Marini il tessitore, con i commercianti parla da premier

19/03/2007
    lunedì 19 marzo 2007

    Pagina6 – Primo Piano

    Retroscena
    La strategia di Palazzo Madama in caso di crisi

      Marini il tessitore
      Con i commercianti parla da premier

      AMEDEO LA MATTINA

      Il ruolo istituzionale Franco Marini l’ha interpretato per i primi dieci minuti, poi il presidente del Senato ha messo da parte il discorso scritto e ha continuato a parlare a braccio, da leader politico. Soprattutto sulle questioni economiche, quando ha fatto da contraltare a Padoa-Schioppa. Se per il ministro dell’Economia il surplus di gettito dovrà servire per alleggerire la pressione fiscale delle imprese, per la seconda carica dello Stato sarebbe meglio pensare prima alle famiglie e ai cittadini.

      Al workshop Confcommercio-Ambrosetti, Marini sentiva di giocare in casa, di parlare a quei commercianti e partite Iva che in passato hanno orbitato attorno alla Dc e che negli ultimi lustri hanno invece fatto il tifo per la Cdl e in particolare per Silvio Berlusconi. A questo mondo di commercianti, ma anche ad artigiani e piccole imprese, la Margherita guarda con grande interesse nella fase di passaggio al Partito Democratico: li blandisce, vuole portarseli nella nuova forza politica per non lasciare che i Ds giochino la parte del leone sulla base dei numeri e del sostegno delle cooperative. In questi scenari Marini si muove sempre in maniera oculata, mantenendo il profilo della sua sua alta carica istituzionale. «Ieri però il suo linguaggio era più politico, perfino più sindacale», ha confidato il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, lasciando Cernobbio.

      Un’impressione che a Roma molti hanno avuto, anche nel centrodestra. «Marini si prepara a sostituire Prodi», commentavano ieri in Forza Italia. Un discorso che sicuramente è molto piaciuto ai centristi di tutte le sponde. «Bene Marini, le nostre proposte su tasse e famiglie sono le sue», ha detto Luca Volontè, capogruppo dell’Udc. Un partito che metterebbe subito la firma per un governo di larghe intese presieduto dalla seconda carica dello Stato. Gli uomini di Casini non hanno perso le speranze che accada in tempi brevi. E anche nella Margherita, si tiene sullo sfondo questa ipotesi. «Lui non ne parla nelle riunioni alle quali partecipa – spiega un compinente dell’esecutivo dei Dl – ma spesso fa dei riferimenti del tipo “dobbiamo tenerci pronti a qualunque evenienza”. Un modo per dire che è in pista». Lo dimostra il fatto che non si perde un appuntamento con gli gli ex sodali del Ppi. L’altro giorno quando ha partecipato a una riunione con Ciriaco De Mita, Enrico Letta, Antonello Soro, Dario Franceschini, Giuseppe Fioroni e Pierluigi Castagnetti: tutti insieme appassionatamente per organizzare il ridimensionamento di Francesco Rutelli nella fase del passaggio al Partito Democratico.

      Che Marini si muova dietro le quinte della politica è chiaro anche dal discorso di Cernobbio, un intervento da candidato premier in caso di crisi del governo Prodi. Il taglio lo ha fatto capire subito: «Mi dicono che devo trattenermi un po’ perché rivesto una carica istituzionale. Oggi voglio dirvi come la penso». Così, a differenza di Padoa-Schioppa, il perno delle sue considerazioni sulla riduzione delle tasse è stata la famiglia. Spiegando che più soldi entrano alle famiglie, più crescono i consumi: quale migliore argomento per una platea di commercianti? Ma il potere d’acquisto, per il presidente del Senato, si misura anche sul fronte della precarietà del lavoro che «in Italia ha dilagato ed è diventato troppo grande». Dolci note per la sinistra radicale, ma per parlare anche all’altra parte dello schieramento a Cernobbio ha detto di non condividere l’idea delle maggioranze variabili. «Ci sono però provvedimenti importanti per il bene del Paese: maggioranza e opposizione potrebbero votarli insieme se li giudicano positivamente». Un caso è il decreto Bersani sulle liberalizzazioni, bloccato alla Camera per l’ostruzionismo della Cdl: scade il 2 aprile e rischia di arrivare al Senato a fine marzo. Un Marini molto politico, dunque, che riconosce gli errori della maggioranza. Preoccupato che la situazione possa precipitare verso elezioni anticipate, con una legge elettorale insostenibile. «Spero che questa legislatura duri cinque anni, certo la situazione non è molto equilibrata e quindi non lo si può giurare». Già, e nel caso non duri, lui è pronto a farsi carico di un «governo del presidente».