Maroni: 1.400.000 nuovi posti di lavoro in tre anni

07/06/2002






            (Del 7/6/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
            VIA LIBERA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI ALLE NUOVE INIZIATIVE PER INCREMENTARE L´OCCUPAZIONE
            Maroni: 1.400.000 nuovi posti di lavoro in tre anni
            «Le riforme sono decisive». Priorità all´occupazione di donne e anziani

            Flavia Amabile

            ROMA
            Un milione e quattrocentomila posti di lavoro in più entro il 2005: è questa la cifra su cui il governo punta, stando al piano per l’occupazione 2002 messo a punto dal ministro del welfare, Roberto Maroni di comune accordo con le Regioni, con le Province e le autonomie locali che ha ottenuto ieri il via libera del consiglio dei ministri, insieme con un disegno legge sull´occupazione e la previdenza.
            QUATTRO PILASTRI. Occupabilità, imprenditorialità, adattabilità e pari opportunità: sono quattro i pilastri del piano che, secondo le linee guida europee, si è posto l´obiettivo di raggiungere nel 2010 un tasso di occupazione pari al 70% con una tappa intermedia targata 2005 in cui l´occupazione complessiva dovrebbe attestarsi intorno al 58,5% (con un aumento del 4% pari appunto a un milione e quattrocentomila posti di lavoro in più), quella femminile al 46% (+5% pari a circa 800 mila posti in più), quella degli anziani al 40% (+12%) da ottenere «con la riforma degli ammortizzatori sociali». Obiettivi «ambiziosi, ma realistici che permangono al di sotto di quelli medi dell’Unione europea, ma fissati in Italia per la prima volta», ha spiegato il ministro Maroni.
            OSTACOLI. Lungo la strada per l’aumento del tasso di occupazione i punti critici, secondo il Nap, sono: il territorio per il divario esistente tra nord e sud; le generazioni per i bassi tassi di occupazione degli anziani; il genere per il basso tasso di attività delle donne; la posizione lavorativa per la segmentazione rigida tra coloro che godono di garanzie sul posto di lavoro e coloro che di queste garanzie usufruiscono in misura limitata o nulla.
            INTERVENTI STRAORDINARI. Il governo interverrà con misure straordinarie. I fronti di azione saranno: la rapida emersione di una quota rilevante di economia sommersa; la riforma del sistema educativo-formativo per accrescere il livello e le competenze delle persone; la riforma del mercato del lavoro per allargare le possibilità di accesso al lavoro, sviluppare le politiche di occupabilità e coniugare politiche di flessiblità con sicurezza per i lavoratori; un programma per migliorare la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro; la revisione dell’assetto contrattuale, in particolare rafforzando la contrattazione decentrata e legandola in maniera più stretta ai luoghi in cui si determinano gli incrementi di produttività e la crescita dell’occupazione, considerando le condizioni specifiche del mercato del lavoro. Ma il piano pensa anche ad una «migliore conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita» a cui è dedicato il ddl sugli asili nido.
            CASSA INTEGRAZIONE & C. E´ destinata a calare la spesa per prestazioni a beneficiari di politiche passive del lavoro (cassa integrazione, indennità di disoccupazione ecc) è scesa tra il 2000 e il 2001 da 7.898 a 7.616 milioni di euro. Sono invece aumentati i partecipanti a iniziative di formazione (da 1.666.000 a 1.747.000). Scende anche il numero dei disoccupati alla ricerca attiva di un’occupazione, da 2.495.000 a 2.267.000 tra il 2000 e il 2001.
            DECENTRAMENTO. Il piano reitera alle parti sociali l’invito a «rivisitare» il sistema contrattuale spostandone il peso dal livello nazionale a quello decentrato. Il documento ricorda che su 13 milioni di lavoratori dipendenti sono solo quattro milioni quelli che hanno un formale contratto aziendale. In numerose aziende medio piccole c’e molta contrattazione non formalizzata in accordi. Il 62,5% degli occupati in Italia lavora nel terziario, settore nel quale la contrattazione di secondo livello è poco diffusa.
            COLLOCAMENTO, MEGLIO PRIVATO. Dal piano le agenzie di collocamento pubbliche appaiono in netta difficoltà rispetto a quelle private. Nei primi sei mesi del 2001 infatti le offerte di lavoro fatte da privati o da agenzie private sono state 546.000 (425.000 a persone non iscritte al collocamento, 121.000 a iscritti), mentre il collocamento pubblico nello stesso periodo di offerte di lavoro ne ha fatte appena 31.000, come dire 1 rispetto alle 18 dei privati. Secondo il documento, anche l’efficienza del collocamento pubblico è in drastico calo. Dopo la crescita registrata nel 2000 (65.000 offerte in sei mesi), le offerte sono scese e 31.000, anche se a queste si aggiungono 22.000 proposte di corsi di formazione regionali (37.000 nello stesso periodo 2000). La maggior parte delle offerte delle agenzie private sono indirizzate al Centro Nord: 402.000 proposte di lavoro ai non iscritti al collocamento, 86.000 per gli iscritti. Al Sud le agenzie private nei primi sei mesi del 2001 hanno offerto solo 58.000 posti di lavoro (10.000 offerte sono invece arrivate dal collocamento pubblico).