Marcia Perugiassisi della pace e della fraternità. La Filcams ci sarà.

08/10/2016
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Un appuntamento a cui la Filcams non può mancare. Finché ci saranno guerre e disuguaglianze, soprusi e violenze, ognuno dovrebbe sentire l’obbligo di impegnarsi testimoniando la volontà forte di lottare per far cessare ogni conflitto, in ogni angolo del mondo.

La Filcams scende a Perugia accanto alla Cgil, parte attiva della manifestazione con l’allestimento di quattro punti d’incontro lungo il percorso e l’organizzazione di una tavola rotonda (in collaborazione con Cisl e Uil) di riflessione sulle politiche europee e sui problemi della regione del Mediterraneo, in programma sabato 8 ottobre.

“L’Europa deve scegliere tra essere protagonista ed interlocutore credibile per la soluzione dei conflitti, delle guerre e delle povertà per le popolazioni del Mediterraneo – si legge nella presentazione della tavola rotonda – oppure essere parte responsabile dei disastri che incombono e che non si fermano alle frontiere ed ai muri, vecchi e nuovi. La conferenza, attraverso tre sessioni a tema e testimonianze, metterà a confronto le voci dell’Europa con le voci del Mediterraneo”.

La Marcia Perugiassisi è stata presentata a Roma, dai promotori della Tavola della Pace, della Rete della Pace, dalle associazioni noprofit e pacifiste impegnate da decenni per far partire un messaggio di pace da Assisi al mondo.

“Non tutti sono indifferenti alle stragi di civili ad Aleppo. Non tutti ignorano le grida di aiuto dei migranti che lottano contro la morte nel Mediterraneo. Non tutti respingono, alzano muri, spargono odio e divisioni”: questo l’appello degli organizzatori che hanno invitato a partecipare alla manifestazione le persone che indipendentemente dall’orientamento politico o religioso si sentono di poter dare un contributo alla pace.

Domenica 9 ottobre, tra Perugia e Assisi si snoderà un lunghissimo corteo di decine di migliaia di persone, con l’obiettivo di rompere il silenzio inquietante che circonda le tante, troppe, tragedie vicine e lontane dei nostri giorni. Un cammino lungo 24 chilometri per dare voce a chi non ha voce, per scuotere i responsabili della politica ma anche per rafforzare ed estendere l’impegno di chi non è rassegnato.