Maroni a Alemanno: no a verifiche

04/11/2003

martedì 4 novembre 2003

Pagina 32 – Economia
LA POLEMICA
Dopo il ridimensionamento dei risparmi previdenziali. Angius: ora la riforma non esiste più

Maroni a Alemanno: no a verifiche
"Se volete sostituirmi fate pure"
          Rapporto Ue: forte di qui al 2050 il peso dell´ invecchiamento sui deficit europei


          ROMA – Qualche volta fanno pace, uno regala una bottiglia all´altro, ma è sempre una pace non duratura. Accadeva ai tempi delle dispute sulle modifiche all´art.18, accade ora sulle pensioni: i ministri Maroni e Alemanno sono di nuovo ai ferri corti. Il primo, responsabile del Welfare, soffre le invasioni di campo del secondo, che è ministro delle Politiche agricole, ma è anche l´uomo di An delegato da Fini a seguire la questione delle pensioni.
          Alemanno, ieri, ha invitato Maroni a un incontro di verifica della riforma dopo le rivelazioni della Ragioneria generale dello Stato, che ne ha ridimensionato i risparmi dall´uno per cento allo 0,7 per cento del Prodotto interno lordo, a regime. «Oggi pomeriggio – ha detto Alemanno a Perugia – incontro il ministro Maroni per vedere che cosa vuol dire questo 0,7 per cento del Pil che si risparmierebbe con la riforma delle pensioni». Maroni non raccoglie, anzi, chiude la porta in faccia al collega, ricordando ad Alemanno che anche lui ha approvato la riforma: «La riforma delle pensioni è quella che il governo ha approvato all´unanimità. È stata depositata al Senato e non vedo cosa si debba fare oltre al farla approvare in tempi rapidi dal Parlamento», gli fa sapere da Brescia. E aggiunge: «Io sono solo un ministro. Se qualcuno mi vorrà "rimpastare", faccia pure, non ho problemi». Più tardi, a chi gli chiederà dell´incontro con Alemanno, Maroni dirà: «Non mi risulta».
          I sindacati e l´opposizione assistono al duello. «Un Maroni "rimpastato" non sarà un danno per il Paese», dice Beniamino Lapadula, Cgil. «Ha condotto la vicenda delle pensioni – dice Lapadula – in modo incredibile, pensando di risolvere tutto con le divisioni sindacali, negando per mesi la necessità di una riforma e ora difendendone a spada tratta una del tutto assurda». All´attacco anche Renata Polverini, vicesegretario Ugl, sindacato vicino a An: «L´analisi della Ragioneria dello Stato sui risparmi conseguibili attraverso l´incentivo è più di carattere sociologico che di natura tecnica, più adatta a silurare la proposta di Maroni, cioè, che a delinearne gli effetti». Ancora più duro Gavino Angius, dei Ds: «Oggi possiamo dire che la riforma delle pensioni presentata dal governo non esiste più. Dalla relazione tecnica, che giunge con ritardo solo ora, si scopre che i suoi presupposti contabili e di risparmio non ci sono». La relazione era stata inviata dal ministero del Welfare alla Ragioneria il 28 ottobre.
          L´Unione europea, comunque, continua a suonare l´allarme. In un rapporto che sarà esaminato oggi dall´Ecofin, il vertice dei ministri economici della Ue, si legge che soprattutto per Germania, Francia, Italia e Portogallo, i Paesi con i più alti deficit nel 2002, «c´è il rischio che i conti pubblici saltino entro il 2050 a causa della spesa legata all´invecchiamento della popolazione». In ogni caso, dice il rapporto, «sulla base dei programmi di di stabilità-convergenza 2002 c´è un rischio di finanze pubbliche non sostenibili che emerge in circa la metà degli stati membri».
          (r.d.g.)