatore alla delega, Luigi Maninetti (Udc). Un «sì» alla piena cumulabilità tra pensione e altro reddito da lavoro arriva dal presidente di Confartigianato, Luciano Petracchi: «Mi auguro che dalle parole si passi rapidamente ai fatti».
            Delega pensioni, iniziato l’esame degli emendamenti. La commissione Lavoro della Camera ha avviato ieri l’esame di circa 200 emendamenti e attende ora che il Governo presenti la modifica sulla copertura della decontribuzione (le risorse deriveranno da stanziamenti contenuti in Finanziaria). Ma, cumulo a parte, Maroni ha lasciato intendere che dall’Esecutivo potrebbero arrivare altri correttivi, che saranno valutati nel corso del prossimo round con le parti sociali. Ieri il ministro ha detto che l’obiettivo resta il recepimento dell’indicazione Ue sull’innalzamento dell’età pensionabile e che la strada migliore per centrarlo è quella degli «incentivi e/o disincentivi e non certo dei tagli secchi alle anzianità». A preferire un innalzamento "strutturale" dell’età pensionabile è il presidente di Infrastrutture Spa, Andrea Monorchio, intervenuto ieri con Maroni alla presentazione del rapporto Brambilla.
            Oggi la nomina del commissario Inps. Oggi, quasi sicuramente, il Governo nominerà il nuovo commissario dell’Inps: in pole position c’è la Ferraro. Il commissariamento si dovrebbe esaurire alla fine dell’anno o, al massimo, a inizio 2003 quando sarà nominato il nuovo presidente. I nomi più gettonati restano quelli di Ornello Vitali, Natale Forlani e Brambilla. Il sommerso ha assorbito in 20 anni il 28% del Pil. Dal rapporto Brambilla emerge che tra il 1980 e il 2000 il sommerso ha assorbito una «ricchezza» pari al 28% del Pil. E, insieme alla lenta fase transitoria della pur positiva riforma Dini, ha contribuito ad accrescere i disavanzi previdenziali che nel 2000 hanno raggiunto i 30,5 miliardi €.